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Chiara Petrolini, il consulente: “Non ha disturbi documentabili ma in lei non c’è nulla di vivo”

Lo psichiatra della Procura in aula: “Vista dall'esterno è un modellino, formalmente ineccepibile, iperadattata ma è una ragazza con povertà interiore ed emotiva"
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PARMA - Nell’aula dalle pareti bianche e gli infissi marroni c’è un caldo insolito per questa stagione. Chiara Petrolini entra alle 9,30 con lo sguardo sperduto davanti ai flash dei fotografi. Abbassa gli occhi, si siede al primo banco, mette i capelli dietro le orecchie con entrambe le mani, accanto a lei una psicologa, si volta e sorride ai parenti e agli amici. È vestita con un cardigan e un pantalone blu, sotto la solita t-shirt bianca.

I testimoni in aula: dalla ginecologa agli psichiatri

Della ragazza magra, sorridente, con un bicchiere in mano mentre fa i selfie con le amiche, è rimasto ben poco. Davanti alla Corte presieduta da Alessandro Conti, oggi c’è una ragazza stravolta dalle medicine e da un peso che porta con sé ogni giorno. Sembra una bambola telecomandata mentre si siede, accenna un sorriso, beve. Accanto a lei sfilano i testimoni: una ginecologa, due medici legali, i due psichiatri che hanno studiato la sua mente. Un’udienza che durerà dieci ore e nella quale viene …

PARMA - Nell’aula dalle pareti bianche e gli infissi marroni c’è un caldo insolito per questa stagione. Chiara Petrolini entra alle 9,30 con lo sguardo sperduto davanti ai flash dei fotografi. Abbassa gli occhi, si siede al primo banco, mette i capelli dietro le orecchie con entrambe le mani, accanto a lei una psicologa, si volta e sorride ai parenti e agli amici. È vestita con un cardigan e un pantalone blu, sotto la solita t-shirt bianca.

I testimoni in aula: dalla ginecologa agli psichiatri

Della ragazza magra, sorridente, con un bicchiere in mano mentre fa i selfie con le amiche, è rimasto ben poco. Davanti alla Corte presieduta da Alessandro Conti, oggi c’è una ragazza stravolta dalle medicine e da un peso che porta con sé ogni giorno. Sembra una bambola telecomandata mentre si siede, accenna un sorriso, beve. Accanto a lei sfilano i testimoni: una ginecologa, due medici legali, i due psichiatri che hanno studiato la sua mente. Un’udienza che durerà dieci ore e nella quale viene rivoltata la vita della giovane che tra il 2023 e il 2024 ha partorito due neonati e poi li ha seppelliti nel giardino di casa. È accusata dell’omicidio di entrambi e dell’occultamento di quei piccoli corpi. È agli arresti domiciliari con braccialetto dal 30 settembre 2024 nella sua villa di Vignale di Traversetolo.

Parma: arriva in tribunale Samuel Granelli, l'ex fidanzato di Chiara Petrolini

L’esperto: "In lei non c’è nulla di vivo”

Il suo sguardo è impassibile quando alle 17 uno dei due consulenti dirà che “vista dall'esterno è un modellino", come baby sitter, ma anche come catechista. Il ticchettio dei talloni sul pavimento delinea il suo nervosismo quando lo psichiatra dirà "formalmente ineccepibile", "iperadattata". Ma anche una ragazza con "povertà interiore ed emotiva". In lei "non c'è nulla di vivo", le uniche cose "vive" in Chiara sono risultate essere "il rapporto con la nonna" e poi "le gravidanze, in cui il mondo di Chiara è cambiato". Quei due bambini in grembo li avrebbe anche voluti perché “si vedeva nei sogni mentre spingeva due carrozzine” ma non ha mai chiesto aiuto per salvarli. “Sembra guidata da un computer, seguendo un suo disegno, che è difficile da capire e intuire, ma c'è, con una continuità, in cui nulla si contraddice”, aggiunge l’altro psichiatra, Marco Berardi.

Frasi dirette, frutto di una perizia psichiatrica, richiesta dalla procura di Parma e che mettono dei punti saldi per l’accusa. Repubblica un mese fa ne è entrata in possesso e ha anticipato che Chiara Petrolini, negli incontri con gli psichiatri, diceva anche: “Non ho fatto del male ai miei bambini”.

