La tragedia sull’Himalaya: non si trovano due corpi. Ansia per un altro gruppo di 5 italiani
di Elena DusiAbbiamo ancora cinque corpi sotto alla neve, ma il cielo si è offuscato, per oggi dobbiamo fermarci qui. Crediamo di averli individuati e contiamo di recuperarli giovedì». La voce di Bhuwan Bharati, il titolare dell’agenzia di trekking nepalese Wilderness Outdoors che coordina i soccorsi a 4.600 metri di altitudine, arriva a singhiozzo.
Sotto alla valanga del monte Yalung Ri, a nord-est di Kathmandu, si trovano da lunedì mattina i due italiani Marco Di Marcello, 37enne di Castellalto in provincia di Teramo, e Markus Kirchler, 29enne di San Genesio in Alto Adige, oltre a un alpinista tedesco e due guide nepalesi. Il corpo di Paolo Cocco, 41enne di Fara San Martino in provincia di Chieti, un altro membro del gruppo travolto dalla valanga, è stato ritr…
Abbiamo ancora cinque corpi sotto alla neve, ma il cielo si è offuscato, per oggi dobbiamo fermarci qui. Crediamo di averli individuati e contiamo di recuperarli giovedì». La voce di Bhuwan Bharati, il titolare dell’agenzia di trekking nepalese Wilderness Outdoors che coordina i soccorsi a 4.600 metri di altitudine, arriva a singhiozzo.
Sotto alla valanga del monte Yalung Ri, a nord-est di Kathmandu, si trovano da lunedì mattina i due italiani Marco Di Marcello, 37enne di Castellalto in provincia di Teramo, e Markus Kirchler, 29enne di San Genesio in Alto Adige, oltre a un alpinista tedesco e due guide nepalesi. Il corpo di Paolo Cocco, 41enne di Fara San Martino in provincia di Chieti, un altro membro del gruppo travolto dalla valanga, è stato ritrovato due giorni fa e portato nella capitale nepalese.
Il console italiano a Calcutta Riccardo Dalla Costa, competente per il Nepal, ieri ha raggiunto Kathmandu per occuparsi anche del rimpatrio di Alessandro Caputo e Stefano Farronato, morti intorno al 31 ottobre per una tempesta di neve che ha imperversato fino a domenica sul monte Panbari, a nord-ovest di Kathmandu. I corpi del maestro di sci milanese 28enne e del 51enne tecnico forestale di Bassano del Grappa sono stati recuperati sotto tre metri di neve martedì a 5.200 metri.
Il terzo membro del gruppo, Valter Perlino, 64enne di Pinerolo, aveva iniziato a soffrire di una tromboflebite al piede la sera di lunedì 27 ottobre, poche ore prima che iniziasse a nevicare fortissimo. Il dolore e il gonfiore lo avevano spinto a scendere in anticipo al campo base, dove era stato assistito da un elicottero. Proprio lui, salvatosi per un caso fortuito, una settimana più tardi ha guidato i soccorritori alle tende sepolte dalla neve che custodivano i corpi di Caputo e Farronato, ancora avvolti nei sacchi a pelo.
I due incidenti causati dal maltempo sono costati la vita in tutto a cinque alpinisti italiani. Anche se Di Marcello e Kirchler sono ufficialmente considerati dispersi in attesa del recupero e dell’identificazione dei corpi, la stessa Farnesina, di solito prudente, ammette che per i due ci sono ormai «scarse probabilità di sopravvivenza. Le ricerche riprenderanno giovedì in un’area ben individuata».
Paul Romen, sindaco di San Genesio, riconosce: «Pare che non sia più possibile sperare di ritrovare vivo Markus». Kirchler, studente molto brillante e podista di buon livello, lavorava come economista in una società di investimenti a Monaco. I parenti di Di Marcello non hanno invece perso le speranze di ritrovare in vita l’alpinista abruzzese, che ha anche cittadinanza canadese e lavora a Teramo come biologo.
La scia di allarme generata dal ciclone Montha, che ha spazzato il Nepal per tutta la settimana scorsa, mettendo in difficoltà centinaia di escursionisti sul versante sud dell’Himalaya e uccidendo in tutto dieci alpinisti, stenta comunque a placarsi. Ieri il ministero degli esteri ha annunciato di aver perso il contatto con altri cinque italiani impegnati in un trekking in Nepal.
Si tratta di un gruppo proveniente dal lago di Como diretto verso il campo base del monte Makalu a 4.600 metri, una ventina di chilometri a est dell’Everest. Il loro programma prevedeva per ieri e oggi una tappa in una zona senza copertura telefonica, spiega la Farnesina. La ripresa dei contatti è prevista per oggi, ma il maltempo in zona e l’ansia dei parenti hanno spinto le nostre autorità diplomatiche a diramare l’allerta.
Daniele Tonani, titolare della Focus Himalaya Travel di Milano, l’agenzia che ha organizzato il trekking, spiega comunque che non ci dovrebbero essere ragioni di ansia: «La spedizione si svolge per la maggior parte tra i 3.500 e i 3.600 metri di altitudine. Ci sono due passi a 4.100 metri e una salita fino al campo base del Makalu a 4.600 metri. Il gruppo è accompagnato da una guida e quattro portatori. Dorme in lodge simili a rifugi e non attraversa zone spopolate. Se ci fossero stati problemi lo avremmo saputo».