Qualche resistenza c’è stata, in particolare su omosessualità, donne diacono e cappellani militari, ma alla fine il sinodo italiano ha approvato a larga maggioranza un documento aperturista, frutto di quattro anni di lavori, che condanna la discriminazione nei confronti di gay e transessuali, sancisce una maggiore partecipazione di donne e laici alla vita della Chiesa, spinge i vescovi all’impegno contro il riarmo.
Lo strappo di aprile
L’ultima assemblea sarebbe dovuta svolgersi ad aprile scorso, ma dopo una raffica di critiche i quasi mille delegati – vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici – erano giunti alla decisione di ritirare il documento inizialmente compilato e rinviare tutto di qualche mese. Il testo, infatti, non rispecchiava la ricchezza del dibattito, ed era particolarmente povero sui temi caldi del dibattito ecclesiale. Oggi all’Hotel Ergife di Roma si è svolta una nuova assemblea e il sinodo ha approvato tutto il documento e una per una ognuna della oltre cento…
Qualche resistenza c’è stata, in particolare su omosessualità, donne diacono e cappellani militari, ma alla fine il sinodo italiano ha approvato a larga maggioranza un documento aperturista, frutto di quattro anni di lavori, che condanna la discriminazione nei confronti di gay e transessuali, sancisce una maggiore partecipazione di donne e laici alla vita della Chiesa, spinge i vescovi all’impegno contro il riarmo.
Lo strappo di aprile
L’ultima assemblea sarebbe dovuta svolgersi ad aprile scorso, ma dopo una raffica di critiche i quasi mille delegati – vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici – erano giunti alla decisione di ritirare il documento inizialmente compilato e rinviare tutto di qualche mese. Il testo, infatti, non rispecchiava la ricchezza del dibattito, ed era particolarmente povero sui temi caldi del dibattito ecclesiale. Oggi all’Hotel Ergife di Roma si è svolta una nuova assemblea e il sinodo ha approvato tutto il documento e una per una ognuna della oltre cento proposte. Il testo odierno sarà preso in carico dai vescovi che a novembre, e poi di nuovo a maggio, si riuniranno in occasione delle periodiche assemblee Cei per trarne spunto per linee guida, orientamenti pastorali o semplici delibere.
Il nodo delle donne diacono
Il documento di 75 paragrafi nel suo complesso è stato approvato con 781 voti favorevoli e 28 voti contrari. Quanto alle 124 proposte sono passate tutte ad ampia maggioranza, ma alcuni temi hanno suscitato un maggior numero di voti contrari. Il tema che ha raccolto il maggior numero di voti contrari (188 no, 625 sì) è la proposta “che la Cei sostenga e promuova progetti di ricerca di Facoltà teologiche e associazioni teologiche per offrire un contributo all’approfondimento delle questioni relative al diaconato delle donne avviato dalla Santa Sede”. La Chiesa cattolica non riconosce il diaconato femminile: il tema è oggetto di approfondimento teologico di uno dei 12 gruppi di studio creati da Francesco che consegnerà le proprie conclusioni a Leone XIV a fine anno. Raccoglie 156 voti contrari e 661 favorevoli anche la proposta “che la Cei, promuovendo una rete di diverse realtà nazionali, sostenga la creazione di un Tavolo di studio permanente sulla presenza e l’apporto delle donne nella Chiesa, al fine di formulare proposte operative per incentivarne la corresponsabilità ecclesiale”. Quanto alle donne diacono, monsignor Valentino Bulgarelli, sottosegretario della Cei, ha dichiarato candidamente in conferenza stampa: “Confesso che io non ho capito il perché di questo numero di voti non favorevoli”.
Gay, trans, gender
La seconda proposta più contestata (185 no 637 sì) chiede alla Cei di sostenere “con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc.)”. Solleva una consistente opposizione, ma comunque passa anch’esso, il paragrafo (154 no, 672 sì) che chiede “che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana”. Analogo destino (127 no, 700 sì) raccoglie la proposta di “nuovi percorsi di formazione” della Chiesa “alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità – anche tenendo conto dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere – soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori”.
