“Mio figlio, a 13 anni, ha salvato un coetaneo conosciuto in chat che voleva uccidersi”
di Alessandra Ziniti“Quando in quella chat in cui si ritrovava da tempo con due o tre coetanei è arrivato l’audio in cui uno di loro, vittima di bullismo, annunciava che quello sarebbe stato il suo ultimo messaggio e che si sarebbe tolto la vita, mio figlio è andato in crisi. Dibattuto, impaurito, prima si è confidato a scuola con un’insegnante, poi con noi a casa. Non sapeva come si chiamava nè dove abitasse. Siamo andati subito alla polizia e per fortuna sono riusciti ad individuarlo in tempo. Abbiamo pianto di felicità”.
Antonino Garofalo è il papà di un ragazzino di 13 anni. Vivono a Jesi. Ed è lì, al commissariato della cittadina marchigiana che è arrivata la denuncia che ha salvato la vita di un altro tredicenne che, in un’altra regione, in Piemonte, s…
“Quando in quella chat in cui si ritrovava da tempo con due o tre coetanei è arrivato l’audio in cui uno di loro, vittima di bullismo, annunciava che quello sarebbe stato il suo ultimo messaggio e che si sarebbe tolto la vita, mio figlio è andato in crisi. Dibattuto, impaurito, prima si è confidato a scuola con un’insegnante, poi con noi a casa. Non sapeva come si chiamava nè dove abitasse. Siamo andati subito alla polizia e per fortuna sono riusciti ad individuarlo in tempo. Abbiamo pianto di felicità”.
Antonino Garofalo è il papà di un ragazzino di 13 anni. Vivono a Jesi. Ed è lì, al commissariato della cittadina marchigiana che è arrivata la denuncia che ha salvato la vita di un altro tredicenne che, in un’altra regione, in Piemonte, sopraffatto dalla solitudine e dalle angherie subìte dai compagni di scuola, dopo essersi confidato con “amici” sconosciuti frequentati in chat, aveva annunciato loro l’intenzione di togliersi la vita il giorno del suo compleanno. Diversamente da quanto successo lo scorso anno nel caso dello studente universitario di Perugia Andrea Prospero, questa volta la sensibilità e il coraggio di un adolescente hanno fatto partire l’intervento risolutivo della polizia postale.
Ci racconti. Come è nata questa vicenda?
"Mio figlio, da qualche tempo, frequenta questa chat su un social. Con altri tre o quattro coetanei, tutti sui 13-14 anni. Non si conoscono da prima, non sanno come si chiamano, nè dove abitano, si chiamano con i nickname che si sono scelti e coltivano questa sorta di amicizia virtuale.E’ su questa chat che uno di loro da qualche tempo raccontava di essere vittima di bullismo da parte di compagni di scuola, sfogava il suo malessere per la mancanza di dialogo in famiglia e perchè la preside e gli insegnanti non sarebbero mai intervenuti a sua difesa. Almeno così raccontava”.
E poi?
"Poi il ragazzino comincia a dire che voleva togliersi la vita. I ragazzi dicono di aver provato a dissuaderlo, inutilmente. Fino al giorno in cui questo ragazzo manda un audio di saluto, in cui diceva che era l’ultima volta che avrebbero sentito la sua voce perchè si sarebbe suicidato il giorno del suo compleanno. Ed esce dalla chat. E’ in quel momento che mio figlio entra nel panico. Per due giorni, siamo nel weekend, non dice nulla, vedevamo a casa che era strano e taciturno, ma non potevamo minimamente sospettare. E il lunedì ci hanno chiamato da scuola”.
Per dirvi cosa?
"Che nostro figlio era andato a confidarsi con un’insegnante, che a scuola aveva tenuto dei corsi contro il bullismo, raccontando del ragazzo conosciuto in chat. Sono andato subito a prenderlo a scuola, lui era in crisi. Oscillava tra la paura di quello che poteva succedere, il rimorso di aver tradito le confidenze dell’amico, il sollievo di aver chiesto aiuto agli adulti, alla scuola e alla famiglia. L’ho tranquillizzato, sono stato a lungo a parlare con mio figlio, gli ho spiegato che l’unica cosa giusta da fare era andare alla polizia. E così abbiamo fatto”.
E al commissariato cosa vi hanno detto?
"Mio figlio ha raccontato tutto, ma il problema più grosso era che lui non sapeva nè come si chiamava nè dove abitava questo ragazzino. Ha mostrato le chat, ha messo a disposizione i suoi dispositivi dando tutte le indicazioni utili. E poi la palla è passata alla polizia postale”.
Che è riuscita a rintracciare quel ragazzino in tempo.
"Lo abbiamo appreso dopo qualche giorno. Ogni mattina ci svegliavamo con la paura di leggere qualche notizia di un tredicenne che si era suicidato. Quando invece abbiamo saputo che lo avevano rintracciato, che avevano avvertito i genitori e che effettivamente la situazione era così come l’aveva raccontata mio figlio, ci siamo messi a piangere dall’emozione. E io e mia moglie abbiamo provato un grande orgoglio per nostro figlio”.
Davanti a tante storie drammatiche di indifferenza o peggio, per una volta un adolescente che chiede aiuto al mondo degli adulti.
"Nel suo piccolo, mio figlio ha fatto una cosa grande. E io spero che sia d’esempio a tanti altri ragazzi, che capiscano quanto è fondamentale avere fiducia negli adulti e nelle forze dell’ordine. Lui è stato bravo e coraggioso ad esporsi così, ma ringrazio anche la sua insegnante che ha trattato in classe a lungo il tema del bullismo. E noi in famiglia abbiamo fatto il resto, parlandone a lungo e spingendolo a fare l’ultimo passo”
Come si sente ora suo figlio?
"Sollevato e felice. Consapevole del valore della vita e di quanto vale il contributo che ha voluto dare per salvarne una”.