Scoperto un altro sito sessista. Su SocialMediaGirls foto nude di donne e vip create con l’Ia
di Viola GiannoliCi risiamo. Dalla rete è spuntato un altro, l’ennesimo, sito sessista dove la diffusione illegittima di immagini esplicite, intime, pornografiche, che siano vere o generate dall’intelligenza artificiale, è la regola. Dopo la chiusura della pagina Facebook “Mia moglie” (e delle sue filiazioni) e del forum “Phica.net”, ora le attenzioni della polizia postale e della procura di Milano si concentrano su “SocialMediaGirls”. Dove centinaia e centinaia di donne, tra le quali una cinquantina di giornaliste, conduttrici, attrici, cantanti e soubrette italiane, vengono spogliate a loro insaputa con l’Ia ed esposte in vetrina.
Il dominio esiste da più di 11 anni, gode di un sistema di protezioni informatiche tipico dei siti più problematici e i server sono, anche st…
Ci risiamo. Dalla rete è spuntato un altro, l’ennesimo, sito sessista dove la diffusione illegittima di immagini esplicite, intime, pornografiche, che siano vere o generate dall’intelligenza artificiale, è la regola. Dopo la chiusura della pagina Facebook “Mia moglie” (e delle sue filiazioni) e del forum “Phica.net”, ora le attenzioni della polizia postale e della procura di Milano si concentrano su “SocialMediaGirls”. Dove centinaia e centinaia di donne, tra le quali una cinquantina di giornaliste, conduttrici, attrici, cantanti e soubrette italiane, vengono spogliate a loro insaputa con l’Ia ed esposte in vetrina.
Il dominio esiste da più di 11 anni, gode di un sistema di protezioni informatiche tipico dei siti più problematici e i server sono, anche stavolta, all’estero. Ogni volta che si clicca su una sezione si aprono finestre di siti porno in un continuo rimbalzo tra banner e portali: tutto traffico monetizzato. Il bacino di utenti è globale, la fetta italiana è solo una parte, gli iscritti sono più di 7 milioni: basta dichiararsi maggiorenni, lasciare una mail e si è dentro. E dentro c’è di tutto: un simulatore con cui fare giochi erotici, un motore di ricerca per una escort in zona, sex cam da spiare, profili che rimandano su Patreon e Onlyfans, app per denudare qualsiasi donna, ragazza o bambina a partire da una foto vera. Con il rischio che i contenuti diventino materiale da sextortion, estorsioni a sfondo sessuale online.
Nel mare magnum di immagini ci sono infatti anche quelle rubate a chi non aveva alcune intenzione di finire in un sito porno e alimentarne gli introiti. I video prelevati da telecamere di sicurezza piazzate in studi medici, hotel, stanze private, ad esempio. Tutti senza il consenso delle donne riprese e smerciate a chi ne fa continua richiesta. O le foto di nudo realizzate con l’intelligenza artificiale: vero il volto, fake il corpo, così realistico da sembrare autentico.
Nella sezione “Vip italiane nude” sono finite circa cinquanta donne della comunicazione e dello spettacolo: Annalisa, Laura Pausini, Angelina Mango, Matilde Gioli, Arisa, Elodie, Michelle Hunziger, Cristina D’Avena, Maria De Filippi, Chiara Ferragni, Selvaggia Lucarelli. Nella sezione dedicata a Diletta Leotta sono riemersi anche i file rubati dal suo cellulare anni fa.
A denunciare per prima sui social e alle forze dell’ordine è stata la giornalista e scrittrice Francesca Barra: «Prendere l’immagine di qualcuno, manipolarla e diffonderla senza permesso — ha spiegato — non è un gioco, è una violenza che marchia la dignità, la fiducia».
Secondo gli investigatori, “SocialMediaGirls” è la punta dell’iceberg di un mercato digitale sommerso che fa abuso dell’Ia. L’indagine punta a capire chi gestisce le piattaforme e chi posta i contenuti: per loro potrebbe configurarsi la diffusione illecita di materiale sessualmente esplicito e il trattamento illecito di dati personali. In Parlamento la commissione sulla violenza di genere sta per chiudere la relazione. La presidente Martina Semenzato spiega che si lavora su più binari: «L’individuazione degli autori degli illeciti, le sanzioni per le piattaforme, l’educazione digitale e le denunce, spesso non sporte nella erronea convinzione che se non c’è contatto non è violenza. Questa sì che è violenza».