L’equivoco del gay pride
Il tema delle “giornate” contro l’omotransfobia è stato peraltro oggetto di alcuni equivoci. Secondo monsignor Erio Castellucci, vicepresidente della Cei e presidente del comitato sinodale nazionale, è stato probabilmente “frainteso perché – ha detto l’arcivescovo di Modena in conferenza stampa – ho visto che circolavano interpretazioni piuttosto aliene rispetto all’intenzione di chi ha redatto il testo, come se Cei si disponesse ad avallare le manifestazioni del gay pride: ma qui si parla in realtà di giornate a cui già in buona parte la Chiesa italiana, come altre chiese, aderisce, con la propria modalità che è quella della preghiera e della riflessione, per esempio le giornate che riguardano la lotta contro la pedofilia, o iniziative contro il femminicidio. Si stanno anche diffondendo veglie di preghiera contro l’omotransfobia. Ma qui non si tratta quindi di un’apertura a chissà quali manifestazione. Però – ha concluso Castellucci – questa interpretazione ha girato parecchio sui social e probabilmente qualcuno l’ha assunta nel votare”.
I preti con le stellette
Raccoglie anche un consistente numero di voti contrari, 111 contro 734 voti positivi, la proposta “che la Cei promuova, secondo le proprie competenze, nelle sedi opportune una riflessione pastorale sulla natura e sull’orientamento del servizio di assistenza spirituale alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate”. Una formulazione che cela l’intenzione di una parte dell’assemblea di ripensare il ruolo dell’ordinario militare, considerato troppo vicino alle ragioni dell’esercito - “con le stellette”, lo riassume un membro del Sinodo – e non abbastanza impegnato a favore della pace e del disarmo. Tanto che in passato – è il caso ad esempio del cardinale Angelo Bagnasco – l’ordinario militare era anche generale dell’esercito.
Ministeri e laici
Qualche resistenza la suscita anche il tema dei ministeri, in particolare laddove si intravede un potenziato ruolo per le donne. Passa, ma con 144 voti contrari (674 positivi) la richiesta di chiedere alla Santa Sede “la creazione per le Chiese in Italia del ministero istituito “della cura, dell’ascolto, dell’accompagnamento””, tipicamente femminile, con 143 no e 668 sì la promozione di altre “forme ministeriali per l’animazione e il dialogo con il territorio”, e raccoglie addirittura 174 voti negativi e 636 voti favorevoli l’idea “che venga valorizzato il contributo di parola, competenza e servizio che le persone anziane mettono a disposizione della comunità”. “Sono dispiaciuto di così tanti voti negativi”, ha commentato monsignor Bulgarelli.
Laici nella stanza dei bottoni
Ha raccolto 145 voti negativi contro 682 positivi la proposta “che a livello locale e nazionale, venga messo in luce il nesso tra esclusione sociale e dinamiche strutturali che la producono, attraverso azioni di advocacy e di lobbying in alleanza con altri soggetti sociali e istituzioni”. Passa agilmente invece (805 sì e 20 no) la proposta “che i Vescovi costituiscano i Consigli pastorali nelle Diocesi, nelle parrocchie e nelle altre articolazioni territoriali ecclesiali”. Già esistono, ma sono stati spesso ridotti a mero ruolo consultivo, e invece in futuro potrebbero permettere ai laici di prendere parte alle decisioni tanto nelle parrocchie quanto nelle diocesi.
Maggioranza, opposizione e trasparenza
E’ la prima volta che la Chiesa italiana, su spinta di papa Francesco, ha svolto un proprio sinodo nazionale, ed è la prima volta che la Cei pubblica paragrafo per paragrafo i risultati delle votazioni di un’assemblea. “Oltre che sarebbe stato inutile non farlo”, ha commentato con humor monsignor Erio Castellucci in conferenza stampa, “perché c’è sempre qualche sito strano che non si sa come ottiene i risultati, e non volevamo dare troppo prestigio a questi siti, abbiamo maturato insieme la convinzione della necessità di una trasparenza che ci ha portato a pubblicare il testo prima della sua votazione e ora il volume dei voti”.