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Tre amiche, gli ovuli congelati e il primo sito per il social freezing: “Vi spieghiamo come fare”

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MeggyCare è la piattaforma creata da tre trentenni di Padova: “Il problema vero è la scarsa conoscenza: sentirsi le uniche a dover prendere questa decisione, non avere informazioni chiare, non sapere da dove iniziare. È questo vuoto che cerchiamo di colmare”
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La scelta di diventare genitori passa da più esigenze: prima di tutto il desiderio, poi anche la stabilità economica - sempre più difficile da raggiungere - e, perché no, pure quella relazionale. Ma se le necessità sociali spingono a posticipare sempre di più, l’orologio biologico non aspetta. “Il social freezing offre più tempo per scegliere” dice Francesca Bosio, cofondatrice della piattaforma MeggyCare. Con Fanny Nardi e Lara Ranzato, trentenni e padovane, a partire dalla propria esperienza guida le donne nel tortuoso – e dispendioso – percorso di congelamento degli ovociti per preservare la fertilità.

Quante conoscono il social freezing?

“Pochissime, fino a un anno fa solo il 2% delle mie amiche avrebbe saputo dire cose fosse. Eppure siamo la prima generazi…

La scelta di diventare genitori passa da più esigenze: prima di tutto il desiderio, poi anche la stabilità economica - sempre più difficile da raggiungere - e, perché no, pure quella relazionale. Ma se le necessità sociali spingono a posticipare sempre di più, l’orologio biologico non aspetta. “Il social freezing offre più tempo per scegliere” dice Francesca Bosio, cofondatrice della piattaforma MeggyCare. Con Fanny Nardi e Lara Ranzato, trentenni e padovane, a partire dalla propria esperienza guida le donne nel tortuoso – e dispendioso – percorso di congelamento degli ovociti per preservare la fertilità.

Quante conoscono il social freezing?

“Pochissime, fino a un anno fa solo il 2% delle mie amiche avrebbe saputo dire cose fosse. Eppure siamo la prima generazione a vivere questo mismatch tra orologio biologico e sociale, le tempistiche non sono più quelle dei nostri genitori. Sempre più coppie si ritrovano a intraprendere percorsi di procreazione medicalmente assistita (Pma), ma nessuno da adolescenti ha spiegato loro che la fertilità non dura così a lungo”.

Lei quando ne ha sentito parlare?

“A 28 anni, dopo la fine di una relazione importante. Le mie amiche iniziavano a discutere di figli, io volevo almeno capire se avrei avuto problemi in futuro. Un ginecologo mi ha congedata con un “sei troppo giovane”, poi una specialista del settore mi ha aperto un mondo. Quest’anno mi sono sottoposta alla procedura”.

E perché ha aspettato altri due anni?

"Perché ero l’unica del mio gruppo a pensarci e non mi sembrava un’urgenza. Ho continuato a posticipare e a 30 anni ho scoperto che la mia riserva ovarica non è più ottimale. Tante altre ragazze scoprono troppo tardi una menopausa precoce o l’endometriosi. Non è una tragedia, ma serve informazione: bisogna muoversi per tempo”.

È sempre una questione di tempo?

“Di darsi tempo. Non c’entrano sempre le relazioni instabili: una ragazza del nostro team è fidanzata, andrà preso a convivere, ma ha deciso ugualmente di ricorrere al social freezing. Entra in gioco anche l’instabilità economica, o magari non ci si sente semplicemente pronte. A volte non si sa nemmeno con certezza se si vorrà essere madri, ma si sceglie di lasciare una porta aperta”.

E MeggyCare?

“Nasce per caso. Ho conosciuto Fanny e Lara a un evento di marketing, avevamo una storia personale simile e abbiamo deciso di lavorare insieme per non renderla un tabù. All’inizio era racchiuso tutto in una pagina Instagram, quest’estate abbiamo lanciato la startup”.

Come funziona?

“Facciamo divulgazione sui social, con contenuti verificati dai nostri ginecologi, ma anche incontri gratuiti dal vivo a Padova e Milano. Pure dentro le cliniche, in modo molto informale: si parla con i medici, si fanno domande, si può persino fare un esame del sangue che dà già un’indicazione sulla riserva ovarica”.

E se qualcuna volesse andare oltre?

“Offriamo call orientative. Non facciamo diagnosi, ma spieghiamo gli step, raccontiamo le nostre esperienze e aiutiamo ad avere una visione chiara del percorso. E poi lavoriamo con due cliniche, a Milano e Mestre. All’inizio ci sono molti esami, tanti specialisti, poi la stimolazione ovarica prima del prelievo degli ovociti. Accompagniamo le ragazze a ogni passo e digitalizziamo tutto: prenotazioni, calendario, appunti, orari dei farmaci. C’è anche una chat diretta con i medici. E poi per noi è fondamentale la trasparenza sui costi”.

Che non sono da poco.

“La procedura oscilla tra i 2500 e i 3500 euro, a cui si aggiungono esami, monitoraggi e farmaci. Noi non prendiamo percentuali da chi seguiamo: non vogliamo gravare su costi già escludenti”.

Una petizione del collettivo milanese “Stiamo fresche” chiede che siano in carino al Sistema sanitario nazionale: ha già raccolto 21mila firme.

“Sarebbe l’ideale. In Francia già lo fanno e la richiesta è stata talmente alta da intasare il sistema. Qui non accadrà dall’oggi al domani, ma si potrebbe almeno iniziare a coprire i farmaci per la stimolazione ovarica: nei percorsi di Pma vengono rimborsati, nel social freezing no, anche se qui parliamo di prevenzione”.

È l’ostacolo più grande?

“Il costo di certo non è indifferente, ma quando capisci come funziona il tuo corpo e che valore ha il tempo, la spesa pesa meno. Il problema vero è la scarsa conoscenza: sentirsi le uniche a dover prendere questa decisione, non avere informazioni chiare, non sapere da dove iniziare. È questo vuoto che cerchiamo di colmare”.

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