Quando la deputata Pd Laura Boldrini risponde al telefono, Matteo Salvini ha appena detto su Radio24 che «la legge Boldrini va cambiata». La diretta interessata, prima firmataria del disegno di legge votato alla Camera anche dai partiti di maggioranza, è allibita dallo stop di martedì sancito dalla commissione di palazzo Madama: «La Lega si è voluta prendere una rivincita nei confronti della premier sulla pelle delle donne».
Una mossa politica quindi per mettere in difficoltà Giorgia Meloni dopo il voto delle regionali?
«È molto grave da parte della presidente del Consiglio non aver tenuto fede a un accordo preso con la segretaria del Pd Elly Schlein. Ha tradito questo impegno, che era stato rispettato a Montecitorio, e poi è…
Quando la deputata Pd Laura Boldrini risponde al telefono, Matteo Salvini ha appena detto su Radio24 che «la legge Boldrini va cambiata». La diretta interessata, prima firmataria del disegno di legge votato alla Camera anche dai partiti di maggioranza, è allibita dallo stop di martedì sancito dalla commissione di palazzo Madama: «La Lega si è voluta prendere una rivincita nei confronti della premier sulla pelle delle donne».
Una mossa politica quindi per mettere in difficoltà Giorgia Meloni dopo il voto delle regionali?
«È molto grave da parte della presidente del Consiglio non aver tenuto fede a un accordo preso con la segretaria del Pd Elly Schlein. Ha tradito questo impegno, che era stato rispettato a Montecitorio, e poi è stato ribaltato in Senato a scapito delle donne. Un dietrofront vergognoso indotto dalla Lega che ha agito in modo spregiudicato».
La Lega ha chiesto un supplemento di riflessione perché la norma, secondo anche Giulia Bongiorno, non sarebbe stata scritta correttamente. Possibile?
«Io sono indignata che possano arrivare a dire questo. Non c’è alcuna inversione dell’onere della prova. Nessun magistrato, nessun giurista potrà mai dire questo. È una falsità. È il pubblico ministero che cerca la prova, poi la prova si forma nel contraddittorio tra le parti. Non è assolutamente vero che inserire nel reato di violenza sessuale il consenso libero e attuale costituisca un’inversione dell’onere della prova. E ciò perché la prova si forma nel dibattimento del processo, lì si stabilisce se il rapporto è avvenuto con o senza un libero consenso».
E il denunciato cosa farà?
«Non sarà la donna a dover dimostrare il dissenso, attraverso una reazione, urla e resistenza perché, come dicono centinaia di studi, la paura può immobilizzare, pietrificare la vittima. Tutti i giuristi ascoltati in audizione hanno detto che questa norma è necessaria, è di civiltà, è già recepita da 21 paesi europei. La maggioranza si permette di cercare queste scuse che non sussistono per coprire così problemi interni e un rifiuto culturale a tutelare le donne. Appellarsi alla tecnica giuridica, cosa che non hanno fatto i giuristi auditi, è pretestuoso e infondato».
Salvini ha detto che fino a martedì non sapeva nulla di questa legge che potrebbe provocare «vendette da parte delle donne». Lei però con i deputati leghisti ha lavorato, come se lo spiega?
«La Lega alla Camera ha fatto degli emendamenti, alcuni erano anche condivisibili. Questo dietrofront così netto è subentrato dopo, al Senato, all’indomani del voto delle regionali. Quello che è accaduto fa pensare a uno sgambetto interno. Lo hanno fatto per le loro tensioni interne, è un modo per mettere in difficoltà la premier e farle perdere la faccia».
Bongiorno ha detto che la legge sarà approvata a febbraio. Lei cosa si aspetta?
«A questo punto temo che avranno la meglio le resistenze a far progredire la nostra legislazione in materia di violenza sulle donne. Sappiamo bene che ancora persiste una certa mentalità che non condivide questo tipo di avanzamento. Su un tema così delicato si era trovata un’unità di intenti. Quando si tratta di combattere le violenze sulle donne le differenze politiche non dovrebbero contare più e invece c’è stato un voltafaccia».
Le sue colleghe della maggioranza che la settimana scorsa hanno votato il testo le hanno detto qualcosa?
«Credo che abbiano un grande imbarazzo. Con Carolina Varchi di Fratelli d’Italia abbiamo difeso la legge allo stesso modo».