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“Nduja, l’esercito di parenti e un piano d’epoca. Vi racconto mio cugino Tyler a Cotronei”

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Nel 2013 la rockstar “tradita” dal paese d’origine dei nonni ha passato due giorni in Calabria. Dove fra cene con un esercito di parenti, esibizioni a sorpresa e ricordi ha riscoperto le radici
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“Alla fine dei due giorni a Cotronei si indicava la pancia e mi diceva ‘guarda, lo vedi com’è cresciuta?’. Ridendo ci accusava di averlo fatto mangiare troppo. Ma era contento. Che occasione persa per Cotronei, per il Crotonese, per tutta la Calabria”. Mentre in regione monta la polemica per il fallito progetto del museo del rock dedicato a Steven Tyler e persino noti intellettuali, come lo scrittore Vito Teti, intervengono per chiedere alla Regione di metterci una pezza, l’avvocato Nino Grassi, cugino di Tyler e promotore del progetto, sembra più amareggiato che arrabbiato. “Qualche giorno fa è arrivata una turista, grande fan degli Aerosmith, che aveva letto delle origini di Steven e pensava di trovare qualcosa, un museo”. E invece c’è solo l’ennesimo scandalo e l’ennesima inchiesta su soldi persi, distratti e progetti andati in fumo. “Steven – spiega l’avvocato - era entusiasta all’idea di un museo del rock, ci aveva assicurato che sarebbe venuto insieme alla figlia, l’attrice Liv…

“Alla fine dei due giorni a Cotronei si indicava la pancia e mi diceva ‘guarda, lo vedi com’è cresciuta?’. Ridendo ci accusava di averlo fatto mangiare troppo. Ma era contento. Che occasione persa per Cotronei, per il Crotonese, per tutta la Calabria”. Mentre in regione monta la polemica per il fallito progetto del museo del rock dedicato a Steven Tyler e persino noti intellettuali, come lo scrittore Vito Teti, intervengono per chiedere alla Regione di metterci una pezza, l’avvocato Nino Grassi, cugino di Tyler e promotore del progetto, sembra più amareggiato che arrabbiato. “Qualche giorno fa è arrivata una turista, grande fan degli Aerosmith, che aveva letto delle origini di Steven e pensava di trovare qualcosa, un museo”. E invece c’è solo l’ennesimo scandalo e l’ennesima inchiesta su soldi persi, distratti e progetti andati in fumo. “Steven – spiega l’avvocato - era entusiasta all’idea di un museo del rock, ci aveva assicurato che sarebbe venuto insieme alla figlia, l’attrice Liv Tyler, per l’inaugurazione e avrebbe fatto un concerto. E io non ho avuto dubbi al riguardo, già ci è venuto a Cotronei”.

Steven Tyler, il concerto segreto nel borgo in Calabria del 2013

Cosa ricorda di quella visita?

“Avrei decine di aneddoti. Dai campanacci delle capre che si è portato via perché il suono lo entusiasmava allo stupore per la casa di famiglia”.

Ce ne racconti qualcuno

“Lo abbiamo accompagnato nel borgo vecchio, dove c’è palazzo Bevilacqua, la casa in cui il nonno Giovanni abitava, ma anche in una vecchia residenza padronale dove c’è una sala da musica e un vecchio pianoforte che anche suo nonno aveva usato per esibirsi. Quando era lì, lo accarezzava, ci si è seduto a suonare, ma era totalmente scordato. E lui lo stesso, stava lì a sentire il suono, i tasti. Sentiva gli odori e i profumi di quella residenza e diceva: ‘è lo stesso della casa di mio nonno’ Giovanni. Anche lui era musicista, come il padre di Steven”.

Una tradizione di famiglia

“Anche mio nonno, fratello di quello di Tyler, lo era. Negli Stati Uniti avevano una band, all’epoca si chiamavano orchestrine. Ma Giovanni era un maestro anche prima di partire. Abbiamo trovato gli spartiti di alcuni brani che Giovanni aveva composto prima di emigrare negli Stati Uniti. Valzer, mazurche, cose del genere. Di recente un’artista le ha registrate in chiave moderna e le abbiamo fatte sentire anche a Steven”.

Era interessato alla storia di famiglia?

"Voleva conoscere tutti i dettagli, ha incontrato tutti i parenti, guardato le vecchie foto, anche quelle che dagli Stati Uniti inviavano qui insieme ai pacchi. Si riconosceva e indicava: “Guarda, sono io”.

Parlava un po’ di italiano?

“Macché. L’unica frase che conosceva è ‘tu sei pazzo’ perchè il nonno Giovanni glielo ripeteva sempre. Ma c’era un ragazzo che lo accompagnava e gli faceva da traduttore”

Di cosa avete parlato?

“Della famiglia, del paese. Voleva conoscere tutti gli aneddoti di chi è partito, di chi è tornato. Non si stancava mai di girare per il borgo. Una sera ci hanno chiamato per la cena ma lui era ancora lì che toccava i muri della casa di famiglia, come se gli potessero parlare. Alla fine me lo sono caricato sulle spalle per non arrivare in ritardo”.

E a cena com’è andata?

“Gli abbiamo fatto assaggiare tutti i piatti della cucina calabrese. Affettati, formaggi, la ‘nduja. Se n’è mangiato due piatti interi, non so come abbia fatto. Alla fine non ne poteva più. Però quando gli abbiamo chiesto di esibirsi non si è certo sottratto. Mia madre era sua cugina diretta, era lì che se la abbracciava e voleva regalarle uno dei suoi anelli. Ma aveva un teschio, mia madre si è spaventata e l’ha rifiutato”.

In un video lo si sente dire “questi sono stati i due giorni più belli della mia vita”

“Era l’ultima sera, eravamo a cena insieme a tutti i parenti. Avevamo cantato e suonato tutti insieme, quella che si vede è la mia tastiera, che lui mi ha autografato. Lo ha fatto anche con le chitarre. Sono alcuni dei cimeli che avremmo esposto, se l’occasione non fosse stata persa”.

Non crede ci sia la possibilità di far rivivere il progetto per come era stato pensato?

“Ho chiesto un incontro alla sottosegretaria Wanda Ferro e a uno dei suoi uomini di fiducia in Regione, Antonio Montuoro, che sarà assessore nella prossima Giunta. Fino ad oggi, la Regione Calabria non ci ha sostenuto, ha tenuto la versione stravolta e insensata del progetto su cui le procure adesso stanno indagando. Intanto noi abbiamo informato Steven e attendiamo una sua risposta. Speriamo di convincerlo a tornare”.

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