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Le età del cervello, il sogno riduzionista di rottamare gli adulti

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Ho una notizia per i riduzionisti in ascolto: l’università di Cambridge ha stabilito che se dovessimo dar retta soltanto al cervello, il tempo della nostra vita che va dai nove ai trentadue anni sarebbe un’unica età. E quell’età si chiamerebbe adolescenza. Ventitré anni di frenetico attivismo, neuroni che se la spassano, sinapsi sempre all’erta, materia cerebrale che cresce e si rigenera con spensierata felicità. Preceduta da nove anni di preparazione e seguita da niente. Quello che accade dopo i trentadue anni è, dal punto di vista cerebrale, niente. Un lungo e inutile tran tran, un trascinarsi senza picchi né cadute fino al decadimento finale.

Se quindi accettassimo di dare al cervello il nome Io, come immaginate voi riduzionisti, se decidessimo che sta lì il carattere, la nostra presenza, la coscienza, se facessimo coincidere l’essere con un solo organo, il cervello appunto, secondo l’università di Cambridge saremmo fuori gioco già a trentadue anni. E non solo: la bambina alle ele…

Ho una notizia per i riduzionisti in ascolto: l’università di Cambridge ha stabilito che se dovessimo dar retta soltanto al cervello, il tempo della nostra vita che va dai nove ai trentadue anni sarebbe un’unica età. E quell’età si chiamerebbe adolescenza. Ventitré anni di frenetico attivismo, neuroni che se la spassano, sinapsi sempre all’erta, materia cerebrale che cresce e si rigenera con spensierata felicità. Preceduta da nove anni di preparazione e seguita da niente. Quello che accade dopo i trentadue anni è, dal punto di vista cerebrale, niente. Un lungo e inutile tran tran, un trascinarsi senza picchi né cadute fino al decadimento finale.

Se quindi accettassimo di dare al cervello il nome Io, come immaginate voi riduzionisti, se decidessimo che sta lì il carattere, la nostra presenza, la coscienza, se facessimo coincidere l’essere con un solo organo, il cervello appunto, secondo l’università di Cambridge saremmo fuori gioco già a trentadue anni. E non solo: la bambina alle elementari, il ragazzino che fa l’amore per la prima volta, la madre che partorisce o la donna che guadagna il suo primo stipendio, paga il suo primo affitto, si commuove per la prima volta guardando il tramonto, avrebbero la stessa età. Sentirebbero nello stesso modo, sarebbero la stessa persona: un adolescente. Poniamo che sia vero, poniamo che trentadue sia il termine massimo per la produttività. Potrebbe anche non essere male. Svolte le nostre funzioni sociali prima, ci troveremmo a trentatré anni liberi come pensionati americani in una campo da golf, con giornate nelle quali l’unico compito sarebbe buttare palle in buca e mischiare cocktail Martini. Avremmo politici, medici, avvocati, ingegneri, idraulici tutti giovanissimi, capaci di svolgere il loro mestiere con energia e sensibilità. Un veloce avvicendamento che impedirebbe la disoccupazione e l’obsolescenza delle conoscenze, energia adolescenziale spesa nel mandare avanti le società.

Che non è tanto diverso da quello che gente come Elon Musk o Peter Thiel immagina che dovrebbe essere il nostro pianeta. Un luogo dove adolescenti di trent’anni, moralmente sfrenati, si prendono tutto quelle che c’è, facendosi beffa di tradizioni, adulti e qualsiasi cosa venga dal passato. Non deve essere un caso se proprio loro, nella variante eternalista, finanziano luoghi dove potranno depositare il cervello e ibernarlo in attesa di tempi migliori. Potrebbe anche non essere male, ma se davvero fossimo adolescenti fino a trentadue anni, quando diventeremmo adulti? In un tempo della vita in cui non serviamo più a niente? Se essere adulti, seppure coi neuroni un po’ appannati e le sinapsi meno reattive, non serve più a niente, quando l’intelligenza artificiale metterà sul mercato un’attività cerebrale molto migliore di quella di qualsiasi adolescente, immarcescibile, rigenerabile e smagliante, noi davvero non avremmo più alcuna ragione di esistere. Gli esseri umani diventerebbero inutili, a qualsiasi età. Forse, ma non diciamolo ai professori dell’università di Cambridge, la potenza cerebrale è solo una parte di quello che serve. Forse si smette di essere adolescenti a quindici anni e dopo si diventa adulti e dopo ancora anziani, perché l’età è semplicemente il modo in cui cambiamo rispetto a quello che ci accade.

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