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Kessler, l’amico: “Prussiane fino all’ultimo, avevano disdetto pure le bollette”

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Il ricordo di Bernhard Paul, fondatore del Circus Roncalli: “Erano due perfezioniste, qui eravamo tutti innamorati di loro
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«Le gemelle Kessler erano un’opera d’arte totale». Bernhard Paul cita Wagner per descrivere le sue amiche di una vita. Il leggendario fondatore del Circus Roncalli, il cui nome è ispirato a uno dei più amati papi del secolo, Giovanni XXII, le ha viste l’ultima volta poche settimane fa, per la prima del suo nuovo spettacolo. Per loro è stato l’ultimo: «Già sapevano quando sarebbero morte». Paul, che ha incantato generazioni di tedeschi impersonando il clown Zippo, racconta a Repubblica le sue “prussiane” Kessler.

Quando le ha viste l’ultima volta?

«Quando sono venute al mio spettacolo, a fine ottobre. Il Circo Roncalli da 50 anni organizza una prima a Monaco e loro non mancavano mai. Stavolta, però, sono andate via senza passare dalla mia…

«Le gemelle Kessler erano un’opera d’arte totale». Bernhard Paul cita Wagner per descrivere le sue amiche di una vita. Il leggendario fondatore del Circus Roncalli, il cui nome è ispirato a uno dei più amati papi del secolo, Giovanni XXII, le ha viste l’ultima volta poche settimane fa, per la prima del suo nuovo spettacolo. Per loro è stato l’ultimo: «Già sapevano quando sarebbero morte». Paul, che ha incantato generazioni di tedeschi impersonando il clown Zippo, racconta a Repubblica le sue “prussiane” Kessler.

Quando le ha viste l’ultima volta?

«Quando sono venute al mio spettacolo, a fine ottobre. Il Circo Roncalli da 50 anni organizza una prima a Monaco e loro non mancavano mai. Stavolta, però, sono andate via senza passare dalla mia roulotte. Di solito dopo si fermavano a bere un bicchiere, a fare due chiacchiere. Ma quel giorno c’era un tempo da lupi e sono scappate subito. Allora ho deciso di mandare loro due mazzi di rose, uno per ognuna. Mi hanno scritto subito una cartolina affettuosissima».

Cosa pensa della loro scelta del suicidio assistito?

«Incredibile, coraggiosissima. Pensi che hanno disdetto tutto, anche gli abbonamenti dei giornali, per il 18 novembre. Ossia, per il giorno dopo la loro morte. Erano veramente prussiane. Disciplina ferrea, fino alla morte. Quando sono venute a vedere lo spettacolo, a fine ottobre, sapevano già che sarebbero morte, addirittura il giorno esatto. Era anche un po’ tipico: hanno vissuto in sincronia, sono morte in sincronia. Una vita insieme, capisco che nessuna delle due volesse sopravvivere all’altra. Chi le conosceva come me lo capiva: non si erano mai sposate, non si erano mai separate, vivevano in una casa divisa in due parti ma con una porta in mezzo. Erano una cosa sola».

E hanno segnato un’era.

«Hanno lavorato con Elvis, Dean Martin, Frank Sinatra, con i più grandi. Peraltro erano impressionanti: bellissime – anche adesso – e talmente uguali che ogni tanto persino io mi chiedevo, ‘e adesso con chi sto parlando, Ellen o Alice’?’ Anche la mimica era la stessa, i gesti».

In Italia si costruivano degli sketch televisivi sul fatto che fossero indistinguibili. Che carattere avevano?

«Erano incredibilmente umili, zero vanità. Mi ricordo queste serate con Peter Ustinov, Danny Kaye e altre star. Loro erano alla mano, grandi professioniste. Come i Bee Gees».

I Bee Gees?

«Sì, mi ricordo una colazione con loro: ogni due secondi dovevano posare il panino e pulirsi le mani per firmare autografi. Persino io ero snervato, loro zero. Sempre gentilissimi. E le gemelle Kessler erano uguali, sempre sorridenti, sempre cordiali. Ma chi le conosceva come me sapeva anche che erano spiritosissime».

In Germania facevano scandalo le loro leggendarie gambe esibite in tv?

«Non si parlava male delle Kessler perché nessuno voleva fare la figura del bacchettone. Ma erano tutti innamorati di loro. Del resto le gemelle Kessler erano il perfetto Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale».

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