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Gli operai al lavoro senza casco sui ponteggi di Palazzo Chigi

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Va capito come mai, in un palazzo della presidenza del Consiglio, gli operai si arrampichino su un’intelaiatura, fino al tetto, senza un copricapo protettivo
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Tre operai. Tutti e tre senza casco su un ponteggio alto più di dieci metri. Nel quartier generale del governo. Il giorno dopo la morte di Octay Stroici, l’operaio di 66 anni rimasto 11 ore sotto le macerie in seguito al crollo di parte della Torre dei Conti ai Fori imperiali, un ragazzo sulla ventina si arrampica sui ponteggi davanti a Palazzo Chigi. Sale su in cima, fino al tetto. Lo seguono altri due colleghi, più anziani. Nessuno dei tre ha uno straccio di protezione in testa. Né imbracature. Nonostante l’altezza da trampolino olimpico. La scena balza agli occhi del cronista, anche perché avviene in un edificio della presidenza del Consiglio, in via dell’Impresa. Proprio di fronte ai finestroni di Chigi. Dall’altro lato c’è una fiancata di Montecitorio. Sotto, nello slargo, saettano nel frattempo le auto blu di mezzo esecutivo: mancano pochi minuti all’inizio del Cdm presieduto da Giorgia Meloni. In un angolo, nascosto da un pannello verde, spunta pure un cartello che segnala l’ov…

Tre operai. Tutti e tre senza casco su un ponteggio alto più di dieci metri. Nel quartier generale del governo. Il giorno dopo la morte di Octay Stroici, l’operaio di 66 anni rimasto 11 ore sotto le macerie in seguito al crollo di parte della Torre dei Conti ai Fori imperiali, un ragazzo sulla ventina si arrampica sui ponteggi davanti a Palazzo Chigi. Sale su in cima, fino al tetto. Lo seguono altri due colleghi, più anziani. Nessuno dei tre ha uno straccio di protezione in testa. Né imbracature. Nonostante l’altezza da trampolino olimpico. La scena balza agli occhi del cronista, anche perché avviene in un edificio della presidenza del Consiglio, in via dell’Impresa. Proprio di fronte ai finestroni di Chigi. Dall’altro lato c’è una fiancata di Montecitorio. Sotto, nello slargo, saettano nel frattempo le auto blu di mezzo esecutivo: mancano pochi minuti all’inizio del Cdm presieduto da Giorgia Meloni. In un angolo, nascosto da un pannello verde, spunta pure un cartello che segnala l’ovvio: l’obbligo di casco. Dall’altro lato dell’impalcatura, c’è una scritta con l’intestazione di una ditta, anche se non è chiaro se sia l’azienda responsabile dei lavori o abbia semplicemente installato il ponteggio, lasciando che il cantiere sia portato avanti da un’altra impresa.

Rimane il giallo. Va capito come mai, in un palazzo della presidenza del Consiglio, gli operai si arrampichino su un’intelaiatura, fino al tetto, senza un copricapo protettivo. Come conferma Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione ed ex direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, «il casco in un cantiere è sempre obbligatorio». Per il magistrato, tra i massimi esperti delle normative di sicurezza, i lavori pubblici in generale «spesso sono più insicuri di quelli privati», perché «grazie ai subappalti a cascata finiscono per essere eseguiti da una serie di piccole imprese che per concorrere e conseguire la commessa devono risparmiare sui materiali, affrettare i tempi e tagliare i costi. Questo avviene con una formazione approssimativa, risparmiando sulle misure di sicurezza». A parere dell’ex direttore dell’Ispettorato nazionale, «basterebbe vigilare per scoprire che la regola è non essere in regola. Ma a far mettere un casco basta poco, se si vuole». Per il governo, ieri pomeriggio, all’indomani della morte di Stroici, nessuno vigilava.

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