Lite sul consenso anti stupro. Salvini: si rischiano vendette. Il Pd: stereotipi maschilisti
di Gabriella CeramiRoma – Ora dice che non conosceva i contenuti della nuova legge. Matteo Salvini, nel pieno dello scontro tra maggioranza e opposizione, sceglie di parlare a La Zanzara su Radio24, ospite di Giuseppe Cruciani che, come raccontato da Repubblica, ha guidato la rivolta da destra contro il disegno di legge che modifica il delitto di violenza sessuale, introducendo la nozione di «consenso libero e attuale» in linea con la Convenzione di Istanbul. Quindi è da questi microfoni che il vicepremier leghista afferma deciso: «Io non ne sapevo niente. Sono stato fatto partecipe due giorni fa e siamo intervenuti».
In che modo? Bloccando il testo in commissione Giustizia del Senato, quando invece era in programma che venisse approvato il 25 n…
Roma – Ora dice che non conosceva i contenuti della nuova legge. Matteo Salvini, nel pieno dello scontro tra maggioranza e opposizione, sceglie di parlare a La Zanzara su Radio24, ospite di Giuseppe Cruciani che, come raccontato da Repubblica, ha guidato la rivolta da destra contro il disegno di legge che modifica il delitto di violenza sessuale, introducendo la nozione di «consenso libero e attuale» in linea con la Convenzione di Istanbul. Quindi è da questi microfoni che il vicepremier leghista afferma deciso: «Io non ne sapevo niente. Sono stato fatto partecipe due giorni fa e siamo intervenuti».
In che modo? Bloccando il testo in commissione Giustizia del Senato, quando invece era in programma che venisse approvato il 25 novembre, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Non sfugge, però, ai partiti di minoranza, che dietro il primo via libera dato all’unanimità dall’Aula della Camera c’erano state giornate di trattative, di accordi fino ad arrivare al sigillo posto dalla premier Giorgia Meloni e dalla segretaria del Pd Elly Schlein durante una telefonata. Tutto ciò con la partecipazione anche degli esponenti leghisti, che infatti hanno votato compattamente il testo.
Ed è per questo che il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, è convinto che ormai «la destra abbia affossato la legge sul consenso. Ne prendiamo atto con tristezza e rabbia. Osserviamo solo che da oggi la credibilità della presidente del Consiglio, visto il tradimento da parte della maggioranza dell’accordo fatto con la segretaria del Pd, viene meno».
Salvini, sempre intervenendo a La Zanzara, sostiene che sia «importante» scrivere bene «la legge perché non diventi un’arma di chi si vuole vendicare». E poi ancora: «Mi sembra evidente che il consenso attuale e libero sia una follia. Quante denunce di molestie in sede di separazione conflittuale finiscono archiviate ma intanto terrorizzano i bambini». Insomma, per il vicepremier, con questa legge «si complica la vita alle famiglie italiane, ai ragazzi». Il nodo della questione, per il leghista, riguarderebbe il fatto che, con la nuova legge, la persona che denuncia uno stupro non deve provare di non aver prestato il consenso, ma dovrà essere l’uomo a dimostrare che il consenso c’è stato.
Di certo il testo non vedrà la luce prima di febbraio 2026, come conferma Giulia Bongiorno, e comunque bisognerà capire cosa resterà delle norme approvate dalla Camera e se ci sarà un consenso bipartisan come una settimana fa. Al termine di un giornata tesissima la presidente della commissione Giustizia mette in chiaro: «Nessuno si deve permettere di dire che si vuole affossare una legge o che venga ritardata. Io non ho mai fatto una legge in un’ora». Eppure i colleghi della Camera hanno lavorato a lungo sul testo, basti pensare che la relatrice, insieme alla dem Michela Di Biase, era Carolina Varchi di FdI e che i leghisti hanno presentato diversi emendamenti approvati anche dall’opposizione.
Ma adesso quella norma, acclamata da tutti e che modifica l’articolo 609-bis del codice penale, è diventata «vaga». Concetto sposato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dalla titolare delle Pari opportunità Eugenia Roccella. Secondo il Guardasigilli, «quando si interviene su una legge penale anche una virgola può cambiare completamente il significato, quindi bisogna stare estremamente attenti. Però sul contenuto vi è una unità di consenso». La collega prova a chiarire quale sia il problema dalle parti della maggioranza: «Sulla legge sul consenso il rischio è il rovesciamento dell’onere della prova, questo è il dubbio». Ribatte il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, magistrato che da decenni è impegnato nel contrasto alla violenza di genere: «Non è assolutamente vero, il compito di dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso spetta al pm». La cofirmataria Di Biase affonda: «Da Salvini parole raccapriccianti e sessiste». Mentre Elisabetta Piccolotti di Avs insiste: «È in corso un regolamento di conti tra Salvini e Meloni sulla pelle delle vittime».