Alla fine, dei 49 che si erano pigiati su quel gommone con cui speravano di attraversare il Mediterraneo, sono sopravvissuti solo in sette. Aggrappati a pneumatici usati come salvagente o a pezzi di quel canotto ridotto a uno straccio, per quasi cinque giorni hanno atteso i soccorsi, mentre i loro compagni di viaggio venivano uno dopo l’altro trascinati via o inghiottiti dalle onde. È tragico il bilancio dell’ennesimo naufragio al largo della Libia, nei pressi della piattaforma petrolifera Al Buri, con quarantadue persone sparite tra le onde.
Tecnicamente sono "missing”, dispersi, perché tali vengono definiti finché non se ne trova il corpo. Ma nessuno crede davvero che qualcuno sia ancora in vita, l’agenzia Onu Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, li dà ufficialmente per “presumibilmente morti”, già è un miracolo che in sette – tutti ragazzi provenienti da Sudan, Nigeria e Camerun – siano riusciti a resistere per giorni.
Il gommone su cui viaggiavano – un cencio piccolissimo e semi-sgonfio – è partito da Zuhara il 3 novembre attorno alle tre del mattino, ma si è ribaltato dopo appena sei ore. Uno dei tanti naufragi fantasma, scoperto per caso e solo perché in sette hanno resistito nonostante tutto, cercando disperatamente di avvicinarsi alla piattaforma.
Tra le onde, hanno raccontato dopo essere stati soccorsi, sono sparite quaranta uomini e due donne provenienti da Sudan, Somalia, Camerun e Nigeria. È l’ennesima strage, che arriva a poco meno di due settimane dai naufragi costati la vita a 18 persone al largo di Surman, a quaranta davanti a Sfax, a due a pochi passi da Lampedusa.
Una conta macabra che ha già superato quota mille da gennaio. E si tratta di numeri approssimati per difetto: di molte barche che partono senza mai arrivare, non si ha notizia. Di loro rimane solo il ricordo nei dubbi di parenti e amici. Quelli che sanno di qualcuno salito su una carretta del mare per attraversare il mare e quelli che magari la mattina scoprono solo un giaciglio vuoto. “Le morti nel Mediterraneo – tuona l’Oim – centrale hanno già raggiunto quota mille e con questo ultimo naufragio l’hanno superato, rafforzando l'urgente necessità di una cooperazione regionale rafforzata, di percorsi migratori sicuri e regolari ampliati e di operazioni di ricerca e soccorso più efficaci per prevenire ulteriori perdite di vite umane”.