Mio marito sta meglio. Domattina andrà sull’elicottero dei soccorsi. Porteranno pale e sonde, atterreranno al campo uno e darà una mano nelle ricerche». Gloriana Salvai di Pinerolo ha sentito da poco Valter Perlino, l’unico dei tre alpinisti italiani recuperato sul pendio del monte Panbari prima della terribile tempesta. Oggi per chi legge proseguiranno le ricerche dei due dispersi, Alessandro Caputo e Stefano Farronato.
Cosa le ha raccontato?
«Ha partecipato a una prima ricognizione sull’elicottero dei soccorsi, ma hanno fatto tardi e non sono riusciti a scendere. Hanno visto dall’alto il campo uno, quello in cui avrebbero dovuto trovarsi i suoi compagni. C’era solo una distesa bianca. Non si vedevano tracce. Il campo era scomparso».
Ci racconta cosa è successo?
«Lunedì …
Mio marito sta meglio. Domattina andrà sull’elicottero dei soccorsi. Porteranno pale e sonde, atterreranno al campo uno e darà una mano nelle ricerche». Gloriana Salvai di Pinerolo ha sentito da poco Valter Perlino, l’unico dei tre alpinisti italiani recuperato sul pendio del monte Panbari prima della terribile tempesta. Oggi per chi legge proseguiranno le ricerche dei due dispersi, Alessandro Caputo e Stefano Farronato.
Cosa le ha raccontato?
«Ha partecipato a una prima ricognizione sull’elicottero dei soccorsi, ma hanno fatto tardi e non sono riusciti a scendere. Hanno visto dall’alto il campo uno, quello in cui avrebbero dovuto trovarsi i suoi compagni. C’era solo una distesa bianca. Non si vedevano tracce. Il campo era scomparso».
Ci racconta cosa è successo?
«Lunedì scorso erano al campo due. Il giorno successivo avrebbero dovuto salire al campo tre, per poi tentare la vetta. Mio marito però aveva un piede gonfio e dolorante. Non riusciva nemmeno a infilare gli scarponi, così tutti e tre hanno deciso di tornare al campo uno».
Quando si sono separati?
«Lunedì sera mio marito ha deciso di scendere ancora, fino al campo base, nonostante zoppicasse. Loro due invece sono rimasti al campo uno per sistemare le attrezzature in vista della bufera. Sarebbero tornati martedì mattina».
Cosa è successo lunedì notte?
«È scesa tanta neve. Loro sono rimasti bloccati, ma riuscivano a comunicare con mio marito e stavano bene. L’ultima telefonata risale a giovedì. Solo domenica, quando il tempo è migliorato, l’elicottero è tornato a volare».
Cosa può essere successo?
«Potrebbe essersi scaricata la batteria dei loro dispositivi. Potrebbero aver deciso di scendere, ma con la tempesta e la mancanza di visibilità forse hanno sbagliato pista e si sono persi».
Come si sente suo marito?
«Malamente sopravvissuto. È molto abbattuto. Quella bufera è arrivata con due giorni di anticipo rispetto alle previsioni».
Che problema ha avuto al piede?
«Non si sa di preciso. Potrebbe essere fascite, infiammazione muscolare o trombo. Dovrà farsi vedere, ma per ora pensa ai soccorsi. Dorme in un villaggio a 20 chilometri dal campo base con la squadra di soccorso e l’elicotterista. Il piede si è sgonfiato e può infilare gli scarponi per le ricerche».
Il monte Panbari aveva un significato per loro?
«L’avevano scelto perché è poco affollato. È in una zona meno nota del Nepal, che non è battuta dalle spedizioni commerciali. Si può fare una scalata in stile alpino, senza grandi aiuti locali».