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L’Aquila, nella palazzina degli studenti spiati: “Noi con l’incubo di ritrovarci nudi sul web”

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Sono già quindici i giovani inquilini che hanno scoperto di vivere con le telecamere accese in bagno. “Il proprietario sembrava una persona normalissima, siamo sotto shock”
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Dal citofono della palazzina del Grande Fratello sono scomparse tutte le targhette con i nomi degli inquilini. Facile comprenderne il motivo. Qui, i pochi che sono rimasti ( perché chi ha potuto ha preferito andar via) sono terrorizzati. “Sono tre notti che non riesco a chiudere occhio – ci dice una studentessa che esce dal cancello – siamo tutti sotto shock e viviamo con l’incubo che le nostre immagini più intime possano essere finite da qualche parte sul web. Siamo già stati violati con questa storia, vi prego lasciateci in pace e non diffondete i nostri volti. Sarebbe come rubarci la nostra privacy una seconda volta”.

Qui, nello stabile alla periferia ovest de l’Aquila dove l’insospettabile proprietario aveva piazzato webcam in tutti i bagni, nessuno sospettava niente. Gli inquilini di questa palazzina che si erge solitaria in una viuzza di campagna subito alle spalle dell’arteria di ingresso a L’Aquila sono tutti ragazzi, per lo più studentesse e studenti del vicino Polo universi…

Dal citofono della palazzina del Grande Fratello sono scomparse tutte le targhette con i nomi degli inquilini. Facile comprenderne il motivo. Qui, i pochi che sono rimasti ( perché chi ha potuto ha preferito andar via) sono terrorizzati. “Sono tre notti che non riesco a chiudere occhio – ci dice una studentessa che esce dal cancello – siamo tutti sotto shock e viviamo con l’incubo che le nostre immagini più intime possano essere finite da qualche parte sul web. Siamo già stati violati con questa storia, vi prego lasciateci in pace e non diffondete i nostri volti. Sarebbe come rubarci la nostra privacy una seconda volta”.

Qui, nello stabile alla periferia ovest de l’Aquila dove l’insospettabile proprietario aveva piazzato webcam in tutti i bagni, nessuno sospettava niente. Gli inquilini di questa palazzina che si erge solitaria in una viuzza di campagna subito alle spalle dell’arteria di ingresso a L’Aquila sono tutti ragazzi, per lo più studentesse e studenti del vicino Polo universitario scientifico, una coppia di giovani lavoratori, qualche allievo della scuola della Guardia di finanza che è a poche centinaia di metri da qui. Oggi vorrebbero solo essere dei fantasmi e sperano che l’attenzione dei media passi presto.

"Abito in questo appartamento da circa un anno e non mi ero assolutamente mai accorta di nulla, sono mancata per una decina di giorni ai primi di ottobre. E l’unico che aveva le chiavi di casa era il proprietario, una persona normalissima che mi sembrava per bene e che qui in zona conoscono tutti”, il racconto della prima studentessa che si è accorta di quella telecamera piazzata nel vano luce dietro lo specchio del bagno. La ragazza, dopo essere andata a denunciare il tutto in questura insieme al fidanzato, ha chiamato anche il precedente affittuario dell’appartamento che conosceva e che abitava lì. “Sì, perché non abbiamo idea da quanto tempo andasse avanti questa storia “.

Adesso i ragazzi si stanno affidando, a gruppi, a due avvocatesse della città. Sono tutti studenti e giovani lavoratori fuorisede e molti di loro hanno preferito allontanarsi. “Io non posso, lavoro e non posso assentarmi – ci dice un trentenne che fila via veloce – ma mi cercherò quanto prima un altro alloggio. Qui non sto più tranquillo”.

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