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Si risveglia la ragazza della strage familiare di Paupisi: “Bambole e musica per aiutarla”

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La figlia di Salvatore Ocone, sopravvissuta alla mattanza del padre in cui morirono madre e fratellino, è appena uscita dal coma. “Ora riesce a stare seduta e dà segnali di attenzione”. Il genitore è nel carcere di Benevento e dal momento dell’arresto non ha mai chiesto di lei
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Pozzilli (isernia) – Nella stanza la radio manda il successo di un’estate felice. «Presto che non resisto... Italodisco, scusa se insisto». Negli occhi della ragazza sembra accendersi una luce. Quanto le piacciono, i The Kolors e la musica italiana. Da quando è qui gliela fanno ascoltare spesso. Finalmente non deve rimanere per forza sul letto ma può sedersi in carrozzina. Il suo sguardo mostra segni di attenzione anche se osserva i bambolotti che le hanno portato da casa, proprio quelli che erano nella sua camera e soprattutto mentre, con dolcezza, la zia materna Marisa le dice qualcosa durante la giornata. Le ore scorrono tranquille: gli infermieri al risveglio, la logopedia alle 9, la fisioterapia. Canzoni e frasi semplici semplici per stimolarla.

È passato un mese dal giorno in cui tutto è cambiato ed è come se la vita di questa sedicenne ricominciasse adesso. Il 30 settembre, all’alba, nella villetta familiare di Paupisi, in provincia di Benevento il padre, Salvatore Ocone, ha im…

Pozzilli (isernia) – Nella stanza la radio manda il successo di un’estate felice. «Presto che non resisto... Italodisco, scusa se insisto». Negli occhi della ragazza sembra accendersi una luce. Quanto le piacciono, i The Kolors e la musica italiana. Da quando è qui gliela fanno ascoltare spesso. Finalmente non deve rimanere per forza sul letto ma può sedersi in carrozzina. Il suo sguardo mostra segni di attenzione anche se osserva i bambolotti che le hanno portato da casa, proprio quelli che erano nella sua camera e soprattutto mentre, con dolcezza, la zia materna Marisa le dice qualcosa durante la giornata. Le ore scorrono tranquille: gli infermieri al risveglio, la logopedia alle 9, la fisioterapia. Canzoni e frasi semplici semplici per stimolarla.

È passato un mese dal giorno in cui tutto è cambiato ed è come se la vita di questa sedicenne ricominciasse adesso. Il 30 settembre, all’alba, nella villetta familiare di Paupisi, in provincia di Benevento il padre, Salvatore Ocone, ha impugnato un masso di quasi sette chili e cominciato a colpire i suoi cari. Ha ucciso la moglie, Elisa Polcino, mentre ancora dormiva. Quindi ha infierito sui due figli: Cosimo, il più piccolo, di 15 anni, e lei. L’uomo ha trascinato i ragazzi giù per le scale, li ha caricati in auto ed è rimasto in fuga per quasi dodici ore, fino a quando i carabinieri non lo hanno trovato in una strada rurale di Ferrazzano, non lontano da Campobasso. Era a torso nudo, sporco di sangue. Sul sedile posteriore, Cosimo era ormai privo di vita. La sorella era stordita, ma viva. Indossava un pigiama rosa.

Da allora, la ragazzina è ricoverata nella clinica Neuromed di Pozzilli, provincia di Isernia. Mercoledì scorso ha lasciato la Terapia intensiva per la Neuroriabilitazione. Ha riaperto gli occhi, è sveglia. Da giovedì può sedersi in carrozzina. Ma non parla, forse fra un paio di settimane sarà operata. «Il cammino è lungo. In pazienti che hanno subito traumi come questi le insidie sono sempre dietro l’angolo. Però stiamo dando e daremo tutti il massimo», sottolinea il responsabile del reparto, Carmine D’Avanzo. Accanto a lui, il neurologo David Iapaolo e il direttore sanitario Fulvio Aloj annuiscono. I medici non si sbilanciano. «Questi percorsi possono durare dai 120 ai 180 giorni, è presto per qualsiasi previsione», rimarca D’Avanzo.

Il primogenito di Ocone, Mario, di 24 anni, lavorava a Rimini ma dal giorno della tragedia è tornato a Paupisi per rimanere al fianco della sorella. Va a trovarla quasi tutti i giorni, nel frattempo si è affidato all’avvocato Nicodemo Gentile per seguire la vicenda giudiziaria. «Continuate a pregare per lei, che il Signore la protegga e le doni la forza di tornare presto tra noi», ha scritto il 24enne nella lettera di ringraziamento firmata insieme ai nonni materni e alla zia Marisa dopo i funerali di Elisa e Cosimo. La comunità di Paupisi si è stretta intorno al giovane e ai suoi congiunti. «Ci stiamo dando tutti da fare per aiutare questa famiglia cominciando dalle piccole cose. E speriamo di riabbracciare presto la ragazza», evidenzia Salvatore Coletta, il sindaco del piccolo comune beneventano travolto da questa tragedia enorme.

È ancora chiuso nel suo mutismo invece il padre, Salvatore Ocone. Non chiede notizie, non si informa. Nel carcere di Benevento, dove divide la cella con un altro detenuto, viene controllato a vista. Soffre di depressione da anni, assumeva farmaci. «Ma nessuno avrebbe potuto immaginare una cosa del genere», ha ripetuto il primogenito Mario poche ore dopo la strage. La Procura sannita ha disposto una consulenza psichiatrica, l’avvocato Giovanni Santoro, che lo assiste, valuta la possibilità di chiedere una vera e propria perizia.

Ma tutto questo la ragazzina non lo sa. È qui seduta sulla carrozzina, che osserva i suoi bambolotti e ascolta i The Kolors. La zia Marisa è in stanza insieme a lei. Sul telefonino del neurologo Iapaolo arriva una notifica. È il risultato dell’ultima Tac. I tre medici si scambiano un cenno. «Lievi miglioramenti. Sono piccoli segnali, ma positivi».

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