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Madre sgozza il figlio di 9 anni. “Era uno dei primi incontri da soli”

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A dare l’allarme è stato il papà del bambino che alle 21 non lo ha visto ritornare a casa. Per mesi mamma e figlio si erano visti in contesti protetti, alla presenza degli assistenti sociali
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Muggia (Trieste) – L’ultimo gesto da mamma è stata una coltellata alla gola del figlio. Un fendente mortale che Olena Stasiuk, ucraina di 55 anni, ha inferto nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino, Giovanni di 9 anni. Dopo una separazione tempestosa lo contendeva all’ex marito Paolo Trame, triestino di 58 anni. Anche un colpo morale però, secondo quanto detto ai primi soccorritori, scagliato a distanza proprio contro l’ex compagno: ai suoi occhi colpevole di averle sottratto il loro piccolo, ottenendone preferenza affettiva e affido temporaneo dal tribunale. È dentro una testa minata da sofferenza, paura e solitudine che è scoppiata una furia che, dopo anni di rancori, in pochi istanti ha distrutto una famiglia e sconvolto Muggia, cittadina alle porte di Trieste.

Muggia (Trieste) – L’ultimo gesto da mamma è stata una coltellata alla gola del figlio. Un fendente mortale che Olena Stasiuk, ucraina di 55 anni, ha inferto nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino, Giovanni di 9 anni. Dopo una separazione tempestosa lo contendeva all’ex marito Paolo Trame, triestino di 58 anni. Anche un colpo morale però, secondo quanto detto ai primi soccorritori, scagliato a distanza proprio contro l’ex compagno: ai suoi occhi colpevole di averle sottratto il loro piccolo, ottenendone preferenza affettiva e affido temporaneo dal tribunale. È dentro una testa minata da sofferenza, paura e solitudine che è scoppiata una furia che, dopo anni di rancori, in pochi istanti ha distrutto una famiglia e sconvolto Muggia, cittadina alle porte di Trieste.

Mercoledì il piccolo Giovanni, iscritto alla quarta elementare, uscito dalla scuola in lingua slovena Albin Bubnic è salito dalla madre, al terzo piano di un edificio in pieno centro. Era uno degli incontri periodici in cui Olena, seguita dai servizi sociali del Comune di Muggia e fino al giugno 2023 in cura al locale Centro di salute mentale, aveva il diritto di stare con il figlio in base agli accordi di separazione. Non era però un pomeriggio qualunque. Era tra i primi in cui, da due settimane, la donna poteva rivedere da sola il bambino. Per mesi gli incontri erano stati protetti, alla presenza degli assistenti sociali. A indurre la misura, le denunce di violenze precedenti su Giovanni, causa di documentati lividi al collo. Sempre mercoledì gli stessi servizi sociali, in accordo con il tribunale dei minori, avrebbero dovuto decidere a chi affidare in via definitiva il figlio conteso. La mamma, che si manteneva con lavori precari, sperava di vedersi riconosciuto questo diritto, per il quale lottava contro l’ex marito, dipendente del centro di ricerca Elettro-Sincrotrone a Basovizza. Una scelta, considerate le fragilità famigliari, rinviata a febbraio. Papà Paolo, poco prima di scoprire il delitto, aveva confidato agli amici il sollievo per l’opportunità di mantenere ancora un po’ la responsabilità educativa del figlio. Delusione e rabbia hanno invece sconvolto l’ex moglie, irritata anche contro il piccolo Giovanni, a disagio e spaventato quando costretto a stare con lei. Attorno alle 19, secondo i primi esami clinici, la coltellata fatale al collo. Il padre ha intuito che qualcosa non andava attorno alle 21, non vedendo Giovanni rientrare a casa, poco distante dall’alloggio dell’ex moglie. Telefoni spenti, nessuno rispondeva al citofono. «Spesso Olena — dice il parroco, don Andrea Destradi — non era puntuale nella riconsegna del bambino. La invitavo a farsi curare, ma lei negava di stare male. Questa volta il papà ha avuto un presentimento e ha chiamato la polizia». Per entrare nel miniappartamento all’ultimo piano, gli agenti della Squadra mobile hanno dovuto far intervenire i vigili del fuoco. Sfondata una finestra, poco prima delle 22, si sono trovati davanti una scena straziante. Il piccolo Giovanni giaceva sul pavimento in bagno, morto dissanguato. La madre, che, ucciso il figlio si è ferita ai polsi con lo stesso coltello da cucina, era a terra nella stanza accanto, in stato confusionale. Portata all’ospedale di Cattinara, è stata curata per una lesione a un tendine. Dopo l’interrogatorio in questura a Trieste, è stata chiusa nella sezione femminile del carcere cittadino. L’accusa della procura è omicidio volontario pluriaggravato.

Il fratello di papà Paolo, i vicini di casa, amici e genitori dei compagni di scuola di Giovanni, ora non si danno pace al pensiero di quella che definiscono “una morte annunciata”. «Da anni Olena — dice Gloria Bonacci, ex insegnante e amica del padre del bambino — era seguita dagli psichiatri. Il suo disagio mentale era evidente, il padre (che in serata ha avuto un malore ndr) era sempre in allarme. Anche il figlio era spaventato: giorni fa era scappato dalla madre per tornare in anticipo dal papà. Tutti si chiedono come si siano potuti sottovalutare chiari segnali di pericolo». A ridimensionare gli “allarmi ignorati”, il sindaco di Muggia. «La famiglia — dice Paolo Polidori — era assistita dalla nascita di Giovanni. I primi a essere sconvolti da un epilogo imprevedibile sono giudici dei minori e servizi sociali. La coppia stava seguendo il percorso guidato previsto dalla legge. Sembrava una situazione difficile, ma non drammatica». Dopo la scuola Giovanni giocava a pallone nei pulcini del “Muggia 1967” e si preparava per la prima comunione. Non ha mai confidato a nessuno il dolore incontrato in casa dal suo primo giorno. Tra i fiori davanti alla sua porta resta un camion giocattolo dei pompieri. A lasciarlo lì, con gli occhi bagnati, gli uomini che l’altra sera non avrebbero voluto trovarlo.

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