Friuli, il sopravvissuto alla frana: “Quirin sepolto dal fango, aiuterò la sua compagna”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiCORMONS (Gorizia) – Se qui c’è un eroe, è il mio amico Quirin. È stato lui a svegliare e a mettere al sicuro altre persone, lui mi ha chiesto di aiutarlo a salvare Guerrina, intrappolata nella casa già in parte crollata. Quirin ce l’aveva fatta, ma è tornato indietro per non abbandonare l’anziana vicina. Mi ha insegnato cos’è la generosità, non lo dimenticherò. Io, per una questione di centimetri, sono sopravvissuto. Ero in cima alla scala messa per aiutare la donna a scavalcare il davanzale e a scendere, sono rimasto sulla superficie del fango. Guerrina e Quirin invece, già a terra, sono stati sepolti. Ancora sento le urla di Quirin: teneva ferma la scala su cui c’ero ancora io, non capisco perché io sono vivo e lui è morto. Il destino non conosce la giustizia, si compie casualmente in un battito di ciglia». A parlare è Matteo Betteto, 35 anni, sopravvissuto alla frana che lunedì ha spazzato via quattro edifici a Brazzano, nel Goriziano.
CORMONS (Gorizia) – Se qui c’è un eroe, è il mio amico Quirin. È stato lui a svegliare e a mettere al sicuro altre persone, lui mi ha chiesto di aiutarlo a salvare Guerrina, intrappolata nella casa già in parte crollata. Quirin ce l’aveva fatta, ma è tornato indietro per non abbandonare l’anziana vicina. Mi ha insegnato cos’è la generosità, non lo dimenticherò. Io, per una questione di centimetri, sono sopravvissuto. Ero in cima alla scala messa per aiutare la donna a scavalcare il davanzale e a scendere, sono rimasto sulla superficie del fango. Guerrina e Quirin invece, già a terra, sono stati sepolti. Ancora sento le urla di Quirin: teneva ferma la scala su cui c’ero ancora io, non capisco perché io sono vivo e lui è morto. Il destino non conosce la giustizia, si compie casualmente in un battito di ciglia». A parlare è Matteo Betteto, 35 anni, sopravvissuto alla frana che lunedì ha spazzato via quattro edifici a Brazzano, nel Goriziano.
In ospedale a Udine, ha un femore fratturato. «Anche la mia casa non c’è più — dice — ho perso tutto. Però sono vivo e andrò avanti per aiutare la sua compagna Jessica a riaprire la loro bottega di alimentari in paese, per testimoniare il gesto di altruismo di una persona indimenticabile». Per accertare se la frana di Brazzano poteva essere prevista ed evitata, la procura di Gorizia sta intanto acquisendo relazioni e documenti da carabinieri e vigili del fuoco. Il capo della procura, Massimo De Bortoli, si limita a confermare «verifiche e acquisizioni di informazioni prima di decidere come procedere». In dubbio non è l’inchiesta sulla colata di fango che ha travolto Quirin Kuhnert e Guerina Skokaj: da decidere solo direzione e oggetto dell’indagine. L’attenzione è rivolta in particolare sulla «verifica di autorizzazioni e perizie» che nel tempo hanno permesso ai vigneti terrazzati di risalire sempre più in alto, a ridosso dell’abitato. Per i residenti, il pericolo di frane era noto. L’ultimo distacco risale a due anni fa. Una precedente slavina era scivolata a pochi metri dalle case nel dicembre del 2017, una più grossa una ventina di anni fa. Nonostante i segnali l’area non figura nell’elenco del catasto regionale delle frane. I magistrati intendono capire anche se l’esondazione del fiume Judrio, che ha sommerso sotto un metro e mezzo d’acqua Versa, frazione di Romans d’Isonzo, sia stata favorita da incuria e argini inadeguati: se l’allarme piena sia stato comunicato in tempo alla popolazione.