Clima, la pagella 2025: premiati Cina e Giappone, male gli Usa. L’Italia non è tra i paesi virtuosi
di Elena DusiDieci anni fa erano un treno in corsa. Ora stanno provando a tirare il freno, sono riuscite almeno a smettere di accelerare. Ancora non si può dire però che abbiano invertito la marcia. Le emissioni di anidride carbonica dai combustibili fossili chiuderanno un altro anno con il segno più per tutte le fonti: carbone, petrolio e gas. E allo scattare del decimo anniversario dall’accordo di Parigi le speranze di limitare l’aumento di temperatura del pianeta a un grado e mezzo rispetto all’epoca preindustriale sono “virtualmente esaurite”.
Lo scrivono usando queste esatte parole i 130 ricercatori di tutto il mondo che hanno redatto il Global Carbon Budget del 2025. “Fino a quando non ci sarà un cambiamento politico continueremo a cuocere. Non c’è dubbio” ha sintetizzato uno degli autori, Bill Hare, direttore esecutivo di Climate Analytics, un istituto di analisi ambientali che ha sede a Berlino.
Una pagella con luci e ombre
La pagella di fine anno che gli scienziati danno alle nazioni in materia di clima non è comunque disperante. Mai come oggi si presenta come un mosaico di luci e ombre. Il Carbon Budget viene calcolato alla fine di ogni anno sottraendo alle emissioni di anidride carbonica causate dalle attività umane la quantità di gas serra assorbite dalla natura, specialmente da piante e plancton marino.
La notizia cattiva è sicuramente l’aumento delle emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili: più 1,1% rispetto al 2024. Per il gas naturale la crescita è dell’1,3%, per il petrolio dell’1% e per il carbone dello 0,8% (con India e Stati Uniti maggiori utilizzatori della più sporca fra le fonti).
La notizia buona è la diminuzione delle emissioni causate dalla deforestazione, accompagnata da un progresso delle rinnovabili che può ben dirsi impetuoso. Sole e vento però si sono trovate di fronte a un appetito di energia del mondo sempre crescente, che solo i combustibili fossili hanno potuto sfamare con prontezza. Nel complesso oggi si emette circa il 10% in più di anidride carbonica rispetto al 2015, anno dell’accordo di Parigi”.
“Con le emissioni ancora in crescita, mantenere il riscaldamento globale sotto al grado e mezzo è diventato inverosimile” ha spiegato Pierre Friedlingstein, che insegna modelli matematici per il clima all’università di Exeter ed è il coordinatore dello Global Carbon Budget. “Supereremo il limite dell’accordo di Parigi quando avremo emesso altri 170 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Al ritmo attuale questo accadrà entro il 2030”. Nel 2025 il totale delle emissioni previste è di 38,1 miliardi di tonnellate.
Promossi e bocciati a dieci anni dall’accordo di Parigi
Questo non vuol dire che l’accordo di Parigi sia stato un fallimento. Se prima le emissioni crescevano dell’1,9% all’anno, nell’ultimo decennio si sono attestate su una media dello 0,8% all’anno. Il 2025 è stato penalizzato anche da un inverno rigido.
Come ogni pagella, anche il Global Carbon Budget divide il mondo in buoni e cattivi. La Cina, il paese con il record di emissioni, ma anche la superpotenza delle energie rinnovabili, ha quasi azzerato l’aumento di anidride carbonica. Il suo più 0,4% di quest’anno ha deluso chi si aspettava un’inversione di tendenza che, al ritmo attuale di installazione delle rinnovabili, appare comunque solo ritardata di uno o pochi anni. Lo stesso incremento modesto dello 0,4% è stato raggiunto dall’Unione Europea, una regione che in passato aveva già registrato un freno alle emissioni, ma quest’anno ha dovuto tenere accesi i termosifoni più che in passato.
Fra i buoni ci sono anche quei 35 paesi, in maggioranza europei (ma l’Italia non è fra essi) che dall’accordo di Parigi a oggi hanno visto diminuire le loro emissioni sia pur mantenendo l’economia in crescita. La palma del primo della classe va al Giappone con il meno 2,2%. Fra i peggiori figurano gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, con un aumento dell’1,9%. I paesi a medio e basso reddito in generale sono fra quelli che producono più gas serra.
Archiviato o quasi il limite del grado e mezzo, le previsioni più attuali parlano di un riscaldamento che toccherà i 2,5 gradi, prima che le politiche ambientali inizino a far sentire i loro effetti. Il rapporto del Carbon Budget che conterrà un segno meno nelle emissioni di anidride carbonica del mondo intero è previsto solo per il 2030. L’inversione di tendenza avverrà probabilmente dopo che la Cina – che da sola contribuisce a un terzo delle emissioni mondiali - avrà iniziato a far calare le sue emissioni. A quel punto il mondo non tornerà immediatamente alle temperature di un secolo e mezzo fa. Avremo però smesso di aggiungere sempre più legna all’incendio che arroventa il pianeta.