Nepal, ritrovati i corpi di quattro alpinisti. Si cerca l’ultimo italiano disperso
di Elena DusiLi hanno trovati morti nella loro tenda, ancora nel sacco a pelo. Erano sepolti sotto a tre metri di neve. I due alpinisti italiani Alessandro Caputo e Stefano Farronato erano rimasti intrappolati sul massiccio dell’Himalaya, in Nepal, nel campo uno del percorso che li avrebbe portati sul monte Panbari, alla frontiera settentrionale del Nepal.
La tempesta – un enorme ciclone chiamato Montha che ha messo in difficoltà centinaia di escursionisti nella zona – li aveva colti alla sprovvista la notte di lunedì 27 ottobre. Erano riusciti a uscire dalla tenda e a comunicare fino a giovedì, quando i loro dispositivi satellitari avevano smesso di rispondere.
La neve ha continuato a cadere fitta fino a sabato primo novembre e solo la domenica gli elicotteri dei soccorritori hanno potuto effettuare la prima perlustrazione. Probabilmente già da giovedì, stremati, Caputo e Farronato si sono rifugiati nella tenda in attesa di un aiuto che non è arrivato. E lì sono stati ricoperti dalla neve.
Il loro decesso è stato confermato questa mattina dalle autorità locali, secondo quanto fa sapere la Farnesina in una nota. Caputo e Farronato erano stati sorpresi dalle forti nevicate del ciclone Montha a un’altitudine di 5200 metri. Il terzo compagno della spedizione, Valter Perlino, era sceso al campo base la sera di lunedì, prima della tempesta di neve, per un problema a un piede. C’era anche lui stamane con i soccorritori quando hanno trovato i corpi dei compagni.
Due abruzzesi e un valdostano morti sul Dolma Khang
In un incidente separato, una valanga ha travolto un altro gruppo di alpinisti sul monte Dolma Khang, una vetta di 6.300 metri sempre al confine settentrionale del Nepal. Fra le sette vittime ci sono probabilmente tre italiani, che risultano scomparsi lunedì mattina. L’Everest Chronicle, citando una guida locale, li indica come Paolo Cocco, fotografo, che ha effettivamente annunciato sul suo Instagram una spedizione sul Dolma Khang ed è stato ritrovato morto martedì pomeriggio e Marco Di Marcello, biologo di 37 anni con doppia cittadinanza, italiana e canadese. I due, partiti insieme, sono abruzzesi. La loro spedizione era organizzata da Dreamers Destination Treks. Di Marcello è di Teramo. Cocco è stato vicesindaco di Fara San Martino.
“Per me è un fratello piccolo" ha detto il sindaco di Fara, Antonio Tavani. “Paolo era partito il 24 ottobre e il 20 novembre doveva rientrare. Da quello che sappiamo era quasi sulla vetta ed è stato travolto da una valanga. Da qualche anno lavorava in Austria come grafico ma stava spessissimo in paese. L'ho visto l'ultima volta il 10 ottobre scorso, quando in paese abbiamo fatto una bella festa per i 100 anni della nonna. Paolo aveva perso un fratello di 18 anni venti anni fa. Una famiglia segnata".
Anche se il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio ha confermato in serata il ritrovamento del corpo di Di Marcello, i familiari non si rassegnano alla sua morte. "Il segnale del radiosatellitare di Marco, che viene poi triangolato a Londra, dove risiede la moglie del capo spedizione e sherpa del gruppo, Tenjing Phurba, è ancora attivo” ha detto Gianni, il fratello di Marco. “La traccia del segnale che si aggiorna ogni 4 ore in questi due ultimi giorni, sarebbe chiara: il puntino che corrisponde alla sua posizione, due giorni fa era in discesa e ieri in salita, segno evidente che Marco si muove e quindi ancora in vita".
Un altro giornale del luogo, The Himalayan, cita un terzo italiano morto nella valanga sul Dolma Khang (a volte la località viene indicata anche come Yalung Ri, che è una montagna vicina). Markus Kirchler faceva parte di un’altra spedizione rispetto a Cocco e Di Marcello, organizzata dall'agenzia Wilderness Outdoors, ma i due gruppi stavano marciando insieme.
Finora solo alcuni corpi sono stati recuperati dalla valanga. Gli altri potrebbero essere sepolti sotto due o tre metri di neve. Ci vorrà tempo per raggiungerli e gli elicotteri hanno potuto raggiungere la zona solo oggi. Due delle vittime sono guide nepalesi, gli altri probabilmente sono un canadese, un tedesco e un francese. Quattro feriti, fra cui due francesi, sono stati trasportati in ospedale a Kathmandu.
Uno di loro, Didier Berton, 61 anni, francese con una costola rotta, è stato intervistato dall’Afp all’ospedale di Kathmandu. "C'erano diversi gruppi di alpinisti, e noi eravamo i primi quattro a scalare. Improvvisamente abbiamo sentito un forte rumore. Le lastre sono crollate e noi siamo rimasti intrappolati. Penso che ci siamo salvati perché eravamo il gruppo più in alto sulla vetta, e gli altri più in basso non sono riusciti a scappare. Abbiamo saltato una grande parete rocciosa, alta dai quattro ai cinque metri".
Nonostante ottobre sia il periodo migliore per le spedizioni sull’Himalaya, Montha è il secondo ciclone del mese che causa incidenti sul massiccio. Il 6 ottobre un’altra tremenda bufera di neve aveva bloccato un migliaio di scalatori sul campo base dell’Everest, a 4.900 metri, causando la morte di un alpinista coreano.