Camila Raznovich sapeva di essere finita anche lei in un forum sessista?
«Non sapevo nulla. Ma ora sono basita e voglio denunciare».
Perché è importante parlarne?
«Perché è un abuso. Il problema non è la foto nuda in sé, non sono nemmeno io quella ritratta, e in generale, se è una libera scelta, chissene frega di una foto nuda. Il problema è che manca il mio consenso».
È una violenza dunque.
«Una violenza intollerabile. Quello che non posso accettare è che qualcuno faccia quel che vuole con il mio corpo o con un corpo che non è nemmeno il mio ma sta incollato sulla mia faccia. È un falso, una narrazione finta e per questo ancora, di nuovo, violenta».
Ha visto quelle foto fake?
«Non voglio, non ho bisogno di vedere quella oscenità: non sono io quella ri…
Camila Raznovich sapeva di essere finita anche lei in un forum sessista?
«Non sapevo nulla. Ma ora sono basita e voglio denunciare».
Perché è importante parlarne?
«Perché è un abuso. Il problema non è la foto nuda in sé, non sono nemmeno io quella ritratta, e in generale, se è una libera scelta, chissene frega di una foto nuda. Il problema è che manca il mio consenso».
È una violenza dunque.
«Una violenza intollerabile. Quello che non posso accettare è che qualcuno faccia quel che vuole con il mio corpo o con un corpo che non è nemmeno il mio ma sta incollato sulla mia faccia. È un falso, una narrazione finta e per questo ancora, di nuovo, violenta».
Ha visto quelle foto fake?
«Non voglio, non ho bisogno di vedere quella oscenità: non sono io quella ritratta e dunque non voglio vedermi in quella narrativa. Non voglio nutrire l’incubo».
Che effetto le fa sapere però che quelle immagini circolano?
«La cosa che mi lascia più perplessa è che sia possibile. Mi fa rabbia l’ipocrisia del sistema: da un lato offre contenuti che l’intelligenza artificiale censura, pulisce, disinfetta totalmente e dall’altra permette a siti fake, offensivi e violenti di esistere. Se un ragazzino vuole informarsi, sapere ad esempio come è fatta la clitoride, ottiene disegni anestetizzati, incomprensibili, se vuole vedere una falsa me nuda ce la fa».
Ha pensato che potrebbero vederle le sue figlie?
«Sì, e sono d’accordo con Francesca Barra: bisogna denunciare soprattutto per i ragazzi e le ragazze. Io però alle mie figlie posso spiegarlo che in quelle foto non sono io, ho gli strumenti per farlo, in teatro con Loveline parlo di educazione sentimentale, revenge porn, consenso e per anni l’ho fatto in tv. Stanotte dormirò sonni tranquilli. Non per tutte è così».
Come si combatte la violenza digitale?
«Possiamo difenderci attraverso l’educazione, delegittimando questi abusi a partire dal nostro cerchio e a scuola. Ma non basta: andrebbero perseguiti gli utenti che creano deepfake, i gestori dei siti e tutte le piattaforme che li ospitano, soprattutto se i portali sono irraggiungibili. E invece ogni volta sembra di sputare contro il vento: chi sono? dove sono? chi paga? Basta, non ci si può continuare a sentire così impotenti».