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Sinodo italiano e gay, padre Piva: “Impensabile solo quindici anni fa”

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“Dobbiamo a Francesco questo cambiamento Da oggi non saranno più i pastori a imporre la linea e il popolo a seguirla”
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«È stata una magnifica assemblea». Padre Pino Piva, gesuita, si occupa di pastorale con persone «omoaffetive e transgender», come recita il documento finale del sinodo italiano.

«La stragrande maggioranza dell’assemblea si è pronunciata a favore di questa pastorale, che punta a riconoscere la presenza di questa persone nelle comunità cristiane, accoglierle, ma con la piena dignità di cristiani: riconoscerli».

La proposta sulle Giornate contro l’omotransfobia ha avuto 185 voti contrari.

«E 637 sì, in un’assemblea nella quale c’erano tutti i vescovi italiani. La proposta è di approfittare di questi temi della società civile per pregare e riflettere contro le discriminazioni. Quest’anno sono state 30 le diocesi che hanno già fatto veglie contro le vittime dell’omotransfobia».

Prima di Francesco sarebbe stata immaginabile un’assemblea così?

«Ovviamente no. Quindici anni fa non era pensabile nemmeno un pellegrinaggio giubilare di persone omoaffettive e transgender. L’apertura di animo, di …

«È stata una magnifica assemblea». Padre Pino Piva, gesuita, si occupa di pastorale con persone «omoaffetive e transgender», come recita il documento finale del sinodo italiano.

«La stragrande maggioranza dell’assemblea si è pronunciata a favore di questa pastorale, che punta a riconoscere la presenza di questa persone nelle comunità cristiane, accoglierle, ma con la piena dignità di cristiani: riconoscerli».

La proposta sulle Giornate contro l’omotransfobia ha avuto 185 voti contrari.

«E 637 sì, in un’assemblea nella quale c’erano tutti i vescovi italiani. La proposta è di approfittare di questi temi della società civile per pregare e riflettere contro le discriminazioni. Quest’anno sono state 30 le diocesi che hanno già fatto veglie contro le vittime dell’omotransfobia».

Prima di Francesco sarebbe stata immaginabile un’assemblea così?

«Ovviamente no. Quindici anni fa non era pensabile nemmeno un pellegrinaggio giubilare di persone omoaffettive e transgender. L’apertura di animo, di cuore e di accoglienza di papa Francesco ha aiutato moltissimo. Ovviamente non c’è solo lui, ci sono le stesse persone gay e transessuali, e in questi anni tanti, non ultimi i vescovi, si sono messi in gioco».

Quello dell’omosessualità è solo uno dei tanti temi dell’assemblea.

«Sono solo due numeri su oltre cento proposte. È un documento che segna un grande cambiamento della Chiesa italiana: si inizia dall’ascolto del popolo di Dio, che è il soggetto della fede e non l’oggetto, e da qui i pastori partiranno per dare delle linee. Non accade più che i pastori, tra di loro, danno le linee e il popolo di Dio deve seguire».

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