Il giudice “Rimandarli a casa è ancora una possibilità ma ora i genitori collaborino”
di Alessandra Ziniti«L’unica cosa di cui non si sentiva il bisogno in questa vicenda così delicata e complessa è di una contrapposizione manichea».
Da Claudio Cottatellucci, giudice del tribunale di Roma e presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, parte un invito «ad avere fiducia nel processo».
Presidente Cottatellucci, quello che tutti si chiedono è appunto quale sarà ora il processo che attende questa famiglia divisa.
«Cominciamo spiegando che il provvedimento adottato dal tribunale dei minori de l’Aquila è provvisorio. Dunque non c’è nessuna decisione definitiva di togliere i figli ai loro genitori. Da quello che ho avuto modo di leggere dal decreto e dalla mia esperienza, direi che il tribunale ha fatto una scommessa sulla trasformabilità della situazione, individuando i due punti decisivi: sono a rischio il diritto dei bambini alla vita di relazione e alla salute».
Che vuol dire che il tribunale scommette sulla trasformabilità della situazione?
«Che …
«L’unica cosa di cui non si sentiva il bisogno in questa vicenda così delicata e complessa è di una contrapposizione manichea».
Da Claudio Cottatellucci, giudice del tribunale di Roma e presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, parte un invito «ad avere fiducia nel processo».
Presidente Cottatellucci, quello che tutti si chiedono è appunto quale sarà ora il processo che attende questa famiglia divisa.
«Cominciamo spiegando che il provvedimento adottato dal tribunale dei minori de l’Aquila è provvisorio. Dunque non c’è nessuna decisione definitiva di togliere i figli ai loro genitori. Da quello che ho avuto modo di leggere dal decreto e dalla mia esperienza, direi che il tribunale ha fatto una scommessa sulla trasformabilità della situazione, individuando i due punti decisivi: sono a rischio il diritto dei bambini alla vita di relazione e alla salute».
Che vuol dire che il tribunale scommette sulla trasformabilità della situazione?
«Che i giudici sperano ancora di attivare i giudici in senso positivo. Dalle carte, se ci si prendesse la briga di leggere il decreto prima di utilizzare parole inaccettabili di condanna sull’operato dei magistrati, appare evidente che si è provato a percorrere la strada del recupero delle funzioni genitoriali, ma senza fortuna. Il padre e la madre di questi bambini finora non si sono mostrati collaborativi».
L’istruttoria su questa famiglia va avanti da più di un anno. Sono state provate altre strade prima di portare via i bambini?
«Ma certo che sì, come sempre si fa in questi casi. Questi tredici mesi non sono stati un tempo morto. I tribunali provano prima con delle prescrizioni, ma sono misure civili non penali. E se le famiglie non le osservano c’è poco da fare. Era stata chiesta una visita neuropsichiatrica per valutare la condizione dei bambini, è stata rifiutata. Anzi, a provocazione, i genitori hanno avanzato la richiesta di 50.000 euro a figlio per farli visitare. E allora, quando ogni altra strada è sbarrata, si arriva davanti al dilemma che nessun giudice dei minori affronta a cuor leggero».
Lei conosce personalmente la giudice Cecilia Angrisano che ha preso questa decisione?
«Intanto la decisione è stata collegiale, frutto di confronto. La collega è esperta ed equilibrata e immagino quanto sia difficile questo momento per lei, che ora è molto preoccupata per questa escalation di odio e attacchi».
Provocata anche dagli interventi della politica?
«Certamente ho sentito parole inaudite, come sequestro di persona, uno stravolgimento dell’alfabeto minimo. Ci vorrebbe più rispetto non solo per i giudici ma proprio per l’esercizio della giurisdizione. La sollecitazione del ministero della giustizia, l’annuncio di un’ispezione, il richiamo al prossimo referendum sulla separazione delle carriere che non c’entra proprio nulla. Per fortuna il Csm ha aperto una pratica a tutela dei colleghi de l’Aquila. L’esperienza di Bibbiano non ha insegnato nulla. C’è una fuga dalla complessità che non aiuta davvero nell’individuazione della strada più giusta».
Che ora quale potrebbe essere?
«Questa famiglia ha un avvocato che sta suggerendo delle strade e ha dieci giorni per proporre appello, c’è un curatore speciale che sta seguendo questi minori. Non ci sono solo i giudici, c’è una platea di soggetti con un unico obiettivo: il benessere dei minori. Sono sicuro che con la collaborazione dei genitori l’obiettivo verrà raggiunto».
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