Si apre un caso Greta Thunberg all’Università di Verona. L’attivista svedese è attesa in città venerdì 21 novembre per un incontro sulla Palestina e la situazione della popolazione nella Striscia di Gaza. L’assemblea pubblica organizzata dal Collettivo Tamr prevede la presenza – nell’aula T8 del Polo Zanotto – anche di Simone Zambrin, l’attivista veronese che lo scorso ottobre aveva preso parte all’iniziativa umanitaria Global Sumud Flotilla, e di Maya Issa, la rappresentante del movimento studenti palestinesi.
L’ateneo di Verona, ieri, ha fatto sapere che l’aula non è stata concessa a causa dei contenuti dei post pubblicati sui social media da parte degli organizzatori. I contenuti citati, oltre a dare indicazio…
Si apre un caso Greta Thunberg all’Università di Verona. L’attivista svedese è attesa in città venerdì 21 novembre per un incontro sulla Palestina e la situazione della popolazione nella Striscia di Gaza. L’assemblea pubblica organizzata dal Collettivo Tamr prevede la presenza – nell’aula T8 del Polo Zanotto – anche di Simone Zambrin, l’attivista veronese che lo scorso ottobre aveva preso parte all’iniziativa umanitaria Global Sumud Flotilla, e di Maya Issa, la rappresentante del movimento studenti palestinesi.
L’ateneo di Verona, ieri, ha fatto sapere che l’aula non è stata concessa a causa dei contenuti dei post pubblicati sui social media da parte degli organizzatori. I contenuti citati, oltre a dare indicazioni fattuali sull’evento, sono stati critici nei confronti del governo italiano. L’evento, va ricordato, era stato fissato a 48 ore dalle elezioni regionali in Veneto, che si terranno domenica 23 e lunedì 24 novembre. L'autorizzazione, spiega l'ateneo, violerebbe quindi “la legge numero 28/2000 e, in particolare l'articolo 9”. Si parla della legge sulla par condicio.
L’evento era stato avviato dopo il voto favorevole del Senato accademico dell’università. La replica degli organizzatori batte proprio su questo punto: “La decisione ci ha sorpresi visto che era stato lo stesso ateneo a rinnovare il suo impegno per favorire l’allargamento del dibattito pubblico e degli spazi di approfondimento interdisciplinari delle crisi internazionali”.
Il Collettivo Tamr sottolinea come l’università abbia “un ruolo centrale nel garantire che la discussione pubblica non venga impoverita”. E ha chiesto un riesame della decisione. Ha concluso Tamr: “Confidiamo che l’Università confermi con i fatti ciò che ha espresso nelle intenzioni, offrendo a questa iniziativa lo spazio necessario in un contesto sicuro, aperto e rispettoso”.