Il Papa a Assisi incontra la Cei e prega sulla tomba di Francesco: “Il mondo ha bisogno di speranza”
di Iacopo ScaramuzziE’ il primo viaggio italiano di Leone XIV. Il nuovo Papa è giunto oggi ad Assisi, dove ha pregato sulla tomba di San Francesco e ha incontrato i vescovi italiani riuniti nella città del Poverello per la loro assemblea autunnale, incoraggiandoli ad andare avanti nell’accorpamento delle 226 diocesi, ad andare effettivamente in pensione a 75 anni, come prevede la normativa vigente, a proseguire tanto nella lotta agli abusi, ascoltando le vittime, quanto in una sinodalità capace di coinvolgere tutti i fedeli. E in un’epoca segnata da violenze e divisioni, a essere portatori di un messaggio di fraternità e speranza.
In memoria del Poverello
Il Pontefice agostiniano è giunto in elicottero poco prima delle 8.45 e si è subito recato alla basilica inferiore di Assisi dove ha visitato in forma privata la tomba di San Francesco, fermandosi a pregare alcuni minuti in silenzio. Al termine il pontefice ha salutato i frati del Sacro Convento, guidati dal custode fra Marco Moroni, che hanno intonat…
E’ il primo viaggio italiano di Leone XIV. Il nuovo Papa è giunto oggi ad Assisi, dove ha pregato sulla tomba di San Francesco e ha incontrato i vescovi italiani riuniti nella città del Poverello per la loro assemblea autunnale, incoraggiandoli ad andare avanti nell’accorpamento delle 226 diocesi, ad andare effettivamente in pensione a 75 anni, come prevede la normativa vigente, a proseguire tanto nella lotta agli abusi, ascoltando le vittime, quanto in una sinodalità capace di coinvolgere tutti i fedeli. E in un’epoca segnata da violenze e divisioni, a essere portatori di un messaggio di fraternità e speranza.
In memoria del Poverello
Il Pontefice agostiniano è giunto in elicottero poco prima delle 8.45 e si è subito recato alla basilica inferiore di Assisi dove ha visitato in forma privata la tomba di San Francesco, fermandosi a pregare alcuni minuti in silenzio. Al termine il pontefice ha salutato i frati del Sacro Convento, guidati dal custode fra Marco Moroni, che hanno intonato il Salve sancte pater, un antico canto gregoriano. “E' una benedizione poter venire qui oggi in questo luogo sacro”, ha detto. “Siamo vicini agli 800 anni dalla morte di San Francesco, questo ci dà modo di prepararci per celebrare questo grande umile e povero santo mentre il mondo cerca segni di speranza”. Fra Giulio Cesareo, direttore dell’ufficio comunicazione del Sacro Convento, ha raccontato: “Dopo aver pregato in silenzio dinanzi alla tomba di Francesco, ci ha rivolto una parola di grande conforto, ricordandoci che ci stiamo preparando al grande anniversario della morte di Francesco. Ci ha esortato a continuare a essere, attraverso la nostra vita, quei segni di speranza, pace e fraternità di cui il mondo ha tanto bisogno”.
Una “sosta brevissima”
Subito dopo Leone è sceso alla basilica di Santa Maria degli Angeli per incontrare gli oltre duecento vescovi italiani riuniti nella loro assemblea autunnale e ha rivolto loro un discorso. “Sono contento di questa mia prima sosta, seppur brevissima, ad Assisi, luogo altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno”, ha detto. Il Papa è stato accolto, nonostante la pioggia, da un gruppo di fedeli che lo attendevano. Nel suo discorso ha toccato diversi temi delicati per la vita della Chiesa italiana come l’accorpamento delle diocesi, l’età di pensionamento dei vescovi, la scelta dei nuovi vescovi, la lotta agli abusi e la sinodalità.
