Il suono della campanella dà il via al lavoro sul registro elettronico, poi si passa alle riunioni in videocollegamento, alle mail dal portatile e ai feedback sulla piattaforma online. Alla routine di Rocco Dedda – insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico Da Vinci di Pescara, ma anche divulgatore sui social con Un quarto d’ora con il Prof – si sommano pure le video-lezioni registrate per YouTube.
Una giornata tutta al digitale.
«Impossibile staccarsi».
Solo per compilare il registro elettronico servirebbero fino 6 ore al mese, conferma?
«Anche di più. È onnipresente: fai l’appello, segni le entrate in seconda ora, le uscite anticipate. Poi consulti le circolari della scuola, carichi il materiale didattico. Tutte operazioni che richiedono tempo: sulla cattedra ho un tablet costantemente acceso. Non da ultimo inserisci le valutazioni che i genitori consultano in tempo reale. E qui si apre un altro tema».
Ovvero?
«Se il voto è basso si preoccupano: è comprensibile, perché c…
Il suono della campanella dà il via al lavoro sul registro elettronico, poi si passa alle riunioni in videocollegamento, alle mail dal portatile e ai feedback sulla piattaforma online. Alla routine di Rocco Dedda – insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico Da Vinci di Pescara, ma anche divulgatore sui social con Un quarto d’ora con il Prof – si sommano pure le video-lezioni registrate per YouTube.
Una giornata tutta al digitale.
«Impossibile staccarsi».
Solo per compilare il registro elettronico servirebbero fino 6 ore al mese, conferma?
«Anche di più. È onnipresente: fai l’appello, segni le entrate in seconda ora, le uscite anticipate. Poi consulti le circolari della scuola, carichi il materiale didattico. Tutte operazioni che richiedono tempo: sulla cattedra ho un tablet costantemente acceso. Non da ultimo inserisci le valutazioni che i genitori consultano in tempo reale. E qui si apre un altro tema».
Ovvero?
«Se il voto è basso si preoccupano: è comprensibile, perché cercano di capire come il figlio può recuperare. Così cercano un contatto immediato con il docente».
Le telefonate sono all’ordine del giorno?
«Ricevere una chiamata a casa è a discrezione dell’insegnante, ma la scuola permette di evitarlo. Nel mio caso, se hanno bisogno possono prenotare un incontro attraverso il registro elettronico (ecco un altro utilizzo). E il colloquio può avvenire anche a distanza: così è l’ennesima ora di connessione, ma aiuta a velocizzare le comunicazioni».
E gli studenti?
«Accanto alla didattica tradizionale, i contatti avvengono anche attraverso classi virtuali: lì lascio il materiale da studiare, carico gli esercizi, fornisco feedback. E rimaniamo in contatto se hanno bisogno di aiuto per il compito della mattina dopo».
Anche al di fuori delle lezioni, quindi.
«In qualsiasi momento della giornata, dato che la piattaforma è sempre a disposizione. Se è per un fine virtuoso sono più che contento: didattica vuol dire includere. Ma se ti contattano negli orari più disparati devi mettere dei paletti».
Altrimenti?
«La vita privata ne risente. Sono strumenti diretti che portano a non avere più orari fissi».
I docenti si dicono stressati da questo carico extra.
«La scuola sta diventando sempre più burocratica. Il lavoro sommerso aumenta e la programmazione ne risente».
Quanto pesa il sommerso?
«Niente a che vedere con le ore previste da contratto. Di base ci sono colloqui mattutini, il collegio docenti, il consiglio di classe, i ricevimenti. Ma anche la correzione dei compiti e la preparazione dei materiali scolastici».
Si potrebbe obiettare che i docenti hanno a disposizione tre mesi di pausa.
«È un lavoro di responsabilità che necessita di tempi di recupero, ma non sono lunghi quanto si crede. Quest’anno gli esami di stato sono finiti la prima settimana di luglio, ma il 20 di agosto ero di nuovo in classe per i recuperi formativi. Se poi si considera che siamo sempre davanti a uno schermo, la stanchezza si fa sentire. La disconnessione è un diritto»
È realistico?
«Bastano poche accortezze, come pubblicare le circolari fino a una certa ora del giorno: la mia scuola lo fa, così come tante altre. Anche il divieto di usare del cellulare in classe può aiutare».
E con il suo lavoro sui social come fa?
«Cerco di darmi dei limiti di tempo e pubblico i contenuti entro una certa ora. Di recente ho diminuito i ritmi: solo 3-4 video al mese. Ma do sempre priorità alla didattica: le video-lezioni seguono il passo degli argomenti insegnati in classe, così che possano tornare utili ai miei studenti».
Più dei contro, quindi.
«Assolutamente. A scuola utilizziamo software che consentono di rendere la matematica dinamica e più inclusiva. Pensare a una didattica offline è impossibile, ma serve equilibrio».