“Abbiamo ancora cinque corpi da recuperare. Tra loro quelli di Markus, del suo amico Jakob e una nostra guida. Non siamo ancora riusciti a localizzarli”, racconta Bhuwan Bharati, amministratore di Wilderness Outdoors. Si tratta dell’italiano Markus Kirchler, 30 anni di San Genesio, in Alto Adige, del suo compagno di scalata Jakob Schreiber, tedesco, e dello sherpa Mere Karki. Kirchler è l’ultimo dei cinque italiani morti in Nepal a causa del maltempo che restano da ritrovare.
I soccorsi di Wilderness Outdoors
I soccorritori di Wilderness Outdoors, una delle compagnie di sherpa colpite dalla valanga sulla strada per il monte Jalung Ri, in Nepal, sono ancora al lavoro a una quota di 4.900 metri. Con le pale e le aste cercano i corpi dei loro compagni. Dovrebbero trovarsi sotto ad almeno due metri di neve. La temperatura, attorno ai meno dieci, è accettabile. Il tempo è migliorato rispetto al lunedì della tragedia, ma le condizioni delle strade, allagate dopo il ciclone Montha, restano difficili.
Ancora neve
Spostarsi da Kathmandu, dove ha sede la compagnia, è lungo e laborioso. Non tutti i sentieri di montagna sono stati liberati dalla neve. “Ce la stiamo mettendo tutta, ma per noi non è facile”, racconta Bhuwan Bharati, con una linea telefonica singhiozzante. Ieri scavando nella neve erano stati ritrovati i corpi di Paolo Cocco, 41enne abruzzese, e Marco Di Marcello. Di quest’ultimo, 37enne di nazionalità sia italiana che canadese, non è comunque ancora arrivata la conferma ufficiale del decesso da parte del Ministero degli Esteri.
Le salme a Kathmandu
Le salme di Stefano Farronato e Alessandro Caputo, i due alpinisti italiani travolti e uccisi da una valanga durante l'ascesa del Panbari, montagna alta 6.887 metri sempre nell'Himalaya nepalese, sono arrivate da alcune ore a Kathmandu. Dopo le necessarie formalità partiranno con un volo per l’Italia.