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Alpinisti dispersi in Nepal, i soccorritori: “La neve è troppo compatta, sospendiamo le ricerche”

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Marco di Marcello e Markus Kirchler non si trovano da lunedì scorso, dopo che una valanga ha travolto la loro spedizione sullo Yalung Ri
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Le ricerche degli alpinisti dispersi in Nepal si sono fermate per oggi. Il tempo è bello, ma la neve con il passare del tempo sta diventando sempre più compatta e difficile da scavare. "Per andare avanti servirebbero 50 0 60 persone che perlustrino la superficie della valanga con le aste d’acciaio” spiega Agostino Da Polenza, esperto alpinista e fondatore del Comitato Ev-K2-Cnr, che ha una base a 5mila metri sul fronte nepalese dell’Everest.

Marco Di Marcello e Markus Kirchler sono ancora sepolti sul monte Yalung Ri, poco più a ovest dell’Everest. Una valanga lunedì mattina ha travolto il gruppo di 15 alpinisti di cui facevano parte. In sette sono morti. Due – l’italiano Paolo Cocco e un francese – sono stati estratti dalla neve martedì. Degli altri cinque non si hanno notizie: insieme a Di Marcello e Kirchler mancano uno scalatore tedesco e due guide nepalesi.

I soccorritori Manuel Munari (elicotterista) e Michele Cucchi (guida alpina) stanno incontrando oggi il console italiano a Ka…

Le ricerche degli alpinisti dispersi in Nepal si sono fermate per oggi. Il tempo è bello, ma la neve con il passare del tempo sta diventando sempre più compatta e difficile da scavare. "Per andare avanti servirebbero 50 0 60 persone che perlustrino la superficie della valanga con le aste d’acciaio” spiega Agostino Da Polenza, esperto alpinista e fondatore del Comitato Ev-K2-Cnr, che ha una base a 5mila metri sul fronte nepalese dell’Everest.

Marco Di Marcello e Markus Kirchler sono ancora sepolti sul monte Yalung Ri, poco più a ovest dell’Everest. Una valanga lunedì mattina ha travolto il gruppo di 15 alpinisti di cui facevano parte. In sette sono morti. Due – l’italiano Paolo Cocco e un francese – sono stati estratti dalla neve martedì. Degli altri cinque non si hanno notizie: insieme a Di Marcello e Kirchler mancano uno scalatore tedesco e due guide nepalesi.

I soccorritori Manuel Munari (elicotterista) e Michele Cucchi (guida alpina) stanno incontrando oggi il console italiano a Kathmandu per decidere come procedere. Si trovavano in Nepal nel laboratorio di Ev-K2-Cnr, ma alla notizia dell’incidente si sono diretti sullo Yalung Ri per dare il loro contributo esperto.

In questo tipo di operazioni i soccorritori marciano uno accanto all’altro con un’asta d’acciaio in mano e perforano la neve, controllando l’eventuale presenza di corpi in profondità. I costi in Nepal sono tutti a carico dei privati, ma vengono coperti dalle assicurazioni.

“Questo non vuol dire che si tenda a rinunciare troppo presto. Ho visto operazioni lunghe e complesse in cui le assicurazioni hanno continuato a pagare i soccorsi” spiega Da Polenza. “In altri casi sono subentrate le famiglie. Le spese possono arrivare a qualche decina di migliaia di euro. Purtroppo in Nepal non esiste un soccorso alpino pubblico e centralizzato. Sarebbe necessaria un’organizzazione migliore, visto il gran numero di spedizioni, ma al momento siamo lontani da un servizio simile a quello italiano”.

"Abbiamo avuto la brutta notizia che le ricerche di Marco sono state sospese questa mattina". Sono le parole di Gianni Di Marcello, il fratello del biologo teramano di 37 anni da lunedì scorso disperso in quota insieme a Markus Kirchler, dopo che una valanga ha travolto la spedizione internazionale diretta prima sullo Yalung Ri (5.630 metri) e poi sul picco Dolma Khang (6.332 metri) e che ha provocato la morte, tra le sette vittime, anche del fotografo abruzzese Paolo Cocco di Fara San Martino, in provincia di Chieti.

"Abbiamo operato a 5.420 metri" precisano Munari e Cucchi che usano i rilevatori Recco, strumenti in grado di captare segnali da dispositivi riflettenti o da componenti metallici dell'attrezzatura. "Con noi sono saliti anche lo svizzero Bruno Jelk, grande esperto di soccorsi in alta montagna, e le quattro guide nepalesi, ma considerate le condizioni della neve abbiamo deciso di sospendere le ricerche. La valanga ha un fronte di 210-220 metri".

"Se dovesse cadere una nuova valanga a quel punto il ritrovamento degli alpinisti diventerebbe quasi impossibile perché la neve andrebbe a compattarsi ulteriormente e non si esclude che sotto la valanga ci siano dei crepacci. Se invece la situazione resterà invariata rispetto a oggi, il caldo dell'estate prossima scioglierà la neve, quindi aumenterà di molto la possibilità di ritrovare gli alpinisti" e ricordano che "siamo su un territorio glaciale e a quote molto elevate".

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