Due procure, quella per i minorenni di Palermo e quella di Agrigento, hanno autorizzato lo sbarco a Porto Empedocle dei 92 naufraghi salvati da Mediterranea, ma la nave è stata ugualmente fermata. Rischia di diventare un caso l’ultima missione dell’ong italiana, tornata in mare dopo un primo fermo annullato dal Tribunale di Trapani e bloccata di nuovo all’arrivo in Sicilia.
Il provvedimento è stato rivendicato dal ministro dell’Interno Piantedosi in persona sui social. "Non aver consentito ai medici di visitare i migranti a bordo e non aver rispettato il porto di sbarco assegnato. Ecco – ha scritto su X - perché è stata fermata la nave di questa ong. Forse per qualcuno è ancora il caso di ricordarlo: l'incolumità delle persone viene prima di tutto e le leggi si rispettano". Tutte bugie ribatte “indignato” l’equipaggio, con il medico di bordo Gabriele Risica, stimato ex primario di cardiologia all’ospedale civile di Venezia, che sorpreso dice: “Abbiamo accolto a bordo, come sempre abbi…
Due procure, quella per i minorenni di Palermo e quella di Agrigento, hanno autorizzato lo sbarco a Porto Empedocle dei 92 naufraghi salvati da Mediterranea, ma la nave è stata ugualmente fermata. Rischia di diventare un caso l’ultima missione dell’ong italiana, tornata in mare dopo un primo fermo annullato dal Tribunale di Trapani e bloccata di nuovo all’arrivo in Sicilia.
Il provvedimento è stato rivendicato dal ministro dell’Interno Piantedosi in persona sui social. "Non aver consentito ai medici di visitare i migranti a bordo e non aver rispettato il porto di sbarco assegnato. Ecco – ha scritto su X - perché è stata fermata la nave di questa ong. Forse per qualcuno è ancora il caso di ricordarlo: l'incolumità delle persone viene prima di tutto e le leggi si rispettano". Tutte bugie ribatte “indignato” l’equipaggio, con il medico di bordo Gabriele Risica, stimato ex primario di cardiologia all’ospedale civile di Venezia, che sorpreso dice: “Abbiamo accolto a bordo, come sempre abbiamo fatto, la dottoressa inviata dall'Usmaf (Sanità marittima), interloquito con lei sulle condizioni delle persone soccorse e messo immediatamente a disposizione lo spazio dell'ospedale di bordo per visitare tutti i superstiti”. Solo per le pessime condizioni del mare, spiega, dopo le prime visite la dottoressa ha deciso di proseguire le valutazioni a terra.
A Porto Empedocle, la nave è arrivata perché così ha ordinato la procuratrice per i minorenni di Palermo, Claudia Caramanna, a tutela di sicurezza, incolumità e integrità dei minori a bordo. “L’ulteriore permanenza a bordo dei minori – si sottolineava nel provvedimento – anche tenuto conto della rappresentata precarietà delle loro condizioni dal punto di vista igienico sanitario e psicologico, della promiscuità con gli adulti e dell’assenza di supporto psicologico e sanitario adeguato all’età, rende necessario adottare con la massima urgenza tutti i provvedimenti a tutela”.
Mediterranea aveva subito sottolineato non solo le precarie condizioni di sette naufraghi per i quali era stato chiesto l’immediato trasferimento in ospedale, ma in generale la necessità di far sbarcare tutti quanti fossero a bordo. Per questioni di sicurezza, certo. Uno sbarco selettivo – ha comunicato il comandante dopo aver formalmente dichiarato lo stato di necessità – avrebbe potuto creare una situazione di inutile tensione, che rischiava di diventare ingestibile nei quattro giorni necessari per raggiungere il porto assegnato di Livorno. “Ma anche perché sono tutti vulnerabili, come abbiamo comunicato più volte alle autorità, senza che nessuno rispondesse”, spiegava prima dell’arrivo a Porto Empedocle la capomissione Sheila Melosu. Una valutazione confortata dal parere del centro internazionale radio medico, che per tutti aveva sottolineato la necessità di un immediato trasferimento a terra.
La risposta è arrivata con una diffida della Guardia costiera che autorizzava lo sbarco di minori e casi sanitari, ma ordinava alla nave di ripartire per Livorno con gli ultimi 57 a bordo. Dopo l’attracco, ecco la sorpresa: i funzionari di Usmaf e Capitaneria presenti sopra e sottobordo hanno fatto sbarcare tutti.
Il motivo si è scoperto solo stamattina: a ordinalo è stato il procuratore capo di Agrigento, Giovanni Di Leo, con provvedimento urgente e immediatamente esecutivo. E allora perché il fermo? Al momento, non ci sono spiegazioni ufficiali.
La Prefettura ha dieci giorni per comunicare la durata del blocco e dell’eventuale sanzione. Per Mediterranea invece la ragione è solo politica: “Non è evidentemente il diritto alla vita e alla salute delle persone salvate in mare a interessare al nostro Governo. E tanto meno il rispetto del diritto internazionale e nazionale e delle decisioni della Magistratura. Per loro l’inumana ossessione che guida l’imposizione di provvedimenti ingiusti e illegittimi è sempre una sola: ostacolare il soccorso civile in mare”.