Maltempo in Friuli, il sopravvissuto: “Vivo per pochi centimetri, sento ancora le urla del mio amico”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiCORMONS – “Pochi centimetri hanno deciso che all’alba di lunedì io non dovevo morire. La raffica di vento scatenata dalla frana mi ha scaraventato lontano dalle macerie delle case che stavano crollando. Sono rimasto intrappolato nel fango dall’altra parte della discesa ai piedi del colle di San Giorgio: con la testa fuori dai detriti, ho potuto respirare e chiamare i soccorsi”. Matteo Betteto, 35 anni, enologo padovano presso la cantina vinicola Borgo del Tiglio a Brazzano, nel Goriziano, è ricoverato nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Udine. Vivo per miracolo, con fratture al bacino e a un femore, ricorda gli attimi che invece hanno ucciso l’amico Quirin Kuhnert, 32 anni originario di Monaco di Baviera, e Guerrina Skokaj, 83 anni di Cormons, entrambi morti sotto la colata di terra che ha sommerso un gruppo di tre case. In ginocchio, a causa di una bomba d’acqua che nella notte tra domenica e lunedì ha investito Collio friulano, Isontino e Bassa friulana, al confine tra Italia …
CORMONS – “Pochi centimetri hanno deciso che all’alba di lunedì io non dovevo morire. La raffica di vento scatenata dalla frana mi ha scaraventato lontano dalle macerie delle case che stavano crollando. Sono rimasto intrappolato nel fango dall’altra parte della discesa ai piedi del colle di San Giorgio: con la testa fuori dai detriti, ho potuto respirare e chiamare i soccorsi”. Matteo Betteto, 35 anni, enologo padovano presso la cantina vinicola Borgo del Tiglio a Brazzano, nel Goriziano, è ricoverato nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Udine. Vivo per miracolo, con fratture al bacino e a un femore, ricorda gli attimi che invece hanno ucciso l’amico Quirin Kuhnert, 32 anni originario di Monaco di Baviera, e Guerrina Skokaj, 83 anni di Cormons, entrambi morti sotto la colata di terra che ha sommerso un gruppo di tre case. In ginocchio, a causa di una bomba d’acqua che nella notte tra domenica e lunedì ha investito Collio friulano, Isontino e Bassa friulana, al confine tra Italia e Slovenia, decine di paesi con centinaia di sfollati.
“Verso le 5 del mattino – racconta ancora sotto shock – mi ha svegliato un fragore sordo di massi che precipitavano dal colle. Sentivo il rumore mai sentito di una pioggia torrenziale, gli alberi che venivano sradicati, il sottofondo strano della terra che si muove. Mi sono affacciato alla finestra perché Quirin gridava di scappare e chiedeva aiuto. Accanto a lui, nella via già invasa dal fango, c’era anche Jessica, la sua compagna, e l’altra nostra vicina, Daniela Cecchin, in pigiama e a piedi nudi. Mi sono vestito e sono uscito di corsa sotto il diluvio”.
Nella frazione è saltata la luce elettrica e la novantina di residenti cercava di fuggire muovendosi nel buio. Quando Matteo ha raggiunto Kuhnert, la collina terrazzata a vigneto e coperta di acacie, sui due lati del rio del Ronco, si era già mossa e spingeva contro i tre edifici a valle della chiesa di San Lorenzo. “Una parte della casa di Guerrina – racconta il sopravvissuto – era già crollata. Il cancello era stato strappato, il fango usciva dalle finestre sul retro. La nostra amica, affacciata verso valle, implorava aiuto terrorizzata. Assieme a Quirin siamo corsi nella cantina di Nicola Monferrari, per il quale lavoro, e abbiamo preso una scala. L’ho appoggiata contro la facciata dell’edificio dell’anziana e l’ho bloccata sul selciato, ormai ridotto a un torrente in piena. Quirin è rimasto a terra, per tenerla ferma. Io invece sono salito fino al secondo piano per aiutare Guerrina a scendere rapidamente. Il tentativo di salvarla era pure riuscito, stavamo scendendo assieme quando il mondo ci è cascato addosso”. Una seconda frana, secondo i testimoni, ha travolto i tre impegnati a fuggire. “Mi è parsa come lo scoppio di una bomba – dice Matteo – e l’onda d’urto mi ha fatto volare via come una foglia. Sono ancora vivo perché, lasciando scendere Guerrina per prima, mi trovavo ancora nel punto più in alto della scala. L’anziana e Quirin, a livello del terreno, sono stati sepolti da dieci metri di macerie, in parte inghiottiti dentro una voragine. Ho pensato che sarei morto anch’io, sentivo un dolore violento alle gambe e alla schiena, con il fango alla bocca chiamavo Quirin e Guerrina, ma loro non mi hanno più risposto”.
I due dispersi, uccisi dai calcinacci, sono stati trovati in serata e recuperati nella notte. Matteo, grazie al cellulare, è stato invece individuato e salvato in mezz’ora. Assieme a Quirin è ora indicato come “l’eroe di Brazzano”: i due giovani, già in salvo assieme alle compagne, hanno scelto di tornare sul luogo dell’imminente disastro per non lasciare sola l’amica intrappolata nella prima casa investita dalla frana. “Non riuscivo più a muovere una gamba – ricorda ancora Matteo – capivo che stavo perdendo molto sangue, ma non riuscivo ad alzare una trave che mi era caduta addosso. Non so quanto tempo è passato, prima che due vigili del fuoco mi abbiano liberato caricandomi sulle loro spalle”.
Uno shock non ancora superato, al punto che i medici dell’ospedale Santa Maria della Misericordia hanno deciso di limitare le visite. “Non riesco a dimenticare le urla di Quirin – dice Matteo – era un tesoro, una persona unica. Prima di provare a salvare Guerrina, ha messo al sicuro Daniela Cecchin. Per lunghi minuti è andato a suonare ai campanelli delle case vicine per dare l’allarme e permettere alla gente di fuggire. Quando la sua voce si è spenta, ho sperato che fosse riuscito a scansarsi dalle macerie, correndo lontano. Io ormai sentivo solo il rumore del torrente di fango, senza più occhiali non vedevo nulla. Mi sembrava che quel maledetto diluvio non dovesse finire mai. Quirin mi ha insegnato cos’è la generosità, ma devo ringraziare anche chi mi ha soccorso: persone di coraggio, mi hanno raggiunto mentre ancora il colle poteva travolgere pure loro”.
Matteo Betteto, assistito dall’amica e collega Flaminia Sola e dalla mamma Carla, ha perso tutto ciò che aveva: nella sua casa crollata ogni cosa è andata distrutta, ad eccezione delle chiavi, recuperate dai vicini e conservate in un sacchetto sul comodino vicino al letto dell’ospedale. “Sono vivo – dice – è il massimo in cui all’alba di lunedì potevo sperare. Non so come, sarà dura, ma so che troverò la forza di ricominciare. Lo devo al mio amico Quirin, un angelo che non mi lascerà più”.