Lo sguardo basso davanti alla foto del bimbo morto

Dalla mattina al pomeriggio i testimoni illustrano dati, foto, relazioni sui due neonati partoriti da questa ragazza in blu che abbassa la testa quando vengono proiettate di nuovo le foto di uno dei bambini sotterrati in giardino ma stavolta non va via. In fondo all’aula i genitori col capo chino, la mamma ogni tanto piange, il papà chiude gli occhi. Chiara Petrolini scuote i capelli ricci quando uno dei due psichiatri, dice che lei è stata “spregiudicata quando ha avuto le due gravidanze”. Non ha avvertito l’ex ragazzo Samuel Granelli, seduto a quattro sedie da lei, papà inconsapevole dei due bimbi. L’ha tenuto nell’ombra perché “voleva soprattutto la seconda gravidanza”. Spregiudicata, precisa il consulente, nel senso di “fredda, senza sentimento verso i bambini, glaciale, senza paura del dolore e della morte, senza sensi di colpa”. Lei ascolta, non si scompone, si volta verso la psicologa e la guarda negli occhi. Anche Nicola Tria, il legale di Chiara Petrolini, ha chiesto una perizia psichiatrica di parte e in aula il presidente Conti comunica che proprio in ragione di questa consulenza, ancora in corso, verranno prorogati di tre mesi i termini della misura cautelare.

Il consulente della procura: “Chiara non ha disturbi”

In aula c’è silenzio, Chiara Petrolini resta immobile per ore sulla sedia, sbircia chi entra e chi esce dalla porta di fianco ai carabinieri che la scortano. Fuori ci sono quattro sue amiche e un amico che con lei è andata a New York, insieme alle famiglie, il 9 agosto 2024. Proprio il giorno in cui è stato scoperto il corpo del secondo neonato. Attendono per tutto il pomeriggio di essere sentiti come testimoni della pm Francesca Arienti.

"Non ha un disturbo psichiatrico chiaramente documentabile, non ci sono malattie mentali chiare organicamente definite", continua lo psichiatra Mario Amore, consulente della procura di Parma. Rispondendo alle domande del procuratore Alfonso D'Avino, lo psichiatra aggiunge che Chiara Petrolini, fatte alcune premesse, "non ha nemmeno un disturbo di personalità" e "ha piena capacità di intendere e volere", al momento dei fatti e "buona capacità di stare in giudizio".

Il rapporto con la nonna e il disegno con il pancione

Fino a quando il consulente cita un disegno che le è stato richiesto durante uno dei tre colloqui con gli esperti in cui avrebbe dovuto rappresentare come si vedeva. Era lo scorso anno e Chiara Petrolini, spiega il consulente in aula, si è ritratta con “la pancia, cioè incinta”. Perché così lei si vedeva. Un pancione tratteggiato con una penna, un profilo senza testa. Durante gli incontri con i consulenti della procura si è chiesta Chiara: “Come mai nessuno si è accorto della mia condizione?”. "Ciò che colpisce in lei – continua nella sua testimonianza in aula, Mario Amore - è che, con la prima gravidanza, finalmente esperisce una prima vera, autentica emozione positiva. Di essere incinta, di essere diversa dalle altre. Si guardava attorno e si sentiva, avvertiva, un senso di diversità, di superiorità, di grandiosità. A noi ha detto: 'Guardavo le altre, ma sentivo qualcosa di mio: nessuno ci deve mettere becco'. E non lo ha detto con tono cattivo, assassino ma con un dominio quasi onnipotente" quasi come se, la ragazza pensasse: "Tu non ti puoi permettere di nascere".

“Figlia di una famiglia normale”

Poi ci sono i rapporti con le altre persone caratterizzati da poca comunicazione, come quello con Samuel Granelli o con la madre. "Abbiamo avuto modo di conoscere papà e mamma e non abbiamo trovato elementi disfunzionali", dice lo psichiatra Amore e Chiara si volta a guardare sua mamma. Una famiglia "normale, con papà e mamma molto impegnati nel lavoro. Chiara è stata una bambina voluta, così come il fratello".

"Uno dei neonati nacque vivo”

Poco prima Chiara aveva ascoltato per oltre un’ora la deposizione di due medici legali. Il bambino partorito in casa il 7 agosto 2024 e ritrovato il 9, sarebbe nato vivo, morendo pochi minuti dopo il taglio del cordone ombelicale. In aula c’è commozione mentre la medico legale Valentina Bugelli, consulente della procura di Parma, parla. La causa della morte del neonato, secondo la professionista, sarebbe stata l'eccessiva perdita di sangue. E ha aggiunto che “molto probabilmente ha anche pianto”. Ma poi è arrivato un taglio, netto, al cordone e l’emorragia, fatale, per il piccolo. L’udienza si chiude alle 18. Gli amici di Chiara sono nel corridoio della Corte d’assise, verranno ascoltati il primo dicembre, alla prossima udienza. È già sera a Parma, Chiara lascia l’aula e si rivolge a loro, porta una mano sulle labbra e gli manda un bacio. Strizza l’occhio e se ne va tra quattro carabinieri.

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