Mamme che uccidono i propri figli. Professore Massimo Ammaniti, lei che studia la mente da decenni, può spiegare perché accade?
«Le situazioni possono essere le più diverse. Il figlio può essere percepito come una responsabilità eccessiva. Una donna può sentirsi anche bloccata e imprigionata in una situazione che non voleva. Nel film Rosemary’s baby di Polanski il bimbo veniva visto, per esempio, come figlio del demonio. Noi ragioniamo con il dato brutale dei bambini che vengono uccisi ma c’è da chiedersi qual è la storia di queste madri. Sono donne sole, spesso senza una famiglia che le assiste».
Quanto influisce il passato di queste donne?
«Tanto. L’identità di donna si costruisce da bambine e poi prosegue nell’adolescenza. Ma c’è bisogno di modelli di riferimento positivi e il non avere vissuto esperienze traumatiche. Spesso le mamme che uccidono sono definite mostri, invece sono vittime anche loro. Del proprio passato».
Mamme che uccidono i propri figli. Professore Massimo Ammaniti, lei che studia la mente da decenni, può spiegare perché accade?
«Le situazioni possono essere le più diverse. Il figlio può essere percepito come una responsabilità eccessiva. Una donna può sentirsi anche bloccata e imprigionata in una situazione che non voleva. Nel film Rosemary’s baby di Polanski il bimbo veniva visto, per esempio, come figlio del demonio. Noi ragioniamo con il dato brutale dei bambini che vengono uccisi ma c’è da chiedersi qual è la storia di queste madri. Sono donne sole, spesso senza una famiglia che le assiste».
Quanto influisce il passato di queste donne?
«Tanto. L’identità di donna si costruisce da bambine e poi prosegue nell’adolescenza. Ma c’è bisogno di modelli di riferimento positivi e il non avere vissuto esperienze traumatiche. Spesso le mamme che uccidono sono definite mostri, invece sono vittime anche loro. Del proprio passato».
C’è una buona rete di servizi psichiatrici che può sostenerle?
«È debole. Prendiamo, ad esempio, il primo mese di vita di un bambino: molte donne non sono in grado di comprendere la fragilità del figlio e di garantire una protezione. E il bimbo non viene riconosciuto come tale ma viene vissuto come una presenza minacciosa per la propria vita. Queste donne non possono essere lasciate da sole. Ci sono dei Paesi dove ci sono strutture che accolgono mamme e bambini, c’è anche l’assistenza psichiatrica domiciliare. In Italia tutto questo non esiste. Il finanziamento per l’assistenza psichiatrica è al 3 per cento del fondo sanitario nazionale, in altri Paesi europei è al 10. Mancano diecimila operatori, c’è chi va in burnout».
Neonati morti, assolta Monia Bortolotti: per Alice mancano prove, per Mattia “incapace di intendere”
Ma allora come si possono aiutare?
«Vanno potenziati i servizi di salute mentale sul territorio. La legge 180, la cosiddetta Legge Basaglia, doveva sviluppare servizi, nel corso degli anni si è quasi spenta. E i pazienti non sono seguiti adeguatamente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA