La frana di Brazzano che all’alba di lunedì ha ucciso due persone in Friuli-Venezia Giulia, ferendone una terza, poteva essere prevista ed evitata? Per accertarlo la procura di Gorizia sta acquisendo relazioni e documenti da carabinieri e vigili del fuoco impegnati ad approfondire le cause del disastro. Il capo della procura, Massimo De Bortoli, per ora si limita a confermare “verifiche e acquisizioni di informazioni prima di decidere come procedere”.
In dubbio non è l’inchiesta su un evento che ha ucciso due persone, distrutto quattro edifici e costretto all’evacuazione forzata un centinaio di persone, ma lo sono il modo e la direzione verso cui muoversi. L’ipotesi di un’archiviazione di profila dunque remota e le forze dell’ordine sono concentrate in particolare sulla “verifica di autorizzazioni e perizie” che nel corso degli anni hanno permesso ai vigneti terrazzati di risalire sempre più in alto, fino al sommo del Colle di San Giorgio, poco meno di trecento metri di quota a monte …
La frana di Brazzano che all’alba di lunedì ha ucciso due persone in Friuli-Venezia Giulia, ferendone una terza, poteva essere prevista ed evitata? Per accertarlo la procura di Gorizia sta acquisendo relazioni e documenti da carabinieri e vigili del fuoco impegnati ad approfondire le cause del disastro. Il capo della procura, Massimo De Bortoli, per ora si limita a confermare “verifiche e acquisizioni di informazioni prima di decidere come procedere”.
In dubbio non è l’inchiesta su un evento che ha ucciso due persone, distrutto quattro edifici e costretto all’evacuazione forzata un centinaio di persone, ma lo sono il modo e la direzione verso cui muoversi. L’ipotesi di un’archiviazione di profila dunque remota e le forze dell’ordine sono concentrate in particolare sulla “verifica di autorizzazioni e perizie” che nel corso degli anni hanno permesso ai vigneti terrazzati di risalire sempre più in alto, fino al sommo del Colle di San Giorgio, poco meno di trecento metri di quota a monte dell’abitato.
A staccarsi dal pendio, imbevuto da 300 millimetri di pioggia caduti in sei ore, una fetta vera e propria di collina, mutata poi in colata di fango dal rio del Ronco ingrossato a torrente dentro una gola. Per i residenti, il pericolo di frane era noto da anni. L’ultimo distacco, di entità limitata, risale a due anni fa. Una precedente slavina era scivolata fino a pochi metri dalle case nel dicembre del 2017. Una frana più grossa la si ricorda una ventina di anni fa. Nonostante i movimenti fossero percepiti e temuti da tutti i residenti, che assicurano di aver più volte informato Comune di Cormons e Regione, l’area non figura nell’elenco del catasto regionale delle frane. Anche questo, si conferma a Gorizia, è ora al vaglio dei magistrati.
Secondo le prime perizie dei geologi l’altra notte il fronte franoso, nel punto del collasso, era largo una quarantina di metri. Il terreno, inzuppato d’acqua, si è poi incanalato tra vigneti e boscaglia, alzando l’immensa onda di fango che in due riprese ha travolto e ucciso Guerrina Skokaj, 83 anni di Brazzano, e Quirin Kuhnert, 32 anni bavarese di Monaco, ferendo Matteo Betteto, enologo padovano di 35 anni. Se per gli abitanti di Brazzano il disastro è stato “ampiamente annunciato a causa dei continui movimenti-terra agricoli”, per gli esperti la tragedia “è dovuta in gran parte a precipitazioni eccezionali, mai così concentrate da almeno sei decenni”.
“Quelle colline – spiegano – sono argillose e l’acqua tende a trasformare in fango e a trascinare verso valle gli strati superficiali. Tra domenica sera e lunedì mattina le micro-frane tra Collio e Bassa friulana sono state centinaia. Difficile prevedere una congiuntura meteo tanto avversa, causata dallo scirocco che ha bloccato e schiacciato contro i pendii le piogge torrenziali”. Ciò che è certo è che la popolazione di Brazzano, decisa a impedire altre catastrofi e non vivere nell’incubo di nuovi crolli, adesso pretende la verità. I chiarimenti sono chiamati a illuminare anche l’esondazione improvvisa dei fiumi Torre, Judrio, Versa e Corno, all’origine della piena che sempre nel Goriziano ha fatto finire sotto un metro e mezzo d’acqua diversi paesi, a partire da Versa, frazione di Romans d’Isonzo.
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Gli sfollati, oltre agli 84 evacuati a Brazzano, qui restano 319. Il terreno nella notte, complice il cielo tornato sereno, ha riassorbito la piena che aveva superato gli argini. Ignorando l’ordine di non rientro, gli abitanti già dal mattino sono tornati in paese per mettersi a pulire case e strade dal fango. “Dobbiamo rimboccarci le maniche – dice Stefano Careddu – e andare avanti. Se le autorità vogliono impedircelo, ci arrestino”. Chi nell’alluvione improvvisa ha perso tutto, sotto quasi due metri di acqua, ora accusa le autorità sia di non aver avvisato della possibilità di una piena, permettendo ai residenti di mettere al riparo i beni rimasti sulle strade, nelle cantine e ai primi piani degli edifici. Condivisa anche l’accusa di non “tenere puliti i letti dei corsi d’acqua, sempre invasi da alberi e montagne di ghiaia che impediscono alla corrente di defluire”.
“Non è però questo – dice Ivan Guarino, vicecomandante regionale dei vigili del fuoco – il momento dei processi. Ora siamo impegnati nella verifica di staticità e funzionalità tecnica di edifici rimasti per ore immersi in due metri di acqua. La priorità è consentire alla gente di tornare al più presto a casa, compatibilmente con la sicurezza”. A Versa, rimasta priva di elettricità e acqua potabile, lunedì oltre trecento persone sono state evacuate sui gommoni della protezione civile e grazie agli elicotteri che hanno recuperato dai tetti chi non poteva uscire nemmeno dalle finestre. Ora tutti sono al lavoro per spalare il fango prima che indurisca e per sgomberare mobili ed elettrodomestici non riparabili. “Ci serve più gente – dice Robert Kozak – perché entro una settimana il paese deve tornato abitato. Sono certo che i friulani risponderanno come sempre, senza risparmiarsi, al nostro appello alla solidarietà”. Una prima conferma: l’altra notte nella palestra attrezzata per accogliere gli sfollati a Romans d’Isonzo, hanno dormito in dieci. Tutti gli altri sono stati subito ospitati in casa da parenti, amici e volontari.