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Leone, l’appello ai vescovi: “Una Chiesa più aperta senza paura di cambiare”

(afp)
Il Papa ad Assisi prega per la pace sulla tomba di San Francesco e chiede di costruire “comunità cristiane accoglienti”
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È una «sosta brevissima», come ha detto egli stesso, ma densa, quella che Leone XIV ha fatto ieri ad Assisi. Dopo la preghiera sulla tomba di San Francesco, il Papa è sceso a Santa Maria degli Angeli, salutato da un gruppetto di fedeli che lo attendeva nonostante la pioggia, e con un discorso essenziale ma acuminato ha chiesto ai vescovi italiani di continuare a rinnovarsi e costruire «comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti».

Una Chiesa in trasformazione

Il Papa ha domandato ai vescovi, riuniti nella loro assemblea autunnale, di essere «artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche» in un tempo «segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali». La Chiesa italiana, di cui il Papa è primate, si trova in una fase di trasformazione. Come ha detto il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, «è finita la cristianità, non il cristianesimo», la secolarizzazione avanza, e, su insistenza di Bergoglio, gli anni scorsi i vescovi hanno intrapreso un cam…

È una «sosta brevissima», come ha detto egli stesso, ma densa, quella che Leone XIV ha fatto ieri ad Assisi. Dopo la preghiera sulla tomba di San Francesco, il Papa è sceso a Santa Maria degli Angeli, salutato da un gruppetto di fedeli che lo attendeva nonostante la pioggia, e con un discorso essenziale ma acuminato ha chiesto ai vescovi italiani di continuare a rinnovarsi e costruire «comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti».

Una Chiesa in trasformazione

Il Papa ha domandato ai vescovi, riuniti nella loro assemblea autunnale, di essere «artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche» in un tempo «segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali». La Chiesa italiana, di cui il Papa è primate, si trova in una fase di trasformazione. Come ha detto il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, «è finita la cristianità, non il cristianesimo», la secolarizzazione avanza, e, su insistenza di Bergoglio, gli anni scorsi i vescovi hanno intrapreso un cammino sinodale che ha coinvolto anche i semplici fedeli, le associazioni e i movimenti, e si è concluso da poco chiedendo aperture a donne, laici, gay. Leone è venuto ad Assisi per insistere sul cammino intrapreso e ha incastonato nell’invito a «uno spirito veramente sinodale» quattro annose questioni molto concrete.

Quattro nodi

Le diocesi, innanzitutto: sono 226, troppe, e se già Bergoglio aveva chiesto di diminuirne il numero ora Prevost torna a domandare di «non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi, soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte». Poi c’è il nodo del ricambio generazionale: una Chiesa sinodale «ha bisogno di rinnovarsi costantemente», ha detto Leone, «bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti», e dunque bisogna mettere in pratica quanto deciso da Francesco ma con molte proroghe: «È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi», solo i cardinali potrebbero rimanere due anni in più. Anche nella nomina dei nuovi vescovi è necessario, terzo punto, «promuovere una maggiore partecipazione di persone». E infine gli abusi sessuali: di recente la pontificia commissione per la tutela dei minori ha rilevato «una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi», ieri il Papa ha sottolineato che «l’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle».

Tre ore con le agostiniane

Quello di ieri era il primo viaggio italiano di Leone. L’anno prossimo cade l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco e il Papa ha già preannunciato che tornerà, ma intanto ha reso un primo omaggio al «grande umile e povero santo mentre il mondo cerca segni di speranza». Dopo aver trascorso poco più di un’ora ad Assisi, il Papa si è trasferito a Monfalco per celebrare messa e pranzare con le monache agostiniane, restando con loro tre ore prima di rientrare in Vaticano.

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