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Menopausa, “Diamo voce alle storie delle ‘Vamp’: il potere di sfidare i luoghi comuni”

Lisa Ginzburg e Valeria Parrella

Lisa Ginzburg e Valeria Parrella

 
Le due autrici nel loro podcast raccontano una svolta culturale: stop allo stigma, finalmente se ne discute anche con humor
2 minuti di lettura

Ci sono donne che perdono il lavoro perché non riescono a tenere tutto insieme nella fase più densa della vita, quella della badanza agli anziani genitori, con i figli adolescenti e la carriera che ha bisogno di un momento di raccolta della semina: e invece vengono scavalcate dai colleghi uomini. E c’è l’architetta afferrata dalla vampata su un cantiere, davanti agli operai, che perde autorevolezza in un contesto di tutti uomini perché non capiscono cosa stia succedendo. O c’è lo stigma sessuale per cui, secondo alcune interpretazioni, si viene esautorate dallo sguardo maschile. Queste ed altre amenità fanno eco, come in un racconto distopico, a quel consiglio che, durante il Medioevo, veniva offerto alle donne in menopausa: di darsi a una vita ritirata e di donare ogni proprio avere alla chiesa, per pararsi le spalle e non essere subito assimilate alle streghe. Però c’è tantissimo altro ancora.

Le voci finora silenziate

Così ci siamo messe in ascolto di voci diverse di donne menopausate, scoprendoci noi via via più colpite e anche emozionate di come questa fase tanto poco raccontata della vita ospiti ombre e luci, solitudini e liberazioni, e un balbettare denso, che risuona, come quando un lessico ancora non c’è ma invece c’è moltissimo da dire. Realizzando quanto la menopausa sia sapere ancora inesplorato. Non tramandato da madri e nonne, in fondo non davvero tematizzato neppure dal femminismo. Intercettato da certe pagine di letteratura, nelle immagini potenti che Mary Ruefle inventa ne La mia proprietà privata, dell’antropologa Margareth Mead che attribuisce alla post menopausa una forza straordinaria, di Susan Sontag quando insiste sulla ricchezza adulta di questo momento che tardivo lo è per gli orologi biologici ma invece anche è un’alba.

La grande liberazione fisica

Tra tante voci ci siamo via via sentite meno sole, in questa tempesta da cui nemmeno i ginecologi spesso sanno spiegare come proteggersi. E siccome come dice Margareth Mead: “Non c’è potere più grande al mondo dell’entusiasmo di una donna in post-menopausa” con l’enorme entusiasmo di chi ribalta un modo di pensare, di chi finalmente parla di qualcosa che era stato taciuto o passato di nascosto, e soprattutto con la grande liberazione fisica, quel sollievo di non essere più preda degli sbalzi ormonali, assistiamo a una rivoluzione culturale sul tema; un articolo come questo solo dieci anni fa era impensabile. Assistiamo e ci facciamo portavoce, in realtà, di istanze che non erano etichettate come menopausa ma che esprimevano proprio questo enorme potere, questo enorme entusiasmo dell’età che va dal periclimaterio in poi — in una vita che nei Paesi occidentali si allunga tantissimo. Si trascorre quasi metà vita senza flusso mestruale: è l’occasione di rileggere così le grandi figure menopausate della letteratura, Ecuba, corifea perché depositaria di saggezza ma anche Lisistrata che vuole una sorta di comunismo delle terre e degli uomini e che si fa portatrice di pace.

Le nuove fila di noi stesse

Immagini femminili di un’autorevolezza che arriva dalle esperienze della vita ma anche dal corpo, da un diverso modo con cui il corpo nella menopausa incomincia a parlarci, gli ormoni cambiati, cambiato il desiderio e l’essere desiderate, più profondi certi silenzi dentro e fuori, e prima le nebbie cognitive e tantissimi sintomi (settantadue), e tutto che sembra si sballi ma poi ecco, arriva una quiete perché te ne freghi di tante cose che ti tormentavano prima. Un po’ come la “donna farfalla” raccontata da Clarissa Pinkola Estés (Donne che corrono coi lupi) si vola, certe lacrime lasciate alle spalle. Tra rughe e secchezze e altri disagi, sorrisi anche invece, e risate, come quelle che l’una sempre riesce a strappare all’altra. E una necessità pulsante di prendere in mano queste nuove fila di noi stesse, con il tempo che ha cambiato ritmo e dimensione, non più cadenzato dall’arrivo del sangue ogni mese s’è fatto ampio e più lento, e prezioso. Con i suoi chiaroscuri, la menopausa è una grande occasione.

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