Leone XIV: “La Chiesa non tollera l'antisemitismo, dialogo oltre malintesi e ingiustizie di alcuni”
di Iacopo Scaramuzzi“La Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte”: lo ribadisce papa Leone XIV, ammettendo, in trasparente riferimento alla guerra di Gaza, che “in questo periodo ci siano stati anche malintesi, difficoltà e conflitti, che però non hanno mai impedito la prosecuzione del dialogo” e “le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni” non devono distogliere ebrei e cattolici “dall’amicizia”.
60 anni di dialogo interreligioso
Il Papa ha dedicato la catechesi dell’odierna udienza generale in piazza San Pietro alla dichiarazione Nostra aetate che venne promulgata dal Concilio vaticano II sessant’anni fa, il 28 ottobre 1965, il Concilio Vaticano II: “Questo luminoso documento”, ha ricordato Prevost, “ci insegna a incontrare i seguaci di altre religioni non come estranei, ma come compagni di viaggio sulla via della verità, a onorare le differenze affermando la nostra comune umanità, e a discernere, in ogni ricerca religiosa sincera, un riflesso dell’unico mistero divino che abbraccia tu…
“La Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte”: lo ribadisce papa Leone XIV, ammettendo, in trasparente riferimento alla guerra di Gaza, che “in questo periodo ci siano stati anche malintesi, difficoltà e conflitti, che però non hanno mai impedito la prosecuzione del dialogo” e “le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni” non devono distogliere ebrei e cattolici “dall’amicizia”.
60 anni di dialogo interreligioso
Il Papa ha dedicato la catechesi dell’odierna udienza generale in piazza San Pietro alla dichiarazione Nostra aetate che venne promulgata dal Concilio vaticano II sessant’anni fa, il 28 ottobre 1965, il Concilio Vaticano II: “Questo luminoso documento”, ha ricordato Prevost, “ci insegna a incontrare i seguaci di altre religioni non come estranei, ma come compagni di viaggio sulla via della verità, a onorare le differenze affermando la nostra comune umanità, e a discernere, in ogni ricerca religiosa sincera, un riflesso dell’unico mistero divino che abbraccia tutta la creazione”.
La svolta di Giovanni XXIII
Se il documento conciliare è dedicato al dialogo con tutte le altre religioni, “non va dimenticato che il primo orientamento di Nostra aetate fu verso il mondo ebraico”, ha ricordato il Papa, “con cui San Giovanni XXIII intese rifondare il rapporto originario”. Da allora, ha notato Leone, “tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso”.
Le “ingiustizie di alcuni”
“Oggi – ha continuato il Pontefice – possiamo guardare con gratitudine a tutto ciò che è stato realizzato nel dialogo ebraico-cattolico in questi sei decenni. Ciò non è dovuto solo allo sforzo umano, ma all’assistenza del nostro Dio che, secondo la convinzione cristiana, è in sé stesso dialogo. Non possiamo negare che in questo periodo ci siano stati anche malintesi, difficoltà e conflitti, che però non hanno mai impedito la prosecuzione del dialogo. Anche oggi non dobbiamo permettere che le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni ci distolgano dall’amicizia, soprattutto perché finora abbiamo realizzato molto”.
Insieme contro gli estremismi
Rivolgendosi ai rappresentanti delle altre fedi presenti in piazza San Pietro, il Papa ha ribadito l’importanza del dialogo e della comprensione reciproca, ma non solo: “Insieme”, ha avvertito, “dobbiamo essere vigilanti contro l’abuso del nome di Dio, della religione e dello stesso dialogo, nonché contro i pericoli rappresentati dal fondamentalismo religioso e dall'estremismo. Dobbiamo anche affrontare lo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale, perché, se concepita in alternativa all’umano, essa può gravemente violarne l’infinita dignità e neutralizzarne le fondamentali responsabilità”.
Francesco a Singapore
Il Papa ha ricevuto già ieri sera in aula Paolo VI i rappresentanti delle altre religioni per l’anniversario della Nostra aetate: “Durante il suo viaggio apostolico a Singapore”, ha ricordato Leone, “in un incontro interreligioso, Papa Francesco ha incoraggiato i giovani con le seguenti parole: “Dio è per tutti, e quindi, siamo tutti figli di Dio”. Questo ci chiama a guardare oltre ciò che ci separa e a scoprire ciò che ci unisce tutti. Eppure oggi ci troviamo in un mondo in cui questa visione è spesso oscurata. Vediamo muri che si ergono di nuovo tra le nazioni, tra le religioni, persino tra vicini. Il frastuono della guerra, le ferite della povertà e il grido della terra ci ricordano quanto fragile rimane la nostra famiglia umana. Molti si sono stancati delle promesse; molti hanno dimenticato come sperare”. Nostra aetate, ha detto oggi, “ha portato speranza al mondo del secondo dopoguerra. Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato. Collaboriamo, perché se siamo uniti tutto è possibile. Facciamo in modo che nulla ci divida”. Il Papa ha concluso l’udienza generale invitando tutti – esponenti di altre religioni compresi – a un momento comune di preghiera silenziosa.