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Papa Leone: “Stop a logiche di potere, la Chiesa sia umile. Nessuno deve imporre le proprie idee”

(ansa)

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Messaggio a progressisti e conservatori, culture e sensibilità diverse: “Ttutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci”. Messa a San Pietro dopo il Sinodo mondiale voluto da Bergoglio
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Progressisti e conservatori, chierici e laici, culture e sensibilità diverse: nella Chiesa cattolica mondiale le diversità sono tante, ma, pur senza esplicitare il riferimento, papa Leone XIV fa appello affinché le “tensioni” non esplodano in “contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose” ma trovino un modo armonico di convivere.

Unità e diversità, tradizione e novità

Bisogna “abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione –, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose”, ha detto il Pontefice nato a Chicago nel corso della messa che ha celebrato questa mattina a San Pietro. “Non si tratta di risolverle riducendo l’una all’altra, ma di lasciarle fecondare dallo Spirito, perché siano armonizzate e orientate verso un discernimento comune”.

Le “equipe sinodali”

La messa odierna era dedicata alle eq…

Progressisti e conservatori, chierici e laici, culture e sensibilità diverse: nella Chiesa cattolica mondiale le diversità sono tante, ma, pur senza esplicitare il riferimento, papa Leone XIV fa appello affinché le “tensioni” non esplodano in “contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose” ma trovino un modo armonico di convivere.

Unità e diversità, tradizione e novità

Bisogna “abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione –, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose”, ha detto il Pontefice nato a Chicago nel corso della messa che ha celebrato questa mattina a San Pietro. “Non si tratta di risolverle riducendo l’una all’altra, ma di lasciarle fecondare dallo Spirito, perché siano armonizzate e orientate verso un discernimento comune”.

Le “equipe sinodali”

La messa odierna era dedicata alle equipe sinodali, ossia quei gruppi di vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici, che in ogni diocesi del mondo sta traducendo in pratica le indicazioni emerse nel corso del doppio sinodo voluto da papa Francesco nel 2023 e 2024. Le equipe sinodali e “gli organi di partecipazione”, ha detto Leone, sono immagine di una Chiesa “che vive nella comunione. E oggi”, ha proseguito, “vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa (franchezza nel parlarsi, ndr.), aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di ogni differenza, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale e accogliente”.

“Nessuno ha tutta la verità”

La “regola suprema” nella Chiesa, ha notato Robert Francis Prevost, “è l’amore: nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme”. Non devono prevalere “personalismi” e pretese “di essere migliori degli altri”, atteggiamenti che creano “divisione” e trasformano la Chiesa in “un luogo giudicante ed escludente”.

La preghiera di don Tonino Bello

Da qui l’esortazione a “costruire una Chiesa umile”, non “trionfante e gonfia di sé stessa”, ma che “non giudica” e “si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno”, una Chiesa “che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti”, ha detto Leone, che ha concluso l’omelia citando don Tonino Bello e la sua preghiera alla Madonna per chiederle di “superare le divisioni interne”, spegnere “i focolai delle fazioni”, ricomporre “le reciproche contese”, stemperare le “rivalità” e intervenire quando nelle comunità cristiane “serpeggia il demone della discordia”.

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