Leone XIV riceve registi e attori: “Accompagnate il dolore”. Appello per le sale cinematografiche
di Iacopo Scaramuzzi“La nostra epoca ha bisogno di testimoni di speranza, di bellezza, di verità: voi con il vostro lavoro artistico potete esserlo”. Così papa Leone XIV si è rivolto in Vaticano a registi e attori che ha voluto ricevere nel palazzo apostolico vaticano, facendo appello alle istituzioni affinché si adoperino per evitare la chiusura delle sale cinematografiche. Una “lettera d’amore per il cinema”, ha commentato Spike Lee con alcuni giornalisti. Per Cate Blanchett, “in tempi incerti, ci ha stimolato a non rifuggire il dolore e cercare la nostra comune umanità”.
Il mistero della fragilità
“Recuperare l’autenticità dell’immagine per salvaguardare e promuovere la dignità umana è nel potere del buon cinema e di chi ne è autore e protagonista”, ha detto Prevost. “Non abbiate paura del confronto con la ferite del mondo. La violenza, la povertà, l’esilio, la solitudine, le dipendenze, le guerre dimenticate sono ferite che chiedono di essere viste e raccontate. Il grande cinema non sfrutta il dolore…
“La nostra epoca ha bisogno di testimoni di speranza, di bellezza, di verità: voi con il vostro lavoro artistico potete esserlo”. Così papa Leone XIV si è rivolto in Vaticano a registi e attori che ha voluto ricevere nel palazzo apostolico vaticano, facendo appello alle istituzioni affinché si adoperino per evitare la chiusura delle sale cinematografiche. Una “lettera d’amore per il cinema”, ha commentato Spike Lee con alcuni giornalisti. Per Cate Blanchett, “in tempi incerti, ci ha stimolato a non rifuggire il dolore e cercare la nostra comune umanità”.
Il mistero della fragilità
“Recuperare l’autenticità dell’immagine per salvaguardare e promuovere la dignità umana è nel potere del buon cinema e di chi ne è autore e protagonista”, ha detto Prevost. “Non abbiate paura del confronto con la ferite del mondo. La violenza, la povertà, l’esilio, la solitudine, le dipendenze, le guerre dimenticate sono ferite che chiedono di essere viste e raccontate. Il grande cinema non sfrutta il dolore: lo accompagna, lo indaga. Questo hanno fatto tutti i grandi registi. Dare voce ai sentimenti complessi, contraddittori, talvolta oscuri che abitano il cuore dell’essere umano è un atto d’amore. L’arte non deve fuggire il mistero della fragilità: deve ascoltarlo, deve saper sostare davanti ad esso. Il cinema, senza essere didascalico, ha in sé, nelle sue forme autenticamente artistiche, la possibilità di educare lo sguardo”.
Star in Vaticano
Il “Mondo del Cinema”, ha riferito il dicastero vaticano per la Cultura, che ha organizza l’evento in collaborazione con il dicastero per la Comunicazione ed i Musei Vaticani, è rappresentato “da molti protagonisti internazionali”, fra i quali Gianni Amelio, Roberto Andò, Judd Apatow, Francesca Archibugi, Marco Bellocchio, Monica Bellucci, Wang Bing, Cate Blanchett, Stéphane Brizé, Sergio Castellitto, Liliana Cavani, Maria Grazia Cucinotta, Abel Ferrara, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Matteo Garrone, Dag Johan Haugerund, Emir Nemanja Kusturica, Spike Lee, Enrico Vanzina, Christian de Sica, George Miller, Gaspar Noé, Ferzan Özpetek, Pawel Aleksander Pawlikowski, Giacomo Poretti, Stefania Sandrelli, Albert Serra, Giuseppe Tornatore e Gus Van Sant.
Schermi e schermi
“Oggi”, ha detto il Papa, “viviamo con gli schermi digitali sempre accesi. Il flusso delle informazioni è costante. Ma il cinema è molto più di un semplice schermo: è un crocevia di desideri, memorie e interrogazioni. È una ricerca sensibile dove la luce perfora il buio e la parola incontra il silenzio. Nella trama che si dispiega, lo sguardo si educa, l’immaginazione si dilata e perfino il dolore può trovare un senso. Strutture culturali come i cinema e i teatri sono dei cuori pulsanti dei nostri territori, perché contribuiscono alla loro umanizzazione. Se una città è viva è anche grazie ai suoi spazi culturali: dobbiamo abitarli, costruirci relazioni, giorno dopo giorno”.
Non chiudete le sale
Ma “le sale cinematografiche”, ha notato il Papa, “vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri. E non sono in pochi a dire che l’arte del cinema e l’esperienza cinematografica sono in pericolo. Invito le istituzioni a non rassegnarsi e a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività”, ha detto il Papa tra gli applausi. “La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che ‘funziona’, ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto dev’essere immediato o prevedibile: difendete la lentezza quando serve, il silenzio quando parla, la differenza quando provoca. La bellezza non è solo evasione, ma soprattutto invocazione”.
Il cinema non consola
“Il cinema, quando è autentico, non consola soltanto: interpella. Chiama per nome le domande che abitano in noi e, talvolta, anche le lacrime che non sapevamo di dover esprimere”, ha detto Leone XIV. “La strada che voi percorrete non si misura in chilometri ma in immagini, parole, emozioni, ricordi condivisi e desideri collettivi. È un pellegrinaggio nel mistero dell’esperienza umana che voi attraversate con lo sguardo penetrante, capace di riconoscere la bellezza anche nelle pieghe del dolore, la speranza dentro le tragedie delle violenze e delle guerre. La Chiesa guarda con stima a voi che lavorate con la luce e con il tempo, con il volto e con il paesaggio, con la parola e con il silenzio”. Leone ha ricordato quando papa Paolo VI si rivolse ai rappresentanti del cinema chiamandoli “nostri amici”: “Cari antichi e nuovi maestri, fate del cinema un’arte dello Spirito”, ha detto il Papa.
Non solo registi e attori
“La realizzazione di un film è un atto comunitario, un’opera corale in cui nessuno basta a sé stesso”, ha detto il Papa. “Tutti conoscono e apprezzano la maestria del regista e la genialità degli attori, ma un’opera sarebbe impossibile senza la dedizione silenziosa di centinaia di altri professionisti: assistenti, runner, trovarobe, elettricisti, fonici, attrezzisti, truccatori, acconciatori, costumisti, location manager, casting director, direttori della fotografia e delle musiche, sceneggiatori, montatori, addetti agli effetti, produttori… Ogni voce, ogni gesto, ogni competenza contribuisce a un’opera che può esistere solo nell’insieme. In un’epoca di personalismi esasperati e contrapposti, ci mostrate come per fare un buon film è necessario impegnare i propri talenti. Ma ciascuno può far brillare il suo particolare carisma grazie ai doni e alle qualità di chi lavora accanto, in un clima collaborativo e fraterno”.
Artigiani di speranza
“Che il vostro cinema”, ha concluso il Papa, “resti sempre un luogo d’incontro, una casa per chi cerca senso, un linguaggio di pace. Che non perda mai la capacità di stupire, continuando a mostrarci anche un solo frammento del mistero di Dio. Il Signore benedica voi, il vostro lavoro e i vostri cari. E vi accompagni sempre nel pellegrinaggio creativo, perché possiate essere artigiani della speranza”.
"Un Papa cinefilo”
Quello del Papa è stato “un discorso bellissimo”, ha commentato Spike Lee con alcuni giornalisti all’uscita dalla sala Clementina dove ha avuto luogo l’udienza, “molto stimolante, incentrato sulla speranza e sul nostro lavoro nel cinema: siamo felici di essere venuti. È come una lettera d'amore al cinema. Il Papa è un cinefilo”. Il regista statunitense ha regalato al Papa nato a Chicago una maglia dei New York Kniks con il nome Leone e il numero 14: “Il motivo”, ha spiegato, “è che il Papa ha frequentato Villanova. E i Knicks avevano tre giocatori provenienti da Villanova”. E Spike Lee ha chiesto un miracolo per i Kniks? “Beh, non vinciamo dalla stagione 1972-73, ma quest'anno sarà l'anno giusto”.
“Oltre i confini”
Cate Blanchett ha fatto riferimento a The Displacement Film Fund, un progetto creato insieme all'International Film Festival di Rotterdam. “Siamo qui a nome dei registi sfollati e rifugiati di tutto il mondo”, ha spiegato intrattenendosi con un gruppo di giornalisti lungo il “green carpet” della galleria Lapidaria. “Sua Santità ha davvero toccato la nostra comune umanità. E come registi, ci ha davvero esortato: ovviamente il cinema è intrattenimento, ma ha sottolineato che è anche dare voce a chi spesso viene emarginato, a non rifuggire dal dolore e dalla complessità che tutti stiamo vivendo in questo momento. Il cinema e il sedersi al buio con degli sconosciuti è un modo per riconnettersi a ciò che ci unisce piuttosto che a ciò che ci divide. E’ stato molto stimolante”. Per l’attrice statunitense e australiana, “viviamo in tempi molto incerti. E noi, come settore, navighiamo continuamente nell'incertezza. Quindi forse siamo davvero nella posizione ideale per guidare le persone nelle aree grigie e difficili dove ci sono pochissimi spazi per un dibattito pubblico, figuriamoci internazionale, su questioni che dobbiamo davvero affrontare. Lo sfollamento delle popolazioni, il cambiamento climatico.... Questi temi vengono politicizzati molto rapidamente. Per questo il Papa ci ha molto ispirato, è stato molto stimolante. Ci ha colpito profondamente”. Secondo Cate Blanchett, “tutti abbiamo bisogno di ridere e piangere insieme. Ma lui stava davvero dicendo che la cultura è ciò per cui viviamo. È ciò che ci unisce. Trascende i confini. E la nostra comune umanità è in pericolo. Quindi ci stava esortando a trovare quegli spazi e a raccontare quelle storie che ci uniscono oltre i confini”.