La valanga dello Yalung Ri si tiene ancora stretti i corpi dei 5 alpinisti dispersi in Nepal. Fra loro ci sono gli italiani Marco Di Marcello e Markus Kirchler, oltre a un tedesco e due guide locali. La massa di neve li ha travolti lunedì mattina durante un temporale a 4.700 metri, su uno dei percorsi più spettacolari del Nepal, a poca distanza dall’Everest. Per la Farnesina ci sono poche speranze di ritrovarli vivi.
Sono stati invece contattati per telefono i 5 turisti di Como che non avevano dato notizie di sé per tutta la giornata di mercoledì. Il ministero degli Esteri li aveva dichiarati irraggiungibili, causando ansia sulla loro sorte, ma erano impegnati in un sentiero sul monte Makalu, a est dell’Everest, e il programma prevedeva un tratto senza rete telefonica.
Ieri il titolare della loro agenzia, Daniele Tonani di Focus Himalaya Travel, gli ha parlato: «Hanno preso un po’ di acqua e neve, ma stanno bene. Sono arrivati senza contrattempi nel villaggio di Dobato. Proseguiranno …
La valanga dello Yalung Ri si tiene ancora stretti i corpi dei 5 alpinisti dispersi in Nepal. Fra loro ci sono gli italiani Marco Di Marcello e Markus Kirchler, oltre a un tedesco e due guide locali. La massa di neve li ha travolti lunedì mattina durante un temporale a 4.700 metri, su uno dei percorsi più spettacolari del Nepal, a poca distanza dall’Everest. Per la Farnesina ci sono poche speranze di ritrovarli vivi.
Sono stati invece contattati per telefono i 5 turisti di Como che non avevano dato notizie di sé per tutta la giornata di mercoledì. Il ministero degli Esteri li aveva dichiarati irraggiungibili, causando ansia sulla loro sorte, ma erano impegnati in un sentiero sul monte Makalu, a est dell’Everest, e il programma prevedeva un tratto senza rete telefonica.
Ieri il titolare della loro agenzia, Daniele Tonani di Focus Himalaya Travel, gli ha parlato: «Hanno preso un po’ di acqua e neve, ma stanno bene. Sono arrivati senza contrattempi nel villaggio di Dobato. Proseguiranno il loro trekking fino al 9 novembre».
Sullo Yalung Ri invece si continua a scavare a colpi di pala. Due corpi sono stati ritrovati martedì e portati a Kathmandu: il fotografo abruzzese Paolo Cocco e un francese. Gli altri invece faticano a essere recuperati. Sotto alla giacca indossano un geolocalizzatore che indica il luogo esatto in cui si trovano. Ieri con una giornata intera di bel tempo i soccorritori hanno scavato una buca profonda 7 metri. Hanno trovato una giacca e dei ramponi — non si sa a chi appartengano — ma non gli alpinisti.
In alto da sinistra: Stefano Farronato Alessandro Caputo e Markus Kirchler. In basso: Marco Di Marcello e Paolo Cocco
La neve, all’inizio farinosa, si sta addensando. Scavare diventa più faticoso e oggi i due elicotteri impegnati sullo Yalung Ri (uno è pilotato dall’italiano Manuel Munari) porteranno in quota una squadra aggiuntiva di sherpa.
A coordinare le ricerche si sono aggiunte ieri due guide alpine di grande esperienza: Michele Cucchi, che si trovava già sul lato nepalese dell’Everest nella base scientifica italiana Everest-K2-Cnr, e Bruno Jelk, svizzero, presidente della Commissione internazionale per il soccorso alpino.
A Kathmandu stanno arrivando i familiari dei due alpinisti morti in un incidente separato, ma sempre causato dal ciclone Montha che ha imperversato sull’Himalaya per tutta la scorsa settimana. Alessandro Caputo e Stefano Farronato si trovavano a 5.200 metri, diretti verso la cima del monte Panbari, quando la tempesta di neve li ha colpiti la notte di lunedì 27 ottobre. Hanno comunicato con il satellitare fino al 30 ottobre e sono stati ritrovati sepolti da 3 metri di neve il lunedì successivo.
Per il rimpatrio dei corpi (come per Cocco) bisognerà attendere le autopsie. I familiari di Farronato, che si definiva un “migrante montanaro”, stanno valutando l’ipotesi della cremazione. Al ritorno il suo Comune, Bassano del Grappa, organizzerà una cerimonia laica di addio. «Mio fratello — ha detto Martina Farronato — ha vissuto come aveva desiderato, con pienezza. Era curioso, amava seguire strade non comuni, aveva una personalità alternativa».