Continuare ad accorpare le diocesi
Non bisogna “tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi” avviato da Francesco, ha detto Leone, “soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze. Al contempo, guardando la fisionomia della Chiesa in Italia, incarnata nei diversi territori, e considerando la fatica e talvolta il disorientamento che tali scelte possono provocare, auspico che i Vescovi di ogni Regione compiano un attento discernimento e, magari, riescano a suggerire proposte realistiche su alcune delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane, per valutare se e come potrebbero continuare a offrire il loro servizio”.
In pensione a 75 anni
Quanto all’età di pensionamento, “tutti noi”, ha detto il Papa, “dobbiamo coltivare l’atteggiamento interiore che Papa Francesco ha definito ‘imparare a congedarsi’, un atteggiamento prezioso quando ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico. È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni”.
La scelta dei nuovi vescovi
Inoltre, “il coordinamento tra il Dicastero per i Vescovi e la Nunziatura Apostolica, ai fini di una comune corresponsabilità, deve poter promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi, oltre all’ascolto degli Ordinari in carica presso le Chiese locali e di coloro che si apprestano a terminare il loro servizio”.
Avanti con la sinodalità senza inerzia
Leone ha incoraggiato i vescovi italiani ad andare avanti sulla strada intrapresa col sinodo, sottolineando che “la sinodalità, che implica un esercizio effettivo di collegialità, richiede non solamente la comunione tra di voi e con me, ma anche un ascolto attento e un serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio”. Inoltre, “una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione”, ha sottolineato il Papa, “ha bisogno di rinnovarsi costantemente. Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti”.
Abusi, ascoltare le vittime
Leone, ancora, ha incoraggiato la Cei – di recente richiamata dalla pontificia commissione per la tutela dei minori – ad andare avanti nella lotta agli abusi: “L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle”, ha detto: “Vi ringrazio per quanto avete già fatto e vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili”.
Fraternità in tempi di violenza
Leone ha notato, più in generale, che oggi “viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro. Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza reticenze e timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo”. Il Papa ha esortato la Chiesa italiana a “continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà”, e a continuare a occuparsi sia dell’attuale contesto digitale che delle povertà presenti in Italia.
Il secondo incontro
E’ la seconda volta che il Pontefice, che è anche primate d’Italia, incontra la Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, la prima volta fu in Vaticano il 17 giugno. Adesso il Papa si rivolge ad un’assemblea che sta recependo le aperture a gay, donne, laici richieste dal recente sinodo italiano, e dopo che la pontificia commissione per la tutela dei minori ha rilevato, nelle scorse settimane, una “notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”.
Pranzo con le agostiniane
In mattinata la sala stampa della Santa Sede ha reso noto che “al termine dell’incontro con i Vescovi della Cei, Papa Leone XIV ha raggiunto lo stadio di Santa Maria degli Angeli, da cui è decollato per Montefalco, dove celebrerà la Santa Messa nel Monastero delle monache agostiniane. Il Papa si tratterrà per il pranzo, per poi tornare, in elicottero, in Vaticano”.
I primi viaggi
Se si esclude la visita a Genazzano, due giorni dopo la conclusione del Conclave, il 10 maggio, e le trasferte quasi settimanali a Castel Gandolfo, dove solitamente si ferma per la giornata di martedì, in questi primi sei mesi, segnato dalle numerose incombenze di inizio pontificato e dalla fitta agenda del Giubileo, è la prima volta che il nuovo Papa viaggia fuori Roma. La settimana prossima è invece in agenda il primo viaggio internazionale, in Turchia e Libano dal 27 novembre al 2 dicembre.
"Tornerò nel 2026”
Papa Leone ha detto ai frati conventuali che intende tornare ad Assisi nel 2026. Fra Luca Di Pasquale, presente con il Papa nella basilica di Santa Maria degli Angeli, ha riferito: "Ci ha salutato uno ad uno, ci ha colpito l'attenzione che ha riservato a ciascuno di noi. Ci ha detto che tornerà a trovarci ad Assisi il prossimo anno per l'ottavo centenario della morte di San Francesco. Ci ha anche confidato che veniva spesso ad Assisi per trovare pace e che oggi era contento di essere tornato vestito di bianco".