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Gite scolastiche, l’ostacolo dei budget. “Va solo chi ha la media del sette”.

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Con le nuove regole non si devono superare 140mila euro a istituto. Polemiche per la scelta di una preside di Ferrara. Le famiglie hanno sempre meno soldi e anche i prof disertano i viaggi. Andrea Di Mario del “Carducci” di Milano: «Sbagliato lasciare a casa i meno bravi e i difficili».
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In gita soltanto con la media del sette. Tutti gli altri in classe, poi, forse, il prossimo anno si vedrà. Il caso è scoppiato a Ferrara, dove la dirigente scolastica, Margherita Fornasiero, ha deciso che il criterio di inclusione-esclusione dal prossimo viaggio di istruzione fossero i buoni voti. Via, dunque, gli studenti “irrequieti” con note disciplinari ma via, anche, quelli che onorevolmente vivacchiano agguantando la sufficienza. (Cioè la maggioranza, più o meno). La motivazione della dirigente emiliana come vedremo è assai più tecnica che pedagogica, ma rappresenta di fatto una nuova spallata contro la sempre più malconcia tradizione delle gite scolastiche. Disertate dai prof spaventati da alcolici pigiama-party o guai peggiori, temute dalle famiglie per i costi sempre più alti, assai ambite invece ancora da ragazze e ragazzi.

Il nuovo codice appalti

Con le nuove regole dettate dal codice appalti, oggi le scuole possono gestire autonomamente trasferte il cui budget complessivo …

In gita soltanto con la media del sette. Tutti gli altri in classe, poi, forse, il prossimo anno si vedrà. Il caso è scoppiato a Ferrara, dove la dirigente scolastica, Margherita Fornasiero, ha deciso che il criterio di inclusione-esclusione dal prossimo viaggio di istruzione fossero i buoni voti. Via, dunque, gli studenti “irrequieti” con note disciplinari ma via, anche, quelli che onorevolmente vivacchiano agguantando la sufficienza. (Cioè la maggioranza, più o meno). La motivazione della dirigente emiliana come vedremo è assai più tecnica che pedagogica, ma rappresenta di fatto una nuova spallata contro la sempre più malconcia tradizione delle gite scolastiche. Disertate dai prof spaventati da alcolici pigiama-party o guai peggiori, temute dalle famiglie per i costi sempre più alti, assai ambite invece ancora da ragazze e ragazzi.

Il nuovo codice appalti

Con le nuove regole dettate dal codice appalti, oggi le scuole possono gestire autonomamente trasferte il cui budget complessivo - pagato dalle famiglie - non superi i 140mila euro. Se la cifra diventa più alta, le scuole devono affidare il budget ad agenzie esterne autorizzate, allungando tempi e burocrazia. Così la preside Fornasiero di Ferrara ha deciso che per poter organizzare la gita autonomamente, il budget di 140mila euro non sarebbe stato sufficiente per tutte le terze classi, quindi, seppure a malincuore, così ha precisato, ha deciso di lasciare a casa i meno bravi e gli irrequieti. Una decisione che però divide e ha un amaro sapore di esclusione.

Il preside del Carducci: “Un diritto per tutti, non solo per i più bravi”

«Le gite fanno bene a tutti, mica solo ai bravi. Quando insegnavo in periferia a Roma, nelle borgate, ho portato in viaggio, all’estero, ragazzi con storie difficilissime che arrivavano da contesti degradati, sono state esperienze straordinarie, sia per me che per loro», dice con passione Andrea Di Mario, preside del liceo classico “Carducci” di Milano. «Francamente pensare di risolvere il problema delle nuove regole per le gite lasciando a casa i meno bravi, mi sembra sbagliato. Anzi è proprio a loro che il viaggio servirebbe di più». Per aprire orizzonti, essere con gli altri, misurarsi. È vero però, conferma Di Mario, che il “sistema” dei viaggi di istruzione è in crisi». «I prof hanno paura e cercano di sottrarsi. La notte si sta svegli, me lo ricordo bene, mica puoi dormire se accompagni classi di adolescenti che come ben sappiamo vagheranno di notte tra le stanze. Per questo ci vorrebbero degli incentivi economici per chi porta fuori i ragazzi: un lavoro faticosissimo ma anche bellissimo». A questo si aggiunge «una capacità di spesa sempre più stretta delle famiglie». Dunque già oggi, anche senza le nuove regole sugli appalti, il numero delle gite è stato eroso sia dalla mancanza di personale che dall’impoverimento generale.

La dirigente del “Morvillo”: “Noi educatori non escludiamo nessuno”.

Valeria Sentili, preside dell’Istituto comprensivo “Francesca Morvillo” di Roma, è ancora più netta. «Sono totalmente in disaccordo con la scelta della collega di Ferrara. Sono un’assoluta sostenitrice delle gite, noi portiamo nei campi scuola anche i bambini della primaria. Come istituto comprensivo, con allievi fino ai 13 anni, il problema del tetto dei 140mila euro ci tocca soltanto in parte, perché le nostre trasferte non superano mai quella cifra. Ma escludere i “peggiori” sia sul fronte disciplinare che del profitto, vuol dire abdicare al senso più profondo della scuola, cioè educare e includere. Sapete che i più difficili spesso in viaggio si comportano meglio degli altri?».

Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione presidi, dice che alle nuove regole di gestione dei budget delle gite «le scuole dovranno via via abituarsi». Ma torna sul tema del premio ai prof. «Oggi il personale docente non è più motivato ad affrontare viaggi che comportano fatica, rischi e l’assunzione di grandi responsabilità. Il ministero dovrebbe, finalmente, prevedere degli incentivi. La gita fa parte della didattica, contribuisce alla cultura e alla formazione dei ragazzi. Giusto che questo lavoro in più dei professori venga pagato».

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