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Crotone, preside ai domiciliari: “Usava la scuola come bancomat per viaggi e traslochi gratis”

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Per anni Ida Sisca ha usato l’istituto Pertini per regalare esami, crediti o per avere ristrutturazioni e favorire contratti ai familiari. Insieme al genero era già al lavoro per “aggiustare” su larga scala concorsi e esami di Link University e E-Campus
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Dai tavolini di ping pong alle stecche sugli appalti, dai concorsi truccati alle poltrone metaforiche e reali. Per la preside Ida Sisca, insieme al genero Ernesto Calabretta, finita ai domiciliari su richiesta della procura di Crotone e per ordine del gip per peculato, concussione, corruzione e falso, la scuola era un bancomat.

Sisca, hanno accertato i carabinieri di Crotone, nel tempo lo ha usato per scroccare ristrutturazioni gratis per la casa del figlio a una ditta e traslochi gratis a un’altra, come per piazzare amici e parenti fra i supplenti, taroccare documenti per favorire altri familiari, aggiustare (a pagamento) concorsi per l’erogazione di crediti Tfa necessari per l’insegnamento e persino per rinnovare gli ambienti a casa. Una giungla di illeciti che i carabinieri ricostruiscono a partire dalla denuncia di uno degli imprenditori vessati, ma che rapidamente rivela un business criminale.

Dai tavolini di ping pong alle stecche sugli appalti, dai concorsi truccati alle poltrone metaforiche e reali. Per la preside Ida Sisca, insieme al genero Ernesto Calabretta, finita ai domiciliari su richiesta della procura di Crotone e per ordine del gip per peculato, concussione, corruzione e falso, la scuola era un bancomat.

Sisca, hanno accertato i carabinieri di Crotone, nel tempo lo ha usato per scroccare ristrutturazioni gratis per la casa del figlio a una ditta e traslochi gratis a un’altra, come per piazzare amici e parenti fra i supplenti, taroccare documenti per favorire altri familiari, aggiustare (a pagamento) concorsi per l’erogazione di crediti Tfa necessari per l’insegnamento e persino per rinnovare gli ambienti a casa. Una giungla di illeciti che i carabinieri ricostruiscono a partire dalla denuncia di uno degli imprenditori vessati, ma che rapidamente rivela un business criminale.

Per Sisca, specifica il gip, la scuola, nello specifico l’istituto Pertini Santoni di Crotone, era una “succursale della famiglia” utile per “appropriarsi indebitamente dei beni e delle risorse economiche” – inclusi tavolini da ping pong, un calcio balilla e un paio di poltrone – e per “ricattare imprenditori legati all'istituto da appalti pubblici e docenti, nel costante e spasmodico perseguimento di interessi privatistici”. Ma per l’ex preside, l’Istituto Pertini che dirigeva era soprattutto un regno attorno a cui costruire “un vasto e consolidato circuito clientelare, foriero di continue richieste di aiuti e favoritismi”.

Per un posto, un aiuto al concorso, una segnalazione alla sua porta bussava chiunque da ex dirigenti comunali, come Gianfranco De Martino, al vescovo di Lamezia Terme, Serafino Parisi. E poi c’era la famiglia. A partire dalla figlia, fra le docenti dell’istituto che Sisca da preside amministrava, scoperta quando, dopo due mesi di assenza ingiustificata, per lei è stata avviata la procedura di licenziamento.

Per gli investigatori, non si tratta di casi isolati, ma di un metodo che ha trasformato l’istruzione in un business criminale, che non si è esaurito neanche quando Sisca è andata in pensione. Titolare insieme al genero di Unicrotone e Unihera, società attive nel settore della formazione e dell’assistenza allo studio, l’ex preside – anche forte dei “legami opachi” con il personale dell’istituto che per anni ha guidato e le cosiddette “università libere” come la Link – si preparava a fare il salto. Anzi, lo progettava.

“Ho un potenziale che mi proviene da anni ed anni, che posso sbancare quando io mi fermo (vado in pensione ndr). Sbanco più così che qui (da preside ndr)”, registrano i carabinieri. Più che una dichiarazione di intenti, una confessione. Finiti gli anni in cui la scuola è servita per incamerare indebitamente beni, relazioni e contatti, la preside – in combutta con il genero – si preparava a monetizzare il giro di clientele nel tempo costruito.

Il business era quello della formazione a pagamento, già testato ai tempi in cui era preside sempre disponibile, dietro adeguato compenso, a taroccare atti per permettere a uno studente di sostenere gli esami di maturità o a minacciare, ricattare e vessare docenti perché garantissero promozioni ad alunni che non lo meritavano. I soldi veri, con tanto di contabilità appuntata su un quadernetto trovato dai carabinieri, sono arrivati con la formazione a pagamento. Prima fra tutti, quella necessaria ad acquisire i crediti Tfa, fino all’anno scorso necessari ai futuri docenti per accedere ai concorsi o presentare domanda come supplenti.

Le università libere (private riconosciute, spesso on line) ne hanno fatto un business con centinaia di corsi e l’ex preside, insieme al genero, ha fiutato il business. Bastava oliare il commissario designato per il concorso con una generosa somma di denaro ed ecco spuntare in anticipo le domande per il test, da consegnare – ovviamente dietro lauto pagamento – ai candidati.

Un sistema che insieme al genero puntava ad allargare, insieme al parterre di dirigenti e docenti compiacenti di varie università libere incaricati di vigilare sulle procedure d’esame. Come? Cene, “regali” e “buste”, spesso consegnati – emerge dalle carte – anche in occasione delle visite alla sede centrale della Link University e della sorella E- campus, dove – affermano “con certezza” gli investigatori – Sisca e Calabretta avevano “entrature ad alto livello, ossia, tra il personale docente e direttivo.

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