Medici senza frontiere: “Con le gemelle Kessler rapporto solido, ma non sappiamo entità del lascito”
di Alessia Candito“Non conosciamo ancora l’entità del lascito, solo all’apertura del testamento sapremo in dettaglio di cosa si sta parlando, ma tra le sorelle Kessler e Medici senza frontiere, c’è un rapporto di lunga data”. Responsabile del fundraising di Msf Laura Perrotta spesso si trova a parlare con chi decida di lasciare all’organizzazione umanitaria parte di quanto risparmiato in vita. “Spesso chi decide di farlo, ce lo fa sapere tempo prima. In questo modo conosciamo la persona, quelle che gli stanno vicino, diventa qualcuno che fa parte della grande comunità di Medici senza frontiere”.
Lo erano anche le gemelle Kessler?
“Assolutamente. Soprattutto con i colleghi in Germania, che le hanno più volte incontrate. Loro credevano nel nostro operato e si fidavano di noi, del lavoro che facciamo e di come lo facciamo. Nel 2014 hanno dichiarato che ci avrebbero lasciato parte della loro eredità, da lì è nato un rapporto che si è strutturato nel tempo”.
In che modo?
“Hanno aderito a diverse campagne. A…
“Non conosciamo ancora l’entità del lascito, solo all’apertura del testamento sapremo in dettaglio di cosa si sta parlando, ma tra le sorelle Kessler e Medici senza frontiere, c’è un rapporto di lunga data”. Responsabile del fundraising di Msf Laura Perrotta spesso si trova a parlare con chi decida di lasciare all’organizzazione umanitaria parte di quanto risparmiato in vita. “Spesso chi decide di farlo, ce lo fa sapere tempo prima. In questo modo conosciamo la persona, quelle che gli stanno vicino, diventa qualcuno che fa parte della grande comunità di Medici senza frontiere”.
Lo erano anche le gemelle Kessler?
“Assolutamente. Soprattutto con i colleghi in Germania, che le hanno più volte incontrate. Loro credevano nel nostro operato e si fidavano di noi, del lavoro che facciamo e di come lo facciamo. Nel 2014 hanno dichiarato che ci avrebbero lasciato parte della loro eredità, da lì è nato un rapporto che si è strutturato nel tempo”.
In che modo?
“Hanno aderito a diverse campagne. Anche su nostra richiesta, più volte nelle loro interviste o apparizioni pubbliche hanno parlato dei lasciti solidali. La nostra speranza è sempre stata che il loro esempio fosse da ispirazione ad altri, soprattutto persone comuni”.
È successo?
“Al momento, il 15-20 per cento del nostro budget arriva dai lasciti solidali. Per lo più si tratta di persone comuni, ma anche attrici come Catherine Spaak ha decido di lasciarci parte della sua eredità. La nipote del noto latinista Concetto Marchesi, ci ha donato la sua villa all’isola d’Elba, dove sono custoditi migliaia di scritti. Insieme all’Università di Padova sta cercando di capire come valorizzarli”.
È una pratica diffusa?
“Sicuramente lo è per chi è in un certo senso cresciuto con noi, ci ha visti nascere, iniziare a lavorare. La sfida sarà farne capire l’importanza alle nuove generazioni”.
In un contesto di generalizzato taglio dei finanziamenti pubblici nazionali e internazionali, quanto sono importanti forme di solidarietà di questo genere?
“Per seguire il principio di assoluta indipendenza, Medici senza frontiere non accetta fondi pubblici. Tuttavia il taglio inevitabilmente ricade anche su di noi, perché cerchiamo di colmare le lacune che si aprono dove gli altri non hanno più la forza di arrivare”.