Cristiano Corsini insegna Pedagogia sperimentale a Roma Tre. Ha scritto “La fabbrica dei voti” (Laterza).
Quanto servono le visite scolastiche?
“Tantissimo. Possono rappresentare per una parte di studentesse e studenti la prima occasione per toccare con mano altre realtà, sia all’estero che in città che presumibilmente non tutti hanno conosciuto. Io ho lavorato in contesti a 30 chilometri dalla costa, dove la scuola è stata la prima a portare i ragazzi al mare”.
E nei rapporti tra gli studenti a cosa servono?
“Conoscere assieme qualcosa di non è ordinario ha una grande rilevanza per le relazioni. Per la classe che si ritrova all’esterno della scuola. Per questo è importante che questi viaggi siano organizzati in modo che tutti partecipino”.
Perché le scuole fanno sempre meno visite?
“Per problemi economici, visto che i prezzi continuano ad aumentare, ma anche per le responsabilità degli insegnanti, che sono enormi e senza un riconoscimento adeguato. A volte c’è già una scrematura a…
Cristiano Corsini insegna Pedagogia sperimentale a Roma Tre. Ha scritto “La fabbrica dei voti” (Laterza).
Quanto servono le visite scolastiche?
“Tantissimo. Possono rappresentare per una parte di studentesse e studenti la prima occasione per toccare con mano altre realtà, sia all’estero che in città che presumibilmente non tutti hanno conosciuto. Io ho lavorato in contesti a 30 chilometri dalla costa, dove la scuola è stata la prima a portare i ragazzi al mare”.
E nei rapporti tra gli studenti a cosa servono?
“Conoscere assieme qualcosa di non è ordinario ha una grande rilevanza per le relazioni. Per la classe che si ritrova all’esterno della scuola. Per questo è importante che questi viaggi siano organizzati in modo che tutti partecipino”.
Perché le scuole fanno sempre meno visite?
“Per problemi economici, visto che i prezzi continuano ad aumentare, ma anche per le responsabilità degli insegnanti, che sono enormi e senza un riconoscimento adeguato. A volte c’è già una scrematura appunto economica, così in una classe di 20 persone partecipano alla visita in 10. E chi sono coloro che possono permetterselo? Le famiglie più attrezzate dal punto di vista economico, che talvolta corrispondono con gli studenti che se la cavano meglio. Così queste visite, che dovrebbero favorire l’inclusione, divengano un fattore di esclusione”.
Cosa pensa dell’idea di usare il voto per decidere chi e quando partecipa?
“Non ha senso. Significa scavare ulteriormente un fossato tra gli studenti più integrati e quelli considerati meno conformi. La funzione del voto qui si conferma per quello che è: un modo per classificare gli esseri umani. Io preferisco una scuola che gli esseri umani li unisce. Il voto, come scrivo nel mio libro, trasforma il privilegio in merito”.