Chiesto l’arresto dell’imprenditore che spiava le sue inquiline: trovati migliaia di video intimi
di Alessandra ZinitiMigliaia di video e foto registrati dalle webcam che aveva piazzato nei bagni degli appartamenti che affittava prevalentemente a studentesse dell’università e ad allieve della scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza de l’Aquila. Ci vorranno almeno sessanta giorni perché il perito incaricato dalla Procura esamini la memoria del telefono cellulare con cui G.G., noto imprenditore del capoluogo abruzzese, guardava in diretta quello che avveniva nell’intimità dei 12 appartamenti della palazzina di sua proprietà. Ma a giudicare dalla mole dei gigabyte di diversi dispositivi sequestratigli, tra cui una chiavetta usb e dodici schede di memoria delle telecamere, è conseguente immaginare che di quei video l’imprenditore facesse un uso che andava oltre l’utilizzo personale. E che si appoggiava anche a un indirizzo cloud blindato.
Migliaia di video e foto registrati dalle webcam che aveva piazzato nei bagni degli appartamenti che affittava prevalentemente a studentesse dell’università e ad allieve della scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza de l’Aquila. Ci vorranno almeno sessanta giorni perché il perito incaricato dalla Procura esamini la memoria del telefono cellulare con cui G.G., noto imprenditore del capoluogo abruzzese, guardava in diretta quello che avveniva nell’intimità dei 12 appartamenti della palazzina di sua proprietà. Ma a giudicare dalla mole dei gigabyte di diversi dispositivi sequestratigli, tra cui una chiavetta usb e dodici schede di memoria delle telecamere, è conseguente immaginare che di quei video l’imprenditore facesse un uso che andava oltre l’utilizzo personale. E che si appoggiava anche a un indirizzo cloud blindato.
Martedi la decisione del gip
Da qui la decisione dei magistrati di aggravare le contestazioni al proprietario degli appartamenti, tanto da chiederne l’arresto ai domiciliari. La Procura ha motivato la richiesta dei domiciliari con il timore dell’inquinamento delle prove. Diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti la nuova accusa con cui il sostituto procuratore Andrea Papalia ha chiesto l’arresto dell’imprenditore. Una richiesta su cui, secondo le nuove norme del codice di procedura penale, il giudice per le indagini preliminari Giulia Colangeli si esprimerà la prossima settimana dopo l’interrogatorio dell’indagato che è assistito dall’avvocato Roberto De Cesaris che ha già fatto sapere che l’imprenditore risponderà dando tutte le spiegazioni del caso. A cominciare dalla provenienza di quegli 80mila euro in contanti rinvenuti nella sua auto e che, secondo l’avvocato sarebbero legati all’attività di ristorazione di cui l’imprenditore è titolare, il bar dello stadio de l’Aquila.
Si cercano anche possibili complici
Gli inquirenti invece sono convinti che quel denaro possa essere legato alla commercializzazione di quelle migliaia di foto e video che chissà da quanto tempo venivano registrate violando la privacy degli ignari inquilini. Le indagini sono solo all’inizio. Oltre a cercare di capire se e dove quelle immagini sono finite, gli inquirenti stanno cercando di capire se l’uomo fosse in grado di impiantare da solo quelle telecamere collegandole alla app da cui gestiva le registrazioni o se invece possa avere contato su complicità di personale specializzato che, a giudicare dai luoghi dove erano state occultate quelle webcam, non potevano non essere a conoscenza dell’attività di spionaggio messa in atto dal proprietario di quegli appartamenti. Attività sventata casualmente da una studentessa che due settimane fa si è accorta di quello strano “occhio” nascosto nel vano luce dello specchio del suo bagno. Per poi scoprire che analoghe telecamere erano state piazzate nei bagni di tutti e dodici gli appartamenti della palazzina.