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Ferzan Ozpetek: “Quando a cena Veronesi mi convinse che il cancro si può battere”

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Oggi è la Giornata dell’Airc. Il regista e il suo impegno per la ricerca: “Un tumore mi ha portato via un fratello, Ma avere paura non serve, la malattia va presa in giro”
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Aiutare, telefonare, chiamare gli amici medici. Quando una persona attorno a me ha un tumore mi viene un’irrefrenabile voglia di darmi da fare». Il regista Ferzan Ozpetek è un vulcano di energia. Nel 2007 e 2009 ha girato senza compensi due spot per l’Airc, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha compiuto 60 anni e oggi porta in piazza i Cioccolatini della Ricerca.

Sette anni fa Ozpetek ha perso un fratello maggiore per un tumore del pancreas. «Gli avevano dato sei mesi, lui è andato avanti tre anni, ma continuava a ripetere che voleva vivere, voleva vivere ancora». Oggi che l’Airc organizza la sua giornata per il finanziamento della ricerca, il regista invita tutti a partecipare. «Lavorando per Airc sono diventato amico di molti medici. Quando posso, cerco sempre di aiutare chi non sa come affrontare il tumore. Non c’è nulla di peggio che sentirsi soli. Più se ne parla meglio è, senza pudore».

Ci racconta un episodio?

«Amo fare la spesa e parlare con le persone, così …

Aiutare, telefonare, chiamare gli amici medici. Quando una persona attorno a me ha un tumore mi viene un’irrefrenabile voglia di darmi da fare». Il regista Ferzan Ozpetek è un vulcano di energia. Nel 2007 e 2009 ha girato senza compensi due spot per l’Airc, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha compiuto 60 anni e oggi porta in piazza i Cioccolatini della Ricerca.

Sette anni fa Ozpetek ha perso un fratello maggiore per un tumore del pancreas. «Gli avevano dato sei mesi, lui è andato avanti tre anni, ma continuava a ripetere che voleva vivere, voleva vivere ancora». Oggi che l’Airc organizza la sua giornata per il finanziamento della ricerca, il regista invita tutti a partecipare. «Lavorando per Airc sono diventato amico di molti medici. Quando posso, cerco sempre di aiutare chi non sa come affrontare il tumore. Non c’è nulla di peggio che sentirsi soli. Più se ne parla meglio è, senza pudore».

Ci racconta un episodio?

«Amo fare la spesa e parlare con le persone, così la commessa del banco del pesce è diventata mia amica. Mi consigliava sempre i prodotti migliori, passavamo del tempo a chiacchierare. Quando non l’ho vista più ho chiesto sue notizie e mi hanno detto che si era ammalata di tumore. Però non mi hanno dato il suo telefono. L’ho trovata su Instagram, ci siamo scritti e ho mandato i suoi esami ai medici consigliati dagli amici dell’Airc. Ora sta bene, mi dice sempre che avere la mia attenzione le ha dato la carica».

I suoi spot per l’Airc, uno con Isabella Ferrari e l’altro con Valeria Golino, sono pieni di persone sorridenti. Come mai?

«Con il cancro devi reagire in modo positivo. Lo devi prendere in giro, non averne paura. L’atteggiamento con cui lo si affronta è importante. È una malattia che andrebbe sempre presa a pesci in faccia».

La protagonista di un suo film, “Allacciate le cinture”, si ammala ma non smette di fare l’amore.

«L’idea è nata da un episodio che ho vissuto. Un’amica si era ammalata di tumore al seno. L’aveva scoperto tardi e stava male. Mi aveva detto che le sarebbe piaciuto conoscere Umberto Veronesi, così li ho invitati a cena a casa mia. Non so come mi è venuto in mente, immediatamente dopo mi sono pentito, ma mentre mangiavamo le ho chiesto: come va l’intimità con tuo marito? Da quello scambio è nata la sceneggiatura del film. Mostrare il corpo della protagonista trasformato dalla malattia è stata una scelta coraggiosa. Molti, incluso Veronesi, mi consigliavano di non farlo, ma io volevo comunicare che il vero amore resiste anche quando il corpo perde la sua freschezza».

Ci dice di più su quella cena?

«Ho conosciuto Umberto 25 anni fa, mi aveva chiamato lui per gli spot Airc. È stato uno di quegli incontri che ti cambiano. Il suo sguardo dava la forza di affrontare tutti i problemi. Quando l’ho invitato a cena mi sono ricordato che era vegetariano, così ho preparato un menu adatto a lui. Eravamo in 40, quanto ho cucinato. C’era anche Stefania Sandrelli, che è impazzita per le polpette di melanzane. Non mi erano venute affatto male».

Lei non è vegetariano se compra il pesce, ma è attento alla salute?

«Vado in palestra e mangio carne il meno possibile. So di essere un ipocrita, dovrei abolirla del tutto perché è sbagliato girarci dall’altra parte di fronte al dolore delle persone e degli animali. Il male che facciamo è destinato a tornarci indietro. Marguerite Yourcenar usava una bellissima espressione: mangiare la sofferenza. Era vegetariana, diceva, perché non tollerava l’idea di digerire un’agonia».

Dà consigli ai suoi amici per la prevenzione?

«Consiglio di fare tutti gli screening. Non capisco chi riceve a casa la lettera per fare un esame e ci rinuncia. Non bisogna avere paura di ricevere cattive notizie, il cancro prima si affronta meglio è. Poi mi fido dell’Airc. Prego tutti in ginocchio di donare anche due euro, di credere nella ricerca».

Lei ci ha sempre creduto?

«Un’altra amica di recente ha avuto un tumore ematologico. Gli hanno consigliato la terapia sperimentale Car-t. Un nome così, una tecnica nuova: non ero affatto convinto. I medici poi dicevano che non funzionava su tutti. Lei durante il ricovero è stata così male da chiedere di tornare a casa per morire nel suo letto. Invece dopo 22 giorni di ospedale, anche con 41 di febbre, è guarita. Il suo tumore è scomparso e io non ho più dubitato della ricerca».

Suo fratello invece?

«Aveva poco più di 60 anni, tre più di me, ma sembrava più giovane. Era alto, sportivo, non fumava e non beveva. Con la sua malattia ho capito quanto sia prezioso il lavoro di medici e infermieri. Il loro stipendio sarà sempre troppo basso, perché sono impagabili».

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