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Kessler, l’ultima lettera: “Ce ne andiamo insieme non siate tristi per noi”

(agf)

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Un biglietto inviato alla vicina e a una cantante poco prima del suicidio assistito. A Grünwald, il borgo bavarese di manager e calciatori, le conoscevano tutti: “Adorabili, ci mancheranno”
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Grünwald (Baviera) - Dopo l’ultimo ballo, qualcuno ha lasciato la luce accesa in salotto. S’intravede il divano bianco, un’elegante lampada e la porta finestra che dà sul giardino della zwillingshaus, la villa gemella delle gemelle. Solo una parete scorrevole divideva le loro vite. Ma è stato forse in una sera come questa, nel buio e nel silenzio del ricco sobborgo, che le due artiste hanno pensato e scritto le ultime parole per le amiche: «Siamo venute al mondo insieme e lo lasceremo insieme. Non siate tristi. Ci rivedremo al settimo cielo». Firmato: Alice ed Ellen Kessler.

Grünwald, diecimila abitanti, viene definito il comune più ricco della Germania. Qui, racconta il giornalista Carsten Fuss, vivono molti giocatori del Bayern Monaco ma anche le sue vecchie glorie: Rummenigge, Ribéry, Robben. E poi super manager d’azienda e celebrità: i Bavaria Film Studios, famosi in tutta Europa, hanno sede nel sobborgo.

«Fammi salire, ti guido io», promette Peter (sul cognome glissa, sul v…

Grünwald (Baviera) - Dopo l’ultimo ballo, qualcuno ha lasciato la luce accesa in salotto. S’intravede il divano bianco, un’elegante lampada e la porta finestra che dà sul giardino della zwillingshaus, la villa gemella delle gemelle. Solo una parete scorrevole divideva le loro vite. Ma è stato forse in una sera come questa, nel buio e nel silenzio del ricco sobborgo, che le due artiste hanno pensato e scritto le ultime parole per le amiche: «Siamo venute al mondo insieme e lo lasceremo insieme. Non siate tristi. Ci rivedremo al settimo cielo». Firmato: Alice ed Ellen Kessler.

Grünwald, diecimila abitanti, viene definito il comune più ricco della Germania. Qui, racconta il giornalista Carsten Fuss, vivono molti giocatori del Bayern Monaco ma anche le sue vecchie glorie: Rummenigge, Ribéry, Robben. E poi super manager d’azienda e celebrità: i Bavaria Film Studios, famosi in tutta Europa, hanno sede nel sobborgo.

«Fammi salire, ti guido io», promette Peter (sul cognome glissa, sul vecchio lavoro pure), capelli bianchi e cane al guinzaglio, tedesco con la casa in Sardegna per le vacanze. Ci porta tra un dedalo di strade e villette, staccionate in ordine e suv in giardino. «Ecco, la villa è quella. Abitavano lì. Eravamo amici da cinquant’anni, sai? L’ultima volta le ho viste un mese fa al ristorante... Erano gentili, simpatiche con tutti, le donne più adorabili che abbia mai conosciuto. Cosa penso della loro scelta? La rispetto: avrei fatto la stessa cosa».

Sul citofono non ci sono nomi. Sul muretto, un piccolo mazzo di rose bianche e un lumino: «Le vedevo sempre assieme. Sì, eravamo amici. Ma questa è una cosa privata», taglia corto il vicino. Uscivano da questo cancello e camminavano per il paese. Le vedevano dal panettiere, in banca, a fare la spesa. Per qualcuno, erano più famose in Italia che da queste parti, complice il fatto che di vip ce n’è in abbondanza. Eppure, tra la stampa tedesca, c’è chi arriva a definirle «le migliori ambasciatrici del dopoguerra», per l’atmosfera positiva che portarono.

Amavano i ristoranti italiani. Franco Zedde, nato in Germania ma dal sangue sardo, è proprietario del locale “La Villa”. Mostra una foto con le sue clienti famose: «Venivano solo a pranzo, avevano il loro tavolo preferito. Erano sempre gentili, parlavano spesso dell’Italia». Anche allo Schlosshotel la specialità è la cucina italiana, e qui le ricordano come ospiti fisse. L’ultima volta il 7 novembre: «Spaghetti alle vongole per Alice, fegato alla veneziana per Ellen. Da bere solo acqua. Erano sedute una davanti all’altra, in silenzio. Era difficile provare a fare una chiacchierata. Ma Ellen non stava bene, si vedeva», ricorda il cameriere.

Quando riuscivano, le sorelle Kessler andavano ancora alle prime a teatro, al campo da golf, al ristorante cinese dietro l’angolo, alla première del Circus Roncalli a Monaco (lo scorso 24 ottobre). Vivevano in una grande casa “gemella”: due camere da letto, due bagni, due cucine con sala da pranzo, una palestra in comune. La villa era divisa in due da una parete mobile. Fuori, era ed è circondata da abeti e alte siepi la piscina in giardino.

Davanti ai garage che affacciano sulla strada, lunedì ha parcheggiato un’auto della polizia in borghese. Era stata allertata dopo che le gemelle avevano scritto la parola fine e scelto la strada del suicidio assistito. Tutto era stato pianificato. L’abbonamento al giornale Abendzeitung disdetto lo stesso giorno della morte. Sabato scorso, due giorni prima dell’epilogo, le lettere scritte a mano e inviate – assieme a dei pacchi personali – a due amiche, con la raccomandazione di aprirle solo il 18 novembre: la presentatrice televisiva Carolin Reiber, loro vicina di casa, e la cantante e attrice Bibi Johns.

«Siamo grati che esista la morte assistita. Ci ha sicuramente risparmiato molto – hanno scritto nei biglietti, come riportato dal quotidiano Tz – Siamo venute al mondo insieme e lo lasceremo insieme». Per poi concludere: «Non siate tristi. Ci rivedremo al settimo cielo». Le amiche hanno raccontato di problemi di salute e parlato in particolare di un ictus che avrebbe colpito Ellen. Quindi la scelta del suicidio assistito, che in queste ore riaccende il dibattito anche in Germania.

Un altro merito delle gemelle, dopo quello di aver incantato e divertito il mondo. Loro avevano soltanto un ultimo desiderio: essere conservate nella stessa urna. Vicino alla mamma Elsa.

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