Cinque milioni di italiani con le armi in casa. Anci: “Furti in calo, no alla difesa fai da te”
di Corrado ZuninoCinque milioni di italiani, dice il Censis, hanno un’arma da fuoco in casa e molti di loro vorrebbero utilizzarla senza rischiare processi. Il 52,2 per cento dei cittadini, sostiene l’ultimo rapporto incentrato sui furti e le rapine negli appartamenti, ritiene che dovrebbe essere consentito dalla legge sparare a un ladro che è entrato in casa per rubare (lo sostiene, peraltro, il 78,8 per cento tra coloro che hanno già un’arma da fuoco). Solo il 20,4 per cento della popolazione sarebbe, tuttavia, favorevole a rendere più semplice l’acquisto di pistole e fucili, valore che raddoppia salendo al 41,9 per cento tra chi già ne possiede una.
Secondo gli ultimi dati aggregati conosciuti, il totale complessivo delle licenz…
Cinque milioni di italiani, dice il Censis, hanno un’arma da fuoco in casa e molti di loro vorrebbero utilizzarla senza rischiare processi. Il 52,2 per cento dei cittadini, sostiene l’ultimo rapporto incentrato sui furti e le rapine negli appartamenti, ritiene che dovrebbe essere consentito dalla legge sparare a un ladro che è entrato in casa per rubare (lo sostiene, peraltro, il 78,8 per cento tra coloro che hanno già un’arma da fuoco). Solo il 20,4 per cento della popolazione sarebbe, tuttavia, favorevole a rendere più semplice l’acquisto di pistole e fucili, valore che raddoppia salendo al 41,9 per cento tra chi già ne possiede una.
Secondo gli ultimi dati aggregati conosciuti, il totale complessivo delle licenze di porto d'arma in Italia, questo nel 2022, era di 1.237.912, di cui 12.008 per difesa personale. Numeri significativi, ma comunque parziali: a ogni licenza possono corrispondere più strumenti offensivi e queste cifre non riescono a stimare il mercato illegale e clandestino. Secondo una ricerca dell'associazione internazionale Small arms survey di Ginevra, per esempio, le armi presenti sul territorio italiano già nel 2017 erano 8,6 milioni (a fronte dei cinque milioni di armati ora stimati dal Censis).
Concessioni per caccia e tiro a volo
Analizzando i dati ufficiali pubblicati dal ministero dell'Interno, e siamo sempre nella stagione 2022, la maggior parte dei porti d'arma concessi sono destinati alla caccia (609.527) o il tiro a volo (574.842, in aumento), quindi ci sono i permessi per le guardie giurate (40.961 per arma corta e 574 per arma lunga, anche questi in aumento). Le licenze per la difesa personale - che vanno rinnovate di anno in anno - sono state soltanto 11.785 per le pistole e 223 per i fucili. Quest’ultimo settore fa registrare un calo costante. Nel 2002 i porti d'arma per la difesa personale erano il quadruplo per le pistole (45.618) e nove volte tanto per i fucili (1.938).
Ecco, seguendo un'indagine realizzata dall'Eurispes per il ministero dell'Interno nell'aprile 2023, "in Italia, diversamente dagli Usa, non esiste una cultura delle armi, se non in ambienti particolari e minoritari". L’ultimo rapporto del Censis ha appena messo in crisi questo convincimento, come se nel nostro Paese si stesse assistendo a un contagio americano: la voglia di proiettili e di utilizzarle. Negli Stati Uniti, va ricordato, 89 cittadini su 100 sono armati, si registrano 30 vittime ogni giorno e un incremento proporzionale del tasso di omicidi.
Il peso del deep web
Nel report Censis – 5 milioni di armi a disposizione nelle case degli italiani – potrebbero pesare proprio i numeri nascosti: oggi è facile acquistare al mercato nero del “deep web”, la consistente parte di internet non presente nei motori di ricerca. L’Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo ha affermato, infatti, che almeno 12 italiani su 100 possiedono armi proprie, legali o illegali che siano. Si parla di 7 milioni di cittadini, in questo caso. L’Italia sarebbe, tenendo validi gli ultimi dati, il 15° Paese su 178 per detenzione e possesso di armi private e il 34° nel Global peace index. Il nostro Paese, peraltro, è uno dei primi al mondo per produzione e vendita di dotazioni belliche leggere.
Il primo cittadino di Bari: “Percezione sbagliata”
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, iscritto al Pd, è il delegato alla sicurezza per l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Dice, dal suo osservatorio: “I numeri Censis spiegano che furti e rapine in abitazione sono oggi nettamente inferiori rispetto al 2015. Tuttavia, esistono altri fattori che continuano ad alimentare la percezione di insicurezza tra i cittadini. Non si può pensare a una sicurezza ‘fai da te’: da un lato è necessario potenziare gli organici delle forze dell’ordine, e su questo ci siamo espressi a più riprese. Ancor di più, bisogna investire in prevenzione. Significa intervenire sulle marginalità sociali che spesso sono legate al consumo di droghe, ma anche animare gli spazi pubblici con eventi aperti e inclusivi”. Leccese conclude parlando della città che governa: “A Bari stiamo raccogliendo risultati positivi proprio grazie ad alcune iniziative organizzate in aree che, nel recente passato, sono state teatro di episodi di cronaca. Quando si restituisce spazio alla cultura e alla socialità, migliora anche la percezione di sicurezza nelle città”.
Per Antonio Ragonesi, responsabile Anci per sicurezza, legalità e polizie locali, il sentimento crescente per le armi va collegato “allo scenario internazionale, alle guerre che attraversano l’Europa e il Medio Oriente diffondendo uno stato d’animo di paura generalizzata”.
Più volte Fratelli d’Italia e Lega, anche ai massimi livelli, hanno avanzato l’idea di un rapporto stretto tra sicurezza collettiva e armi più disponibili. Con il centrodestra al governo e guidato da Giorgia Meloni questo progetto si è tradotto, attraverso il Decreto sicurezza diventato legge lo scorso 4 giugno, nella possibilità per 300mila agenti di pubblica sicurezza fuori servizio di portare una pistola alla cintola, o alla caviglia, anche lontani dal lavoro. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, li ha definiti “in servizio permanente effettivo” suggerendo come l’intervento legislativo fosse un segnale per i malavitosi: devono sapere che anche al cinema e al supermercato, anche con la famiglia, i poliziotti, i carabinieri, gli agenti penitenziari potrebbero avere una pistola con loro.
Tra un anno la pistola ai poliziotti fuori servizio
Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), ha spiegato a Wired: “La prima incongruenza della norma che estende questa possibilità anche agli agenti è il fatto che è stata inserita in una legge presentata come ispirata dalla necessità di aumentare la sicurezza pubblica, non di tutelare quella della persona”. Servirà comunque un anno per vedere i regolamenti attuativi dare corpo operativo al dispositivo della scorsa estate.