Unschooling, la scelta di Elena: “Così i miei figli crescono con un pensiero critico e fantasioso”
di Flavia Cappadocia"La nostra giornata tipo? Bella come un giorno di vacanza senza centro estivo". Elena Piffero descrive così la scelta di non mandare i figli a scuola e occuparsi personalmente della loro istruzione. Ha 44 anni e vive con il marito e i 4 figli nella campagna modenese, tra Nonantola e Castelfranco Emilia, insieme a galline, api e gatti.
Entrambi con un passato accademico in Inghilterra, Piffero e suo marito si sono trasferiti in Emilia-Romagna, in mezzo alla natura. "Abbiamo scelto un metodo di homeschooling, istruzione a casa, che si chiama unschooling, letteralmente "non scuola" - spiega a Repubblica - basato sulla premessa che l'apprendimento funziona in maniera più efficace e spontanea quando non è strutturato. Serve un contesto incoraggiante, al bambino va sempre lasciata la libertà di esplorare".
"La nostra giornata tipo? Bella come un giorno di vacanza senza centro estivo". Elena Piffero descrive così la scelta di non mandare i figli a scuola e occuparsi personalmente della loro istruzione. Ha 44 anni e vive con il marito e i 4 figli nella campagna modenese, tra Nonantola e Castelfranco Emilia, insieme a galline, api e gatti.
Entrambi con un passato accademico in Inghilterra, Piffero e suo marito si sono trasferiti in Emilia-Romagna, in mezzo alla natura. "Abbiamo scelto un metodo di homeschooling, istruzione a casa, che si chiama unschooling, letteralmente "non scuola" - spiega a Repubblica - basato sulla premessa che l'apprendimento funziona in maniera più efficace e spontanea quando non è strutturato. Serve un contesto incoraggiante, al bambino va sempre lasciata la libertà di esplorare".
Niente tv
In casa non c'è la tv, e fino a pochi mesi fa non c'era nemmeno un'automobile. La famiglia si spostava in bici o con i mezzi pubblici. "Quando i nostri figli erano più piccoli facevamo tantissimi giochi ed esplorazione libera. Man mano che sono cresciuti hanno fatto quello che gli piaceva di più. La più grande, ad esempio, suona violino e arpa e ora sta per frequentare il conservatorio", racconta Piffero. "Di solito la mattina la lasciamo alla lettura libera e svolgiamo le attività di studio nel pomeriggio. Cerchiamo sempre di partecipare attivamente alle iniziative territoriali, portiamo i nostri figli in biblioteca, siamo in costante contatto con il resto della comunità. Siamo tutt'altro che isolati".
Un esame all’anno di verifica
L'istruzione parentale in Italia prevede un esame alla fine di ogni anno, da sostenere in una scuola pubblica o paritaria. Il ministero prevede infatti che le famiglie comunichino entro aprile il programma che hanno svolto a casa per poter impostare la prova finale su quello. "Per noi la verifica è diventata un incubo. L'ultima volta è stata un'esperienza mortificante dal punto di vista psicologico. C'è sempre una predica finale in cui siamo giudicati per la nostra scelta. A mia figlia hanno fatto fare quattro prove scritte e tre giorni di prove orali. Noi, come prevede la normativa, non abbiamo un progetto didattico strutturato, eppure ci sono scuole che all'esame propongono i libri di testo tradizionali come unico riferimento. Forse non veniamo accettati del tutto perché il nostro stile di vita può mettere in crisi, ma è così strano non sentirsi compresi proprio dall'istituzione scolastica, che dovrebbe insegnare apertura mentale e uguaglianza".
Momenti di incertezza ma nessun ripensamento
Piffero, che è autrice del libro dedicato all’unschooling “Io imparo da solo”, è ricercatrice all'università di Bologna e suo marito tiene lezioni di materie scientifiche online in inglese. "A volte siamo preoccupati perché sappiamo di crescere figli molto critici, ma siamo sicuri che sono improntati a un cambiamento necessario. Il timore è quello di tirare su degli alieni, dei "disadattati", come scherziamo insieme ai nostri amici. Ma speriamo che riescano a farsi largo nel mondo con un pensiero più critico e fantasioso". Nonostante i momenti di incertezza, per Piffero non ci sono ripensamenti: "Siamo felici di quello che facciamo. La nostra non è una scelta "contro" qualcosa, ma di apertura verso altri valori rispetto a quelli che vengono proposti. In molte esistenze c'è un conformismo che porta a star male e noi abbiamo trovato il nostro equilibrio così". E il momento più bello, confida, arriva la sera, quando la famiglia si riunisce per parlare: "Facciamo mente locale delle cose fatte e imparate durante il giorno, c'è assoluta condivisione. Per noi è l'insegnamento più importante di tutti".