I due dipendenti dello Ior che erano stati licenziati nei mesi scorsi dopo essersi sposati “saranno nuovamente assunti in Vaticano”: lo scrive l’Associazione dei dipendenti laici vaticani, che riferisce di un “accordo” che è stato trovato nel quadro del processo in corso presso il tribunale dello Stato pontificio.
La “concertazione”
“Alla fine ha vinto la giustizia, mediata dalla ragionevolezza: Silvia e Domenico, i due colleghi ex Ior licenziati dopo essere convolati a nozze, saranno nuovamente assunti in Vaticano”, scrive l’associazione. “Il loro è stato un vero e proprio calvario e più volte lo abbiamo ribadito nei nostri appelli. Questa sofferenza ha generato frutti positivi? In parte sì. Possiamo dire che sia prevalso un approccio basato sulla concertazione, ovviamente dopo una obiettiva e accurata analisi della posizione delle due parti contendenti in sede giudiziaria”.
La vicenda
Ai due ex dipendenti della “banca vaticana”, Domenico Fabiani e Silvia Carlucci, è stata applicato …
I due dipendenti dello Ior che erano stati licenziati nei mesi scorsi dopo essersi sposati “saranno nuovamente assunti in Vaticano”: lo scrive l’Associazione dei dipendenti laici vaticani, che riferisce di un “accordo” che è stato trovato nel quadro del processo in corso presso il tribunale dello Stato pontificio.
La “concertazione”
“Alla fine ha vinto la giustizia, mediata dalla ragionevolezza: Silvia e Domenico, i due colleghi ex Ior licenziati dopo essere convolati a nozze, saranno nuovamente assunti in Vaticano”, scrive l’associazione. “Il loro è stato un vero e proprio calvario e più volte lo abbiamo ribadito nei nostri appelli. Questa sofferenza ha generato frutti positivi? In parte sì. Possiamo dire che sia prevalso un approccio basato sulla concertazione, ovviamente dopo una obiettiva e accurata analisi della posizione delle due parti contendenti in sede giudiziaria”.
La vicenda
Ai due ex dipendenti della “banca vaticana”, Domenico Fabiani e Silvia Carlucci, è stata applicato un nuovo regolamento anti-familismo, pubblicato il due maggio del 2024, che stabilisce che “la celebrazione del matrimonio canonico tra un dipendente dell’Istituto e un altro dipendente dell’Istituto o di altre amministrazioni dello Stato della Città del Vaticano costituisce causa di perdita dei requisiti di assunzione”. Nello specifico, la nuova norma prevede che se due dipendenti si sposano uno dei due deve rinunciare al proprio impiego nello Ior. La tagliola per la nuova coppia è scattata con il loro matrimonio, celebrato il 31 agosto del 2024, e il licenziamento – o, per usare il linguaggio dello Ior, la perdita dei requisiti di assunzione – è avvenuto il primo ottobre. Ma – è la contestazione – i due ex dipendenti hanno annunciato il loro matrimonio già a febbraio del 2024, una volta ottenuto l’annullamento rotale dei loro precedenti matrimoni, e cioè prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento.
Scontro in aula
All’inizio del processo, a gennaio scorso, il presidente del tribunale, Venerando Marano, esordì chiedendo se le due parti avevano verificato la possibilità di soluzione transattiva. L’avvocato della coppia, Laura Sgrò, disse che i suoi assistiti non hanno sinora ricevuto “nessuna offerta transattiva” e che erano “ben disponibili a accogliere ogni eventuale soluzione”, perché, ha precisato, “ci dispiace molto che siamo finiti qua”. L’avvocato dello Ior, da parte sua, Roberto Lipari, disse che l’istituto aveva esperito tutti i “tentativi per conciliare le esigenze” dell’istituto con quelle dei dipendenti, c’erano stati “diversi momenti in cui le parti avrebbero potuto risolvere diversamente la questione”, ma ormai, disse, “lo Ior ritiene che non vi siano margini di conciliazione”.
Lezioni per il futuro
Ora, dieci mesi dopo, l’Associazione dei dipendenti laici vaticani (Adlv), che nel corso dei mesi ha sostenuto la coppia, ringrazia in una nota “tutti coloro che hanno favorito questo accordo (ma perché non si è arrivati a una vera e propria sentenza?), a cominciare dal presidente del Tribunale Vaticano, il prof. Venerando Marano. E’ stata una vittoria del buon senso, del discernimento, della saggia volontà di tutelare una famiglia”. Ma “si può parlare di una vittoria piena?”, si domanda l’associazione. “Non proprio. Dopo essere riusciti ad affermare i propri diritti, con notevole dispendio di risorse economiche ed energie fisiche e mentali, chi risarcirà i due coniugi dei danni subiti semplicemente per aver costituito una famiglia? Purtroppo, in Vaticano la parte soccombente non è tenuta a rimborsare le spese legali alla parte vincitrice, come avviene invece in Italia”. Dopo aver messo in dubbio che in Vaticano siano sempre “garantiti i principi del giusto processo”, l’associazione afferma che “il caso emblematico di Silvia e Domenico suggerisce che l’applicazione del diritto del lavoro in Vaticano necessita di basi più solide”.