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Vivian Liska: “Scioccata dalla guardia svizzera, a Roma episodi imbarazzanti”

Università di Anversa 

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Parla la professoressa che ha assistito al militare pontificio parlare “con disprezzo” degli ebrei e fare il gesto di sputare: “Un episodio non di grande importanza se non è sintomatico di qualcosa di più grande”. Apprezzamento per Leone, disagio per altri interventi
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E’ stato un momento “scioccante” ma “non di grande importanza, se non è sintomatico di qualcosa di più grande”. Vivian Liska è al centro, suo malgrado, di una tempesta scoppiata quando, a fine ottobre, in occasione di un’udienza papale nel contesto delle celebrazioni della Nostra Aetate, dichiarazione del Concilio vaticano II sul rapporto con gli ebrei e le altre religioni, una Guardia svizzera ha avuto un comportamento di disprezzo nei confronti di un gruppo di ebrei presenti in piazza San Pietro. Professoressa di letteratura tedesca e direttrice dell’Institute of Jewish Studies all’università di Anversa, in Belgio, nonché visiting professor all’università ebraica di Gerusalemme, Liska avrebbe evitato il clamore mediatico, ma in questa intervista accetta di raccontare gli eventi, sottolineando, peraltro, che in quei giorni a Roma ci sono stati episodi per lei più gravi per le relazioni ebraico-cristiane.

Cosa è successo mercoledì 29 ottobre in piazza San Pietro con la guardia svizzer…

E’ stato un momento “scioccante” ma “non di grande importanza, se non è sintomatico di qualcosa di più grande”. Vivian Liska è al centro, suo malgrado, di una tempesta scoppiata quando, a fine ottobre, in occasione di un’udienza papale nel contesto delle celebrazioni della Nostra Aetate, dichiarazione del Concilio vaticano II sul rapporto con gli ebrei e le altre religioni, una Guardia svizzera ha avuto un comportamento di disprezzo nei confronti di un gruppo di ebrei presenti in piazza San Pietro. Professoressa di letteratura tedesca e direttrice dell’Institute of Jewish Studies all’università di Anversa, in Belgio, nonché visiting professor all’università ebraica di Gerusalemme, Liska avrebbe evitato il clamore mediatico, ma in questa intervista accetta di raccontare gli eventi, sottolineando, peraltro, che in quei giorni a Roma ci sono stati episodi per lei più gravi per le relazioni ebraico-cristiane.

Cosa è successo mercoledì 29 ottobre in piazza San Pietro con la guardia svizzera ora sottoposta a un’indagine interna?

“Il fatto che questo incidente sia diventato virale non era affatto mia intenzione. Per me si è trattato di un incidente che ha coinvolto un individuo che si è comportato male, e questo è tutto. È stato davvero un momento piuttosto scioccante, ma di grande importanza se non è sintomatico di qualcosa di più grande. Ed è per questo che non ne avrei parlato affatto alla stampa. Oggi ho sentimenti contrastanti su tutta l’esperienza che ho fatto a Roma, e penso che ci siano stati momenti molto più importanti, sia belli che brutti”.

Partiamo dall’episodio della Guardia svizzera

“Sono entrata in piazza San Pietro con la delegazione ebraica, e un po' per caso mi sono trovata di fronte alla guardia svizzera. Lui ha detto ad alta voce, “niente fotografie”: era il suo lavoro. E poi ha aggiunto a bassa voce, ed era come se parlasse a se stesso, “juifs”, ebrei, e ha fatto un piccolo gesto, come per sputare: non ha sputato su di noi, ha fatto il gesto. E’ stato molto breve, un secondo. A quel punto gli ho chiesto: "Cos'hai appena detto?". E lui non ha risposto. Ho chiesto: "Hai detto ebrei?". Lui ha scosso la testa come per dire "no". E io ho detto: "Sei un bugiardo". Sono andato da una guardia che era lì presente e gli ho raccontato l'accaduto”.

Ma lei ha sentito la Guardia svizzera dire “ebrei”, e dirlo con disprezzo?

“Sì, altrimenti non avrei reagito così. Non sono una persona ossessionata dall’antisemitismo”.

Dopo cosa è successo?

“Quindici minuti dopo è venuto un responsabile della sicurezza e si è scusato profondamente. Poi giovedì ho ricevuto una telefonata da un’autorità delle Guardie svizzere e mi hanno detto che hanno analizzato le immagini di una telecamera che c’è lì. Dalle registrazioni però non si sente quello che la Guardia svizzera dice: ripeto, era come se parlasse con se stesso, a voce bassa. La persona al telefono si è scusata e ha detto che ci sarebbero state delle conseguenze. Ad ogni modo, è stata una piccola cosa da parte di un singolo individuo, e non credo sia giusto che si traduca in un sentimento negativo nei confronti di tutte quelle giornate. Dove sono avvenute cose belle e altre cose deludenti, irritanti e anche preoccupanti”.

Quali?

“Innanzitutto devo dire tutta la mia stima per alcune delle persone presenti, in primo luogo il Papa. Ho molto apprezzato quello che hanno detto Leone XIV, il cardinale Kurt Koch, responsabile della Santa Sede per i rapporti con gli ebrei, ma anche diversi teologi come Christian Rutishauser e Gregor-Maria Hoff che erano presenti. Però ci sono stati per me quattro momenti problematici. Il più concreto, ma il più piccola, era questa Guardia Svizzera”.

E gli altri?

“Alla conferenza alla Pontificia università Gregoriana un gesuita, Mario Imperatori, ha tenuto un discorso nel quale ha fatto un paragone tra quello che Israele ha fatto a Gaza con quello che fecero i nazisti. Ed ha parlato di Satana in riferimento agli ebrei di Israele. Non ero presente quando parlava, ho sentito i resoconti. Ma la conferenza nel suo complesso, co-organizzata dal centro Cardinal Bea e alla quale ho partecipato in parte, è stata per il resto straordinaria, e mi è stato riferito che il direttore del Centro, Massimo Gargiulo, ha immediatamente preso le distanze a nome proprio e degli organizzatori della conferenza dalle dichiarazioni di Imperatori, definendole inaccettabili. Una componente importante di questa conferenza sono stati i profondi colloqui e gli scambi amichevoli tra studiosi e intellettuali ebrei e cristiani come Karma Ben Johanan, il rabbino David Meyer e il vescovo Etienne Vetö. Il secondo episodio è avvenuto alla commemorazione serale del documento conciliare Nostra Aetate. Non capisco perché gli organizzatori del Vaticano abbiano trovato una sola persona per parlare da una prospettiva ebraica, una persona di origini britanniche che vive a Gerusalemme e ha espresso una critica aspra dell’azione di Israele a Gaza. E io capisco perfettamente l'indignazione per ciò che è successo a Gaza. Assolutamente. Ma nel contesto di una celebrazione dove tutti gli altri hanno espresso il loro contributo alla pace interreligiosa questo era semplicemente inappropriato e fuori posto. E’ un un conflitto molto complicato, una guerra iniziata con un'aggressione radicale il 7 ottobre. Questa persona – direttore di una organizzazione pacifista a Gerusalemme – nel suo discorso ha espresso il dolore per il 7 ottobre, il suo dolore per le vittime di Gaza, bene, e poi ha espresso “profonda vergogna” per “la cecità morale nella mia comunità”, ha detto con enfasi, “questo è sbagliato”. E a quel punto nell’aula c’è stato un applauso! Per me quel momento, con quegli applausi da parte dei rappresentanti delle religioni mondiali, e la scelta di dare la parola solo a questa rappresentante del mondo ebraico, mi ha messo molto a disagio, e ho pensato che fosse una pessima idea, per usare un eufemismo”.

Qual è l’ultima cosa che non le è piaciuta?

“Il fatto che quando si parla di Nostra Aetate l’ebraismo sia diventata una nota a piè di pagina. Papa Leone XIV, invece, ha ricordato ben due volte che quel documento nasce in relazione agli ebrei, dopo la Shoah. E invece questa idea non è stata abbastanza sottolineate. L’evento in Vaticano era pieno di musica, quasi un musical… ma il livello intellettuale non era molto alto. E invece c’è ancora molto da fare, forse più di prima, nelle relazioni tra ebrei e cristiani. Nello spirito di Nostra Aetate”.

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