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Femministe indagate, Valeria Fonte: “Ribadirei quanto ho scritto nella chat, questa è misoginia”

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“Si sta consumando un reato collettivo, guardare nel cellulare di una persona senza consenso è come guardarle nelle mutande. Fino a quel giorno fate pure a gara a chi è più santo”
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Ha aspettato ventiquattro ore, poi l’attivista social Valeria Fonte ha scelto Instagram, “spazio pubblico e politico” lo definisce, per rispondere ad articoli e commenti che hanno dissezionato le conversazioni finite agli atti dell’inchiesta per stalking che la vede indagata insieme a Carlotta Vagnoli e Benedetta Sabene. Si tratta di due chat di gruppo e una personale che coinvolgono due delle indagate e altri personaggi estranei all’inchiesta.

“Si sta consumando un reato collettivo in cui giornali, sconosciuti e finti santi stanno mangiando su frasi e pensieri che tutte le persone coinvolte ribadirebbero di fronte a un microfono creando uno scoop che non esiste", spiega Fonte in una lunga storia su Instagram, con cui tenta di ribaltare la narrazione.

Si racconta vittima di “persone che continuano con doxing (dossieraggio) e condivisione di materiale intimo”, sfida a pubblicare anche “le chat con la mia psicologa”, afferma di aver lei denunciato altri soggetti, suggerisce ragioni poli…

Ha aspettato ventiquattro ore, poi l’attivista social Valeria Fonte ha scelto Instagram, “spazio pubblico e politico” lo definisce, per rispondere ad articoli e commenti che hanno dissezionato le conversazioni finite agli atti dell’inchiesta per stalking che la vede indagata insieme a Carlotta Vagnoli e Benedetta Sabene. Si tratta di due chat di gruppo e una personale che coinvolgono due delle indagate e altri personaggi estranei all’inchiesta.

“Si sta consumando un reato collettivo in cui giornali, sconosciuti e finti santi stanno mangiando su frasi e pensieri che tutte le persone coinvolte ribadirebbero di fronte a un microfono creando uno scoop che non esiste", spiega Fonte in una lunga storia su Instagram, con cui tenta di ribaltare la narrazione.

Si racconta vittima di “persone che continuano con doxing (dossieraggio) e condivisione di materiale intimo”, sfida a pubblicare anche “le chat con la mia psicologa”, afferma di aver lei denunciato altri soggetti, suggerisce ragioni politiche dietro “la shitstorm”.

Non contesta che siano pubblicati atti relativi alle indagini, ma chat “con mia madre, con le mie amiche, con un mio partner”. Scambi, afferma, “che dovevano restare secretati e che ho ritrovato sui quotidiani". Ed è pratica che in altri ambiti, suggerisce, è considerata punibile: “Se io domani guardassi nel telefono di mia madre, partner o amica starei commettendo un reato”.

Perché siano stati diffusi? “Fatti nemici pieni di soldi, con agganci in polizia e nessuna paura delle denunce e domani potrebbe succedere a te”, dice alla sua bolla, vera destinataria del messaggio. “Enjoy il tramonto dello stato di diritto”, provoca.

E poi chiede, rivolgendosi ai suoi follower, “che agganci ci siano per aver avuto accesso alle mie chat", li invita a pensare cosa succederebbe “se questi agganci venissero usati per smascherare i governi fascisti, i mafiosi, i terroristi" e promette battaglia: “un giorno parleremo di come questa sia condivisione non consensuale di materiale intimo. Guardare nel cellulare di una persona senza consenso è come guardarle nelle mutande. Fino a quel giorno fate pure a gara a chi è più santo”. E poi la rivendicazione pubblica di quanto affermato in privato: “I miei scheletri nell'armadio sono il disprezzo verso mezza classe politica e giornalistica. E i vostri?".

Per Fonte, la pubblicazione di chat e commenti sui giornali ha una ragione culturale, se non politica. "Questa - spiega - non è una storia di quanto sono (e siamo) più o meno. È, più banalmente, una storia di misoginia. Volta a colpire soprattutto donne (e amiche e amici che stanno loro intorno)”. Per l’attivista social, si tratta di una storia di “isolamento. Di gogna. Che voleva dimostrare cosa? Che in privato so usare anche le parolacce o le imprecazioni verso chi non mi piace?". E poi chiude: "Uh quanto vi fa comodo pensare a "beghe fra attiviste". Uh, comodissimo. Finché non si realizzerà, dopo questa allucinazione collettiva, che era solo misoginia su scala nazionale mascherata da indignazione